La serie di A Knight of the Seven Kingdoms* riaccende una vecchia domanda del mondo di Il trono di spade**: perché si parla di Sette Regni se le regioni di Westeros sono nove? La risposta affonda nella storia, nella politica e nella tradizione, così come dichiarato nel corso della serie stessa.
I "Sette Regni": un nome antico che precede la conquista
Nel finale della prima stagione di A Knight of the Seven Kingdoms, un breve scambio tra Dunk ed Egg mette il dito nella piaga: i Regni non sono sette, bensì nove. Una rivelazione che spiazza una parte del pubblico, ma che apre una finestra preziosa sulla genealogia politica di Westeros.
Il termine "Sette Regni" nasce prima della Conquista di Aegon Targaryen, avvenuta circa due secoli prima degli eventi della serie. In quell'epoca, il continente era frammentato in numerosi domini indipendenti, il cui numero variava continuamente: conquiste, alleanze e annessioni ridisegnavano la mappa con una frequenza quasi ossessiva. Quando Aegon sbarcò a Westeros, però, esistevano sette grandi regni riconosciuti, ciascuno governato da un sovrano: il Nord degli Stark, la Valle degli Arryn, le Isole e Fiumi degli Hoare, l'Altopiano dei Gardener, la Roccia dei Lannister, le Terre della Tempesta dei Durrandon e Dorne dei Martell.
Aegon riuscì a piegare tutti, tranne Dorne, che rimase indipendente fino al 161 AC. Eppure, il titolo assunto dal nuovo re fu comunque quello di Lord dei Sette Regni. Non si trattò di un errore, ma di una scelta politica e simbolica: il numero sette aveva (e ha) un peso enorme nella cultura di Westeros, soprattutto per la Fede dei Sette, alla quale Aegon decise di legarsi. Inoltre, separando le Isole di Ferro e le Terre dei Fiumi in due domini distinti, il conteggio rimaneva "magicamente" coerente.
Il nome, insomma, funzionava. Ed è rimasto.
Nove regioni, una sola tradizione
Con il passare degli anni, la realtà territoriale di Westeros è cambiata, ma l'etichetta no. Alla struttura originale si sono aggiunti due elementi chiave: Dorne, infine integrata nel regno, e le Terre della Corona, nate attorno a Approdo del Re, la città fondata da Aegon nel punto esatto del suo sbarco. Il risultato? Nove regioni distinte, ciascuna affidata a una grande casata.
Durante gli eventi di A Knight of the Seven Kingdoms, la mappa politica è ormai stabile: Stark al Nord, Arryn nella Valle, Greyjoy sulle Isole di Ferro, Tully nei Fiumi, Tyrell nell'Altopiano, Baratheon nelle Terre della Tempesta, Lannister nell'Ovest, Targaryen sulle Terre della Corona e Martell a Dorne. Egg ha quindi perfettamente ragione dal punto di vista geografico.
La serie gioca brillantemente con questo paradosso, arrivando persino a mostrare un titolo scherzoso che ribattezza lo show A Knight of the Nine Kingdoms. Un guizzo ironico che difficilmente avrà seguito ufficiale, ma che centra il punto: i nomi, in Westeros, contano quanto le spade. Cambiarli significa riscrivere la Storia, e la Storia - soprattutto quella raccontata dal potere - non ama le revisioni.
Non sorprende, allora, che A Knight of the Seven Kingdoms scelga di soffermarsi su un dettaglio simile: è proprio in queste pieghe - tra nomi sbagliati ma tramandati, e numeri che non tornano - che Westeros continua a raccontare se stessa. E a rendersi, ancora una volta, incredibilmente credibile.