Il ruolo che lo rese celebre avrebbe dovuto cambiargli la vita, e così fu: a quasi sessant'anni dall'uscita de Il laureato, Dustin Hoffman è tornato a raccontare la lavorazione del film che lo trasformò in una star. In un saggio pubblicato sul New Yorker, l'attore ha ripercorso un'esperienza che, nonostante l'enorme successo ottenuto dalla pellicola, conserva un ricordo tutt'altro che piacevole. "È stata un'esperienza terribile realizzare il film che mi ha cambiato la vita", scrive, descrivendo un periodo segnato dall'ansia, dalla sensazione di non meritare quel ruolo e dal rapporto complicato con il regista Mike Nichols.
Dustin Hoffman non si sentiva adatto a interpretare Benjamin Braddock
Dustin Hoffmann aveva appena ottenuto la parte di Benjamin Braddock, il giovane neolaureato al centro della commedia drammatica del 1967. Un'occasione straordinaria, almeno sulla carta. Dentro di sé, però, l'attore era convinto di essere la scelta sbagliata.
Quando il suo agente gli comunicò che Nichols era interessato a lui, Hoffman non era nemmeno intenzionato a presentarsi al provino. Aveva letto il romanzo di Charles Webb da cui il regista stava ricavando il film e non riusciva a immaginarsi nei panni del protagonista: Benjamin era un ragazzo privilegiato, brillante negli studi, campione di atletica e capitano della squadra di dibattito. Il classico giovane americano WASP, lontanissimo dall'immagine che Hoffman aveva di sé. "Perché avresti dovuto scegliere una persona dall'aspetto etnico come il mio per interpretare il WASP per eccellenza? Non aveva assolutamente senso", ricorda l'attore. Fu il suo agente a convincerlo a sostenere il provino. La parte arrivò, ma le insicurezze non scomparvero con la conferma del casting. Anzi, secondo Hoffman, le riprese finirono per amplificarle.
L'attore racconta di essersi sentito spesso sul punto di essere licenziato. Nichols, che durante le prove gli era sembrato una persona completamente diversa, sul set diventava frequentemente scontroso e imprevedibile. "Quando giravamo alcune delle sequenze più famose del film, ricordo che pensavo: non ho la minima idea di quello che sto facendo", scrive Hoffman.
Il regista, aggiunge, era irritabile con tutti, ma nei suoi confronti sembrava emergere qualcosa di più. L'attore parla di una sorta di sadismo che, a suo giudizio, Nichols riservava soprattutto a lui.
I 27 schiaffi di Katharine Ross e il timpano perforato
Tra gli episodi più duri ricordati da Hoffman c'è una scena che coinvolge Benjamin ed Elaine, il personaggio interpretato da Katharine Ross. Il giovane entra nella stanza della ragazza completamente fradicio di pioggia per confessarle di aver avuto una relazione con una donna più grande. Elaine capisce in pochi istanti che quella donna è sua madre, interpretata da Anne Bancroft.
Per girare il momento dello schiaffo, Nichols avrebbe chiesto a Ross di colpire Hoffman ripetutamente, arrivando a 27 ciak. L'attrice temeva di fargli male, ma lui la rassicurò, chiedendole soltanto di evitare l'orecchio. Non tutte le volte, però, il colpo andò a segno come previsto. "Alla fine della giornata ero stordito e Mike non ha nemmeno utilizzato lo schiaffo nel film", racconta Hoffman. Una sequenza ripetuta per decine di volte e poi scartata in fase di montaggio, che lasciò comunque conseguenze sull'attore.
Il giorno successivo, infatti, la lavorazione proseguì con una scena subacquea. Hoffman doveva restare immerso in piscina indossando una muta da sub e, dopo alcune riprese, quando riemerse per respirare, si accorse che dall'orecchio colava del sangue. Secondo il suo racconto, la combinazione tra i colpi ricevuti il giorno precedente e la pressione dell'acqua gli aveva provocato la perforazione di un timpano.
Uscito nelle sale il 22 dicembre 1967, Il laureato racconta la storia di Benjamin, un giovane appena uscito dal college che si ritrova coinvolto in una relazione con una donna più adulta, Mrs. Robinson, interpretata da Anne Bancroft, per poi innamorarsi di sua figlia Elaine.
Diretto da Mike Nichols, il film ottenne un enorme successo e diventò uno dei titoli simbolo del cinema americano degli anni Sessanta. Ricevette sette candidature agli Oscar e conquistò la statuetta per la miglior regia alla quarantesima edizione degli Academy Awards. Per Hoffman fu il ruolo della svolta, quello che lo impose all'attenzione del pubblico e dell'industria cinematografica.
Il ricordo di quella lavorazione, tuttavia, è molto distante dall'immagine di un set destinato a consegnare alla storia uno dei film più celebri della sua carriera. Dietro il successo di Benjamin Braddock, Dustin Hoffman racconta di aver vissuto un'esperienza dominata dalla paura di non essere abbastanza, mentre una scena mai arrivata sullo schermo gli lasciava una conseguenza fisica tutt'altro che trascurabile.