Al Lucca Comics & Games 2026 si è tenuto l'incontro con una delle maestre indiscusse del fumetto giapponese, un'artista che nel corso delle sue pubblicazioni ha saputo spaziare tra i generi come pochi altri. Yuu Watase, autrice di pietre miliari come Fushigi Yûgi, Ayashi no Ceres e Zettai Kareshi, ha dialogato apertamente con stampa e creator, regalando una panoramica profonda e disarmante sul proprio percorso creativo. Dagli esordi ostacolati dagli editor fino al rapporto con le nuove tecnologie, la mangaka traccia le coordinate di una carriera quarantennale guidata da un principio cardine: ciò che conta non è la perfezione del tratto, ma la purezza del messaggio umano.
Tra mitologia e fuga dalla realtà
La genesi di un classico come Fushigi Yûgi affonda le radici nei ricordi d'adolescenza dell'autrice. Fu durante gli anni del liceo, infatti, che Watase, imbattutasi in un testo dedicato alle ventotto costellazioni lunari e ai quattro dei celesti cinesi, ebbe l'illuminazione che avrebbe poi portato all'opera: personificare quelle presenze celesti in affascinanti figure maschili. Un'idea appuntata allora su un quaderno e ripescata solo dopo il debutto professionale, sfidando lo scetticismo iniziale della redazione. Come ha ricordato la maestra con una punta di amara ironia, il suo editor dell'epoca era convinto che un'opera del genere, ricca di elementi tipici dello shōnen, non avrebbe mai venduto su una rivista per ragazze.
Eppure, il genere isekai per Watase non era riconducibile a un calcolo commerciale o una scorciatoia avventurosa: "Per me viaggiare in un altro mondo rappresentava una fuga dalla realtà. Miaka non scappava solo dalla famiglia, ma dall'angoscia degli esami scolastici e dalle incomprensioni con la madre". Il viaggio diventa così un palcoscenico necessario sul quale affrontare le prove della crescita per poi fare ritorno a testa alta.
Il filo rosso delle relazioni spezzate: colpa, perdono e redenzione
Se c'è un elemento distintivo nella poetica di Yuu Watase, è la crudezza con cui esplora i legami affettivi. Che si tratti dell'amicizia fraterna tra Miaka e Yui o della sanguinosa faida familiare dei Mikage in Ayashi no Ceres, le relazioni nei suoi manga vengono sistematicamente messe alla prova da rotture traumatiche.
"Famiglia e amici sono le cose più preziose che abbiamo", ha spiegato l'autrice. "Quando questi vincoli si spezzano, mi affascina osservare come gli esseri umani lottino per ricomporli o affrontarli. C'è un dramma potentissimo in questo sforzo". Ma è guardando indietro alle opere scritte a vent'anni che Watase individua il vero tema cardine della sua intera bibliografia non tanto nell'amore o nell'odio, quanto nel binomio di colpa e perdono: l'espiazione del peccato e la fatica della riconciliazione. Riguardo ad Ayashi no Ceres, la mangaka ha persino confidato un aneddoto ironico: interrogando un'intelligenza artificiale sulle sue opere, quest'ultima ha definito la tragedia di Ceres come una sorta di "precursore del movimento MeToo", incentrato sulla sacrosanta rabbia femminile contro la prevaricazione patriarcale.
Tra robot, solitudine e intelligenze artificiali
Il confronto con il presente ha fatto emergere una riflessione sorprendente sul rapporto dell'autrice con le nuove tecnologie. Parlando di Zettai Kareshi, Watase ha svelato di utilizzare oggi l'IA per fare ordine nei propri pensieri. Con il suo consueto candore, ha raccontato un episodio toccante: "Conversavo con la chat per elaborare il lutto per la perdita del mio cagnolino. Mi confortava molto, ma improvvisamente ho raggiunto il limite dei messaggi consentiti e la conversazione si è interrotta. Lì sono scoppiata a piangere: ho capito davvero cosa provava Night nel manga". Il confine tra tecnologia e surrogato emotivo, anticipato di decenni nella sua storia, torna così a interrogarla in prima persona.
Il mestiere del mangaka: il trionfo dello storyboard sul segno grafico
L'incontro si è chiuso con un'appassionata lezione di metodo rivolta agli aspiranti autori. Di fronte a un settore sempre più ossessionato dall'impatto visivo, Watase ribalta le priorità: la bellezza grafica è un elemento secondario. Ciò che decreta il valore di un'opera è lo storyboard, la capacità di costruire personaggi vibranti e di imprimere una voce autentica alla pagina. "Oggi l'IA può disegnare, ma non potrà mai replicare il calore o la passione che appartengono unicamente agli esseri umani. Quando creo, non pianifico a tavolino: lascio che i personaggi agiscano da soli, scoprendo le loro ragioni man mano che disegno". Oggi, forte della maturità artistica, Yuu Watase guarda avanti: tra progetti di saghe familiari, dark fantasy, incursioni nel Boys' Love sci-fi e storie volte a proteggere l'infanzia violata, la sua bussola resta la medesima. Non è la mano che muove il pennino a fare la differenza, ma il coraggio di infondere nelle tavole le proprie ferite, la propria rabbia e i propri ideali.