Il giocatore di hockey Jesse Kortuem, che aveva deciso di abbandonare lo sport perché aveva paura di non riuscire a poter conciliare la carriera da atleta professionista con il proprio orientamento sessuale, ha condiviso un post in cui ha fatto coming out.
Kortuem ha citato la serie televisiva canadese Heated Rivalry come fonte d'ispirazione per il suo coming out. Nonostante non abbia mai giocato in NHL, la massima serie dell'hockey su ghiaccio, Kortuem aveva militato in diverse altre leghe.
Il riferimento a Heated Rivalry
"So che molti uomini gay e ancora nel closet nel mondo dell'hockey sono stati profondamente colpiti dal successo di Heated Rivalry" ha dichiarato Kortuem in un'intervista riferendosi alla serie canadese Heated Rivalry "Non avrei mai pensato nella mia vita che qualcosa di così positivo e pieno d'amore potesse nascere da uno sport così maschile".
L'atleta ha proseguito: "Nelle ultime settimane ho faticato a trovare le parole per esprimere queste emozioni, temendo l'impatto sulle dinamiche di squadra. Oggi ho fatto il passo di raccontare finalmente il mio percorso nell'hockey e la mia storia. Sono immensamente grato per tutti i commenti positivi che ho ricevuto da ex compagni di squadra e compagni delle superiori".
Il comunicato pubblicato da Jesse Kortuem
Nel suo comunicato di coming out, Jesse Kontuem ha dichiarato: "Nell'hockey, non c'è niente di paragonabile al momento in cui si scende sul ghiaccio subito dopo che la Zamboni ha lasciato una superficie fresca e liscia. Per molti giocatori, il suono dei pattini che incidono il ghiaccio appena preparato è una parte normale del riscaldamento prima di una partita o di un allenamento. Per me, invece, quel suono rappresentava un luogo in cui sentivo di dovermi nascondere".
Kontuem spiega: "All'esterno ero ancora un giocatore di alto livello. Dentro, ero ancora quel ragazzo del Minnesota che si nascondeva. Come molti atleti nel closet, rivelare chi fossi davvero alla squadra avrebbe cambiato tutto in un istante: la loro opinione su di me, l'attenzione negativa sulla squadra per il 'giocatore gay'. Così non ho mai rischiato. Passavo ogni settimana in uno spogliatoio con ragazzi che rispettavo, eppure non mi sentivo abbastanza al sicuro da dire loro chi fossi davvero".