È stato uno dei momenti più intensi e sinceri dei David di Donatello 2026. A 83 anni, Aurora Quattrocchi ha conquistato per la prima volta il premio come Miglior Attrice Protagonista grazie alla sua interpretazione in Gioia mia, regalando al Teatro 5 di Cinecittà uno dei discorsi più applauditi della serata.
Visibilmente emozionata, l'attrice ha celebrato il cinema come luogo di "gioia, meraviglia e fantasia", trasformando il ringraziamento in una riflessione più ampia sul futuro della settima arte e sul ruolo sempre più fragile delle sale cinematografiche italiane.
Il primo David di Donatello per Aurora Quattrocchi a 83 anni
Per la veterana attrice si tratta del primo David di Donatello della carriera, arrivato dopo decenni di lavoro fra teatro, cinema e televisione. Un riconoscimento accolto con una lunga standing ovation dal pubblico presente a Cinecittà, simbolo di una carriera costruita lontano dai riflettori più rumorosi ma sempre apprezzata per intensità e rigore interpretativo.
Aurora Quattrocchi e un discorso "meravigliosissimo"
"Grazie dal profondissimo del cuorissimo a Piera (Detassis, ndr), alla meravigliosissima regista Margherita (Spampinato) che mi ha portato a questo trionfo meravigliosissimo! Grazie al bravissimo Marco Fiore, lui giovanissimo e io vecchissima, siamo meravigliosi tutti e due! Mario (Martone) mi ci avevi portato pure tu (il riferimento è alla prima candidatura della sua carriera, ottenuta per Nostalgia), ma questa volta ho vinto!".
Nel suo discorso, l'attrice ha voluto poi legare il titolo del film premiato, Gioia mia, a un messaggio di speranza per il cinema italiano: "Io mi auguro che il cinema possa avere sempre, sempre, sempre di più successo, meraviglia e fantasia e gioia... E gioia mia non deve finire mai". Parole semplici ma capaci di restituire il senso emotivo di una serata che, almeno in quel momento, ha ritrovato il calore delle grandi occasioni.
L'appello alle istituzioni: "Basta salette micragnose"
Il passaggio più forte del suo intervento è arrivato però quando ha affrontato il tema della crisi delle sale cinematografiche. Dal palco dei David, Quattrocchi ha lanciato un appello diretto alla riapertura dei grandi cinema italiani, criticando la progressiva diffusione di spazi sempre più piccoli e impersonali.
"Che riaprano le sale cinematografiche grandi come questa, non se ne può più di quelle salette micragnose dove il film non viene visto". Una frase che ha raccolto applausi immediati e che fotografa perfettamente il dibattito che attraversa oggi il settore audiovisivo italiano: da una parte il cambiamento delle abitudini del pubblico e la crescita dello streaming, dall'altra la necessità di preservare l'esperienza collettiva del grande schermo.
La vittoria di Aurora Quattrocchi, così come il suo discorso, è diventata così anche una dichiarazione d'amore al cinema vissuto in sala, quello capace ancora di trasformare una proiezione in un'esperienza condivisa.