Al Bano in crisi economica: "Resisto al massimo un anno"

La crisi economica ha colpito anche Al Bano: la cancellazione dei concerti e il turismo in ginocchio rischiano di far fallire le sue attività e azzerare il patrimonio entro un anno.

La crisi economica ha colpito anche Al Bano: i suoi introiti sono diminuiti durante questo periodo di emergenza, la crisi del mondo dello spettacolo ha colpito anche il cantante di Cellino San Marco che ha dichiarato che di questo passo entro un anno potrebbe finire tutti i suoi risparmi (la maggior parte degli italiani molto prima).

Cinema e teatri riapriranno a breve ma con notevoli restrizioni, tutti i concerti del 2020 sono stati spostati al 2021, il mondo dello spettacolo è uno dei settori più colpiti da questo periodo di estrema difficoltà. Il nostro Albano ha paura che questa crisi possa portarlo entro un anno alla bancarotta. "Ho solo uscite, nessuna entrata. Limando qua e là, con le giuste accortezze, vado avanti un anno", ha detto a Diva e Donna. Il cantante si è visti annullati i concerti, la sua maggiore fonte di guadagno: "Chi si fida a prendere un aereo, ad andare per il mondo con questo dannato virus in giro! Con costi poi che sono una sperequazione"

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Al Bano lamenta il trattamento da serie B riservato dalle istituzioni alla musica leggera: "non capisco perché la musica leggera sia sempre considerata la Cenerentola dello spettacolo. Trovano contributi per tutti, ma non per chi fa il nostro lavoro". Come da più parti sottolineato sono soprattutto le maestranze a pagare la crisi: "Venti fisse e un'altra ventina e più che ruotano. Alla fine sono 50 famiglie senza reddito", precisa il cantante.

Anche l'attività vinicola e turistica che Al Bano ha messo in piedi a Cellino potrebbe subire la recessione: "Poi ci sono le persone che di solito lavorano qui a Cellino. E vedremo quando a settembre dovremo fare la vendemmia o quando ci sarà la raccolta delle olive come faremo". Le norme imposte per la sicurezza non piacciono al cantante: "Chiuso l'albergo, chiuso il ristorante. La spesa non vale l'impresa e poi con le nuove norme finirebbe per assomigliare tutto a un ospedale. E un ristorante non può sembrare un ospedale".