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Cannibal Holocaust: perché il film costò a Ruggero Deodato una condanna a quattro mesi di carcere

Tutti i retroscena sui problemi con la censura e con la legge Cannibal Holocaust, l'opera che ha regalato la fama globale a Ruggero Deodato, regista di culto scomparso ieri a 83 anni.

Cannibal Holocaust: perché il film costò a Ruggero Deodato una condanna a quattro mesi di carcere

Il mondo del cinema piange Ruggero Deodato, il maestro del cinema horror cannibale scomparso ieri all'età di 83 anni. Il suo più grande successo è stato Cannibal Holocaust, controversa pellicola celebre in tutto il mondo per l'alto tasso di violenza e gore che costrinse il regista lucano a una lunga lotta con la censura culminata con una condanna a quattro mesi di carcere, prima della fama globale.

Cannibal Holocaust: una scena del film
Cannibal Holocaust: una scena del film

Cannibal Holocaust, capitolo centrale della Trilogia dei cannibali di Ruggero Deodato, è un raccapricciante falso documentario che contiene uccisioni di animali e umani davvero realistiche e convincenti. Perfino troppo convincenti, visto che hanno fruttato al regista Ruggero Deodato, allo sceneggiatore Gianfranco Clerici, ai produttori e aal distributore una condanna a quattro mesi di reclusione, con la condizionale, per aver dato vita a un'opera "contraria al buon costume e alla morale".

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L'invenzione del found footage

Quando Cannibal Holocaust uscì nel 1980, l'horror found footage non era ancora noto. I film sui cannibali erano, però un sottogenere horror molto frequentato perché consentivano la presenza di un sacco di sangue e luoghi di ripresa economici in località tropicali.

Ruggero Deodato e il suo assiduo collaboratore, lo sceneggiatore Gianfranco Clerici, avevano già lavorato a un film sul cannibalismo, Ultimo mondo cannibale, nel 1977, ma sentivano l'esigenza di adottare un nuovo approccio per svecchiare il genere. si sono così inventati l'espediente del falso documentario trovato tempo dopo gli eventi rappresentati. Per il film sono stati ingaggiati attori sconosciuti, tra cui un giovanissimo Luca Barbareschi, insieme a molte comparse indigene provenienti dalle profondità dell'Amazzonia.

Luca Barbareschi in una scena di Cannibal Holocaust
Luca Barbareschi in una scena di Cannibal Holocaust

Deodato voleva anche testare una teoria secondo la quale mostrare la violenza reale o la morte unite alla violenza finta avrebbe reso la violenza finta più grottesca. Così hanno scelto di inserire scene di animali uccisi realmente sullo schermo. Un maiale, un ragno, una scimmia e una tartaruga vengono tutti uccisi in modo brutale, e il fatto che in seguito sono stati mangiati dagli indigeni assunti come comparse non è servito come attenuante.

Le scene di vera violenza contro gli animali sono affiancate alle finte scene di cannibali che uccidono e mangiano le loro vittime. In Cannibal Holocaust allo spettatore non viene risparmiato niente: stupri, squartamenti, decapitazioni, evirazioni e impalamenti. Tutto ripreso con realismo e accanimento sui dettagli arrivando a livelli di violenza grafica che hanno reso Ruggero Deodato un regista di culto e che gli hanno attirato addosso un'accusa di omicidio.

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Dalle trovate di marketing alla censura e al tribunale

Per rendere più realistico l'impatto di Cannibal Holocaust, Ruggero Deodato aveva imposto per contratto gli attori di non farsi vedere in giro per un anno dopo l'uscita dell'horror così da alimentare voci sulla loro reale scomparsa dopo averli visti trucidati sul grande schermo. Il film prende, infatti, le mosse dalla scomparsa di un gruppo di quattro giovani reporter nella foresta amazzonica, dove si erano addentrati per un documentario sugli ultimi cannibali. A recarsi in Brasile sulle loro tracce è il professor Monroe, interpretato da Robert Kerman, che entra in contatto con le tribù incontrate dalla troupe scomparsa senza lasciare traccia.

Cannibal Holocaust
Una scena di Cannibal Holocaust

Dapprima il film ottenne il visto dalla censura italiana il 6 febbraio 1980 e fu vietato ai minori di 18 anni (in modo che ne fosse vietata la trasmissione in televisione). I tagli furono complessivamente diciotto, equivalenti a 326,4 metri di pellicola.

Il 12 marzo 1980, a seguito della denuncia di un cittadino, Cannibal Holocaust fu sequestrato in tutta Italia e Deodato fu costretto a presentarsi in aula con gli attori, per dimostrare che fossero ancora vivi. Questo non bastò a evitargli una condanna a quattro mesi di carcere con la condizionale.

Cannibal Holocaust tornò nelle sale nel 1984 rivelandosi un flop in termini di incassi. il film fu bandito in 40 paesi, nel Regno Unito è stato vietato fino al 2001 eppure grazie al passaparola dei fan si è trasformato in un'opera di culto, citata e imitata da vari autori. Uno per tutti, Eli Roth col suo The Green Inferno. In Giappone, Cannibal Holocaust è ricordato come il maggior successo al botteghino di sempre dopo E.T. L'extraterrestre, e la sua fama prosegue ancora oggi.