Il sogno di Guillermo del Toro si è avverato. Il regista messicano ha finalmente ultimato il Frankenstein, progetto della passione che coltiva fin da quando aveva sette anni, presentandolo in concorso alla Mostra del Cinema di Venezia. Una messa in scena sontuosa, che riduce al minimo l'uso della CGI per trascinare lo spettatore all'interno della dolorosa vicenda narrata nelle pagine dell'opera di Mary Shelly. A fornire a del Toro il budget necessario è stata Netflix, rappresentata dal CEO Ted Sarandos che, seduto in un angolo della sala conferenze in completo blu, ascolta con attenzione le parole dell'istrionico regista.
"Onestamente, questo per me più che un sogno è una vera e propria religione" esordisce Guillermo del Toro. "Sono cresciuto cattolico, ma non credevo al Messia fin quando non ho visto Boris Karloff sullo schermo. Ho atteso per anni di vedere il film realizzato. Volevo realizzare questa storia nelle giuste condizioni, sia creativamente, per raccontare la mia versione, sia economicamente. Ora soffro di depressione post-partum".

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A Venezia, Guillermo del Toro è accompagnato da buona parte del suo nutrito cast capitanato da un entusiasta Oscar Isaac che interpreta Victor Frankenstein. Con lui Jacob Elordi veste i panni della creatura, Mia Goth quelli dell'interesse sentimentale di Victor, mentre Christoph Waltz è il nobile che finanzia l'impresa impossibile: dar vita a una creatura morta.
"Le pagine di Mary Shelley parlando di molti temi, ma quello che sento più vicino a me è la relazione tra un padre e un figlio, perché è questo che sono Victor e la creatura" prosegue del Toro. "Quando sono diventato padre ho compreso ancora meglio questa relazione, il film era nella mia bucket list e grazie alla collaborazione con Netflix ho trovato i fondi necessari per creare un mondo intero".

Frankenstein approderà su Netflix il 7 novembre dopo una possibile uscita nelle sale che non è stata ancora stabilita. Il regista anticipa che sta contrattando con la compagnia i dettagli, ma mette le avanti di vista di possibili polemiche spiegando che, "quando cerchi fondi per fare un film, non ci sono cattive risorse, ma ci sono cattivi modi di usarle. Più esperienza hai più cerchi la bellezza. Per la creatura, per esempio, mi sono ispirato alle statue di alabastro. Victor è un artista molto più che uno scienziato e cerca un suo ideale di perfezione. Da piccolo mi sognavo il colore dei capelli della creatura, volevo che fosse evidente che è assemblato da pezzi umani diversi, ma senza per questo perdere una certa grazia nella sua estetica mostruosa".