Barry Keoghan a Cannes contro l'odio sui social: "Voglio che a parlare sia solo il mio lavoro"

L'attore irlandese non nasconde le cicatrici lasciate dall'odio social. Dopo le accuse sulla sua vita privata e gli attacchi al suo aspetto, Keoghan ha deciso di cambiare rotta: basta giustificazioni, conta solo la telecamera.

Un ritratto di Barry Keoghan

Se la sua carriera sembra una scalata inarrestabile - dai sobborghi di Dublino al set kolossal dei Beatles di Sam Mendes - il privato di Barry Keoghan è diventato un campo di battaglia. In un'industria che ti divora se non metti dei paletti, Keoghan ha deciso di chiudere il capitolo delle polemiche online.

Addio a Peaky Blinders e il ritorno alle origini

La nuova consapevolezza di Barry Keoghan passa anche per scelte professionali drastiche. Nonostante amasse il mondo di Peaky Blinders, Keoghan ha confermato che non tornerà per la serie sequel di Netflix (sostituito da Jamie Bell).

Barry Keoghan
Un ritratto di Barry Keoghan

Una scelta "specifica e cauta", dettata dalla voglia di esplorare progetti più personali. Tra questi c'è Lemonade, un indie irlandese girato tra un ciak e l'altro dei Beatles, che tocca corde scoperte: ambientato nel sistema di affido, rispecchia in modo quasi doloroso l'infanzia dell'attore, cresciuto tra diverse case famiglia prima di approdare dalla nonna.

Ma tra dichiarazioni sul suo lavoro e non, è emerso che per lui il peso degli abusi online non è stato leggero. L'attore ha confessato in una recente intervista a Variety come l'odio ricevuto, spesso focalizzato sul suo aspetto fisico o sulla sua vita familiare (comprese le accuse assurde di essere un "padre assente"), lo abbia spinto a chiudersi in se stesso.

Barry Keoghan ricorda sua madre che non c'è più: "Ora che ho un figlio, capisco cosa ha fatto per me" Barry Keoghan ricorda sua madre che non c'è più: 'Ora che ho un figlio, capisco cosa ha fatto per me'

"Mi faceva venire voglia di non andare in nessun posto, di non uscire di casa", ha ammesso. È un paradosso crudele per chi, come lui, ha lottato anni per essere "accettato" dal mondo del cinema. Ora però la strategia cambia. Niente più risposte ai troll o difesa della propria immagine sui tabloid: Keoghan vuole che sia la sua recitazione a parlare per lui, decidendo di godersi finalmente il momento con un sorriso, senza lasciarsi trascinare nel fango.

Il terzo capitolo a Cannes con "Butterfly Jam"

A Cannes quest'anno presenta Butterfly Jam, una storia di legami familiari difficili dove recita accanto a Riley Keough. È il primo progetto della sua casa di produzione, la Wolfcub, nome che omaggia le sue radici gaeliche. Per Keoghan, recitare non è mai stata una questione di fama o di "sballo" da telecamera, ma una ricerca di appartenenza.

The Killing of a Sacred Deer: Barry Keoghan in una scena
Una scena con Barry Keoghan

Se da ragazzino espulso da scuola il cinema sembrava un miraggio, oggi che è diventato un veterano di Cannes il vero obiettivo è un altro: guarire attraverso le storie che sceglie di raccontare, lasciandosi alle spalle il rumore tossico dei social per ritrovare quella pace che solo il set sembra garantirgli.

Il messaggio è chiaro: Barry Keoghan non vuole più essere munizione per i commenti altrui. Si mette la divisa da Ringo Starr, sorride ai fotografi di Cannes e lascia che sia il grande schermo a dire chi è veramente.