Vent'anni dopo la prima edizione, X Factor 2026 si prepara per dare la caccia a nuovi talenti. La ventesima stagione del programma riparte giovedì 10 settembre su Sky e NOW, con Giorgia alla conduzione (per il terzo anno consecutivo, e ogni volta più brava) e una giuria composta da Paola Iezzi, Jake La Furia, Francesco Gabbani e Irama, al suo debutto dietro il tavolo dei giudici.
Un anniversario importante, ma anche un'occasione per fare un bilancio e per capire che cosa significhi oggi trovare un artista capace di costruire un proprio percorso nel sempre più complicato mercato musicale.
Durante la presentazione alla stampa della nuova edizione, più che sulle formule del programma, il confronto si è infatti concentrato proprio su questo: la differenza tra voler fare musica e voler diventare famosi.
Jake La Furia: "Ci vuole la passione per la musica"
È uno dei tre giudici veterani, Jake La Furia, a mettere il tema sul tavolo nel modo più diretto. Cosa cerca lui tra tutti i concorrenti che ogni anno sono alla ricerca di un posto tra i 12 messi in palio per i Live? Soprattutto qualcosa che li faccia brillare e un atteggiamento "autentico" nei confronti della musica. Il problema, però, è che non sempre le due cose coincidono con l'ambizione di arrivare al successo.
"Quello che mi colpisce in generale - ha affermato - è il fatto che non c'è per forza un voler essere dei musicisti, ma il voler essere famosi e questa roba qua prima o poi ti porta a fare qualsiasi cosa". Il punto non è demonizzare la popolarità. Si può diventare famosi e, allo stesso tempo, aver costruito una propria identità musicale. Ma: "puoi essere famoso e fare una musica di me.da", ha aggiunto, spiegando perché alla base di un percorso artistico debba comunque esserci una passione reale.
È una distinzione particolarmente interessante a maggior ragione in un programma che, come sottolineato dallo stesso Jake La Furia, mette insieme musica e televisione. Una presa di coscienza che non è arrivata subito, nel corso del suo (per ora) triennale percorso su Sky, ma che ha poi cambiato completamente la prospettiva: "Noi cerchiamo di fare musica, certo, ma siamo qui per fare televisione".
Una responsabilità in più per i giudici, in un talent che offre a giovani artisti, spesso alla prima esperienza, una grande esposizione mediatica, pur con la consapevolezza che la visibilità non può sostituire il lavoro necessario per trasformare un talento in mestiere.
Paola Iezzi: "La preparazione è importante"
L'unica giudice donna al tavolo, Paola Iezzi, affronta la questione da un'altra prospettiva, spostando l'attenzione dall'ambizione alla consapevolezza di ciò che comporta scegliere la musica come professione. "La musica è un mestiere bellissimo, ma può anche diventare una gabbia terribile. La musica è una cosa e il mestiere della musica è un'altra cosa. E il mestiere della pop music è ancora un'altra cosa ancora. Per questo la preparazione è importante".
Sono parole che riportano il discorso sulla dimensione concreta della carriera. Avere una voce, una presenza scenica o una personalità riconoscibile è solo una parte del percorso: quando la musica diventa un lavoro entrano in gioco disciplina, preparazione e capacità di sostenere ciò che accade dopo il primo successo.
E proprio su questo sembra esserci una differenza rispetto al passato, senza dubbio maturata anche in anni ed edizioni di talent TV, da X Factor in primis.
Come racconta Giorgia, i concorrenti "arrivano per esibirsi e non per provarci. Sono determinati a farlo diventare un lavoro".
Una determinazione che può essere un punto di forza, ma che rende ancora più importante capire che cosa ci sia dietro il desiderio di emergere.
Irama entra nella giuria: "Ogni percorso secondo me è diverso"
Per Irama il debutto come giudice ha un significato particolare. Prima di sedersi al tavolo, infatti, l'altro talent più famoso d'Italia lo ha visto dall'altra parte della barricata, come concorrente. Forse anche per il proprio percorso, ammette di essere motivato da una sola idea, quella di accompagnare gli artisti senza cercare di trasformarli in qualcosa che non sono. "Ogni percorso secondo me è diverso, esistono tanti modi di fare musica", ha spiegato.
Il suo approccio parte quindi dall'ascolto e dalla possibilità di scoprire insieme ai concorrenti quale direzione possa essere più adatta a ciascuno. Non esiste una formula unica per arrivare al pubblico e nemmeno un modello di artista valido per tutti.
C'è però un punto che Irama non può eliminare dal suo discorso, e che nessun artista, oggi, per esperto o giovane che sia, può permettersi di ignorare: lo stato del mercato con il quale, anche chi oggi concorre a X Factor, dovrà misurarsi. Un mercato che lui considera sempre più veloce e saturo, nel quale agli artisti viene chiesto continuamente di produrre, esporsi e misurare i risultati.
"Siamo in un momento un po' saturo nella musica, ci chiedono un disco all'anno, è una follia. Si pretende l'over performance, la caccia al successo, guardiamo i numeri continuamente".
In questo scenario, drogato anche dall'AI, secondo Irama, potrebbe arrivare una reazione quasi naturale: tornare a cercare ciò che rende un artista riconoscibile al di là delle prestazioni e dei numeri. "Credo che alla fine si andrà a ritroso, si cercherà l'imperfezione, la sporcizia, la verità, l'umanità dell'artista".
X Factor 2026, dalle Auditions alla finale (che torna a Milano)
Il percorso della ventesima edizione porterà i concorrenti dalle prime selezioni fino ai 12 artisti che accederanno alla fase Live. Il programma partirà con tre puntate di Auditions, seguite da due Bootcamp, nei quali entra in gioco anche l'X Pass. L'ultima fase prima dei Live è la Last Call, con gli switch tra i concorrenti, fino alla definizione dei 12 finalisti.
I Live prenderanno il via il 22 ottobre. Durante questa fase gli artisti, come da tradizione, presenteranno anche i loro brani inediti, con Warner Music Italy come partner. La finale sarà invece il 3 dicembre e, dopo due anni a Napoli, si sposterà nel 2026 all'Unipol Forum di Assago.
Dopo vent'anni, X Factor continua dunque a fare quello che ha sempre fatto: mettere giovani artisti davanti a un pubblico e cercare qualcuno capace di lasciare il segno. Ma oggi, forse più che in passato, il vero banco di prova arriva dopo le luci della TV.
Perché il talento da solo non basta. La sfida, per chiunque arriverà fino in fondo, sarà trasformare quei pochi minuti sotto i riflettori in un percorso che possa continuare anche quando le telecamere di Sky si saranno spente. Almeno fino alla prossima edizione.