Gaten Matarazzo dopo Stranger Things: "Volevo liberarmi dal peso per questo ho scelto un film con fumatori"

Gaten Matarazzo racconta il suo primo progetto dopo Stranger Things, tra scelte libere e Pizza Movie, riflettendo anche sul destino di Undici, sui fan e sul bisogno di staccarsi dal passato senza rinnegarlo.

Una scena con Gaten Matarazzo

Chiudere un capitolo come Stranger Things non è mai solo una questione di carriera, ma di identità. E quando si prova a voltare pagina, la domanda non è cosa fare dopo, ma come farlo senza restare intrappolati nella propria ombra. Gaten Matarazzo ci ha provato con Pizza Movie.

Un nuovo inizio tra caos creativo e libertà: la scelta di Pizza Movie

Per Gaten Matarazzo, il post-Stranger Things non doveva essere una dichiarazione programmatica, ma un gesto istintivo. Nessuna strategia calcolata, nessun tentativo di "scelta perfetta": solo la ricerca di qualcosa che fosse, prima di tutto, divertente. È così che nasce l'incontro con Pizza Movie, una commedia surreale ambientata in un campus universitario, costruita come un viaggio allucinato tra cliché ribaltati e amicizie messe alla prova.

Gaten Matarazzo
Uno scatto di Gaten Matarazzo

L'attore racconta senza filtri il momento della decisione: "A volte c'è pressione nello scegliere il progetto perfetto dopo qualcosa di grande come Stranger Things. Ma volevo togliere quel rumore dalla testa". Una dichiarazione che suona quasi come una presa di distanza da un'industria che spesso trasforma ogni passo successivo in una prova di maturità.

Ciò che lo ha colpito del film è stata l'irriverenza: "Ricordo di essere ossessionato dall'audacia del progetto. Hanno preso i cliché delle commedie con gente che fuma marijuana e li hanno completamente ribaltati". Un approccio meta-narrativo che non cerca di imitare, ma di giocare con le aspettative, trasformandole in qualcosa di volutamente eccessivo, quasi caricaturale.

Interessante anche la scelta di ridimensionare l'elemento romantico, spesso centrale in questo tipo di storie. Matarazzo lo sottolinea con lucidità: "Il problema più grande di questi personaggi è quanto siano ossessionati dal sesso. Qui invece no, ed è stata una scelta migliore". Il risultato è un racconto più focalizzato sull'amicizia, fragile e imperfetta, ma autentica.

Gaten Matarazzo: "Una quarantenne mi ha detto che aveva una cotta per me da quando avevo 13 anni" Gaten Matarazzo: 'Una quarantenne mi ha detto che aveva una cotta per me da quando avevo 13 anni'

Non manca un'ombra del passato: alcuni riferimenti nascosti alla serie Netflix sono stati inseriti sul set, ma l'attore ha preferito contenerli: "Erano divertenti, ma forse un po' troppo evidenti". Un modo per riconoscere le proprie radici senza diventarne prigioniero.

Il rapporto con i fan tra teorie e realtà

Se il presente guarda avanti, il passato continua a bussare con insistenza. E nel caso di Stranger Things, la domanda più persistente riguarda il destino di Undici, interpretata da Millie Bobby Brown. Matarazzo affronta il tema con cautela, mantenendo quell'equilibrio tra partecipazione e distacco: "Penso che Dustin creda che sia morta. È pragmatico, guarda i fatti".

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Gaten Matarazzo, uno scatto

Ma subito dopo emerge un'altra verità, più emotiva: "Per il bene dell'amico, dirà sempre che crede sia viva". Una doppia prospettiva che riflette perfettamente la natura della serie: razionale e fantastica, concreta e sospesa. Sul piano personale, l'attore resta volutamente ambiguo: "Non lo so. Potrebbe essere morta, ma vedo anche un mondo in cui i fratelli Duffer cambiano tutto". Una risposta che non chiude, ma alimenta il mistero, lasciando spazio a possibili ritorni futuri.

Il rapporto con i fan aggiunge un ulteriore livello di complessità. Le teorie online, come quella del presunto episodio segreto, raccontano un pubblico sempre più coinvolto, a volte fino all'eccesso. Matarazzo ricorda un episodio emblematico: "Una ragazza aveva cancellato un appuntamento perché pensava uscisse un nuovo episodio. Le ho detto: richiamalo". Un aneddoto che fa sorridere, ma che evidenzia quanto profondamente queste storie si intreccino con la vita reale.

In questo equilibrio tra affetto e distanza, tra passato e nuove direzioni, si muove il percorso dell'attore. Non una fuga da ciò che è stato, ma una rinegoziazione continua del proprio spazio creativo. E forse è proprio in questa libertà imperfetta che si nasconde il vero passo avanti.