Kristen Stewart confessa: "Sono ancora ossessionata dallo spirito di Lady Diana"

Per Kristen Stewart, interpretare Diana in Spencer non è stato solo un lavoro, ma un'esperienza emotiva che ancora oggi riaffiora, soprattutto in certi luoghi e momenti.

Un ritratto di Kristen Stewart

A distanza di anni da Spencer, Kristen Stewart racconta come il ruolo della principessa Diana continui a influenzarla. Tra memoria emotiva, empatia e rapporto con la fama, l'attrice riflette su un personaggio che non ha mai davvero lasciato andare.

L'eredità emotiva di Diana

Interpretare una figura storica significa spesso portarsi dietro un peso che va oltre il set, ma nel caso di Kristen Stewart quel carico sembra aver messo radici profonde. In una recente intervista, l'attrice ha ammesso di sentirsi ancora "perseguitata" dalla presenza di Diana, spiegando che l'impatto emotivo di Spencer non si è mai del tutto dissolto. "Lo sono ancora", ha detto senza esitazioni, aggiungendo che città come Londra e Parigi evocano immediatamente il ricordo della principessa.

Spencer
Spencer: Kristen Stewart nel ruolo di Diana

Non si tratta di suggestione passeggera, ma di un legame costruito sulla percezione di una umanità quasi dolorosa. Stewart ha parlato dell'affetto travolgente che circondava Diana, un sentimento collettivo che ancora oggi riesce a smuoverla: "Tutto l'amore che è stato riversato su questa donna... potrei mettermi a piangere per lei in qualsiasi momento". Diana è morta nel 1997, a soli 36 anni, proprio a Parigi, e quel luogo, per Stewart, è diventato una sorta di detonatore emotivo.

Il punto centrale, però, non è solo la tragedia della figura pubblica, ma la fragilità privata. L'attrice ha sottolineato come la principessa fosse schiacciata da un'attenzione mediatica costante, una pressione che lei stessa conosce bene. Parlando dei paparazzi, Stewart ha usato parole durissime, descrivendo Diana come "spennata viva", e ha definito il suo lato ribelle "disperato", segnato da una vulnerabilità profonda. È proprio questa sovrapposizione di esperienze ad aver reso il personaggio così difficile da abbandonare una volta terminato il film.

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In questo senso, Spencer non è stato solo un biopic atipico, ma un'immersione emotiva totale. Non raccontava la principessa come icona, ma come essere umano in lotta con un sistema che la stava consumando dall'interno. Ed è forse per questo che Stewart parla di una "presenza" che ancora la accompagna: non un fantasma, ma una memoria emotiva che continua a bussare.

Dubbi, scelte e una carriera che guarda all'Europa

Curiosamente, Stewart non era convinta di essere la persona giusta per il ruolo. Anzi, inizialmente aveva espresso forti perplessità. Ha raccontato di aver detto al regista Pablo Larraín che fosse "pazzo" a volerla scegliere, sottolineando differenze evidenti come il colore degli occhi. Ma Larraín aveva una visione diversa: per lui non contava la somiglianza fisica, bensì la capacità di catturare lo spirito di Lady Diana, la sua interiorità. Una scommessa rischiosa, ma che si è rivelata decisiva.

Spencer Poster
La locandina di Spencer

Quella scelta ha infatti portato a uno dei momenti più significativi della carriera dell'attrice: la sua prima candidatura all'Oscar. Un riconoscimento che non ha solo validato la performance, ma ha anche segnato un punto di svolta nel modo in cui Stewart viene percepita, sempre più distante dall'etichetta di ex star adolescenziale e sempre più vicina a un cinema d'autore, intenso e personale.

Dopo Spencer, Stewart ha continuato a espandere i propri orizzonti creativi. Di recente ha debuttato alla regia con The Chronology of Water, segnando un ulteriore passo verso un controllo più diretto del proprio percorso artistico. Non a caso, ha dichiarato di voler "fare più film in Europa", una scelta che sembra coerente con il tipo di cinema che l'ha messa maggiormente alla prova negli ultimi anni.

In questo contesto, Diana appare come una figura di passaggio, ma anche come una bussola. Un ruolo che ha lasciato un segno non solo emotivo, ma anche professionale, orientando scelte future e sensibilità artistiche. Stewart non parla di trauma, ma di una presenza persistente, quasi una compagna silenziosa che riaffiora nei momenti inattesi.