Gal Gadot difende il film realizzato con l’IA: "Ho paura dell'IA ma dobbiamo imparare a conviverci"

Gal Gadot ha difeso la scelta di recitare in Bitcoin, il nuovo film di Doug Liman che utilizza l'intelligenza artificiale per creare set e illuminazione, raccontando di aver trascorso mesi con i suoi avvocati per tutelare la propria performance.

Una scena con Gal Gadot

L'intelligenza artificiale sta entrando rapidamente anche nel cinema e Bitcoin, il nuovo film diretto da Doug Liman, rappresenta uno degli esperimenti più discussi in questo senso: la pellicola, con Gal Gadot, Casey Affleck, Pete Davidson e Isla Fisher, è stata realizzata utilizzando l'IA per intervenire soprattutto sulla scenografia e sull'illuminazione.

Gal Gadot e il rapporto sempre più complesso con l'intelligenza artificiale

Una scelta che ha inevitabilmente alimentato il dibattito sul futuro del lavoro nel cinema, ma che Gadot non considera un motivo sufficiente per rifiutare a priori questa tecnologia. L'attrice, ospite del podcast Happy Sad Confused, ha spiegato di avere invece scelto di affrontarla direttamente, cercando allo stesso tempo di stabilire confini molto precisi. "Ho paura dell'AI, ma dovrei avere paura, voltarmi dall'altra parte e ignorarla? No. Ho paura, ma ci sto giocando, la sto imparando e cerco di educarmi", ha raccontato.

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Gal Gadot in una scena

Per Gadot, infatti, il cambiamento è ormai inevitabile: "Il treno è partito. O lavorerai con essa o sarai completamente fuori dal gioco". La principale preoccupazione dell'attrice riguardava però un aspetto molto preciso: la sua performance. Gal Gadot ha spiegato che il contratto per Bitcoin+* è stato il più lungo della sua carriera proprio a causa delle numerose questioni legate all'utilizzo dell'intelligenza artificiale. "Sono stati sei mesi in cui i miei avvocati hanno esaminato ogni scenario a cui potessimo pensare per quanto riguarda la componente AI", ha spiegato.

L'obiettivo era assicurarsi che l'intelligenza artificiale non potesse intervenire sul lavoro degli attori. Una tutela che, secondo Gadot, è stata presa così seriamente da attirare anche l'attenzione della SAG-AFTRA: "La SAG ha chiamato i miei avvocati per chiedere indicazioni utili ad aggiornare il contratto e proteggere anche gli altri attori". Su questo punto l'attrice è categorica: "Per quanto riguarda le performance, è tutto merito mio".

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La particolarità di Bitcoin non riguarda soltanto il risultato finale, ma anche il modo in cui il film è stato realizzato. Liman ha fatto recitare il cast all'interno di uno spazio estremamente essenziale, quasi completamente privo di scenografia, affidando poi all'intelligenza artificiale la costruzione degli ambienti e parte dell'illuminazione.

"Dobbiamo imparare a conviverci"

Il produttore Ryan Kavanaugh ha sostenuto che questa metodologia avrebbe permesso alla produzione, dal budget dichiarato di 70 milioni di dollari, di risparmiare oltre 200 milioni di dollari. Per Gadot, però, l'esperienza sul set è stata sorprendentemente positiva. L'attrice l'ha addirittura paragonata al teatro, proprio perché gli interpreti potevano concentrarsi quasi esclusivamente sulla recitazione. "Sembrava una forma d'arte pura, quella di creare un film", ha raccontato.

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Gal Gadot sul set

L'assenza delle normali attese legate a luci e allestimenti ha inoltre modificato completamente i ritmi di lavoro: "Giravamo senza fermarci. Non dovevamo aspettare l'illuminazione. Potevamo continuare per dieci ore". Gadot ammette comunque di non sapere ancora quale sarà il risultato definitivo. L'attrice ha spiegato di non aver visto neppure un'inquadratura completa del film e di essere quindi curiosa di scoprire come il lavoro sul set si tradurrà sul grande schermo.

La sua posizione sull'AI, tuttavia, sembra già piuttosto chiara: non ignorare una tecnologia destinata a cambiare il settore, ma imparare a utilizzarla proteggendo ciò che non dovrebbe essere sostituito.

Nel caso di Bitcoin, per Gadot quel limite è la performance dell'attore. Il film diventa così anche un banco di prova per capire fino a che punto l'intelligenza artificiale possa entrare nella produzione cinematografica senza arrivare a sostituire la componente umana.

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