Whalefall - Nella balena: Brian Duffield racconta la sfida di girare un survival thriller dentro un capodoglio

Quattro chiacchiere con Brian Duffield, regista di Whalefall: Nella balena, il survival thriller ambientato in un luogo estremamente particolare: la pancia di una balena.

Una scena di Whalefall

Rendere convincente la fuga dalla pancia di una balena non è per nulla cosa facile: costruire un letale labirinto organico nel quale contare ogni respiro. Whalefall - Nella pancia della balena è infatti un tesissimo survival thriller che vede Austin Abrams nel ruolo di Jay, un ragazzo che torna nella piccola cittadina costiera di origine dopo la morte del padre, morto suicida in mare dopo una lunga malattia. Determinato a ritrovare i resti del genitore si immerge quindi in mare ma mentre cerca di superare le correnti succede l'impensabile: Jay viene accidentalmente inghiottito da un enorme capodoglio. Delle difficoltà pratiche nell'ambientare una storia così estrema su schermo e delle intenzioni per il futuro abbiamo parlato con il regista Brian Duffield, un nome decisamente promettente del panorama thriller/horror contemporaneo.

Adattare il romanzo

Come avevamo raccontato nella recensione del film, alla base della pellicola c'è l'omonimo romanzo di Daniel Kraus, che ha partecipato attivamente alla stesura della sceneggiatura cinematografica. Lavorare fianco a fianco con l'autore originale ha rappresentato quindi un punto di partenza fondamentale per preservare l'anima del racconto: "A livello narrativo, poter adattare il romanzo insieme al suo stesso autore è stato di enorme aiuto", ci ha confidato Duffield. "Credo che sotto molti punti di vista sia un adattamento estremamente fedele. Semplicemente, nel film c'è probabilmente meno materiale rispetto al libro, che gode del lusso di potersi estendere molto più a lungo di quanto possa fare un lungometraggio".

La vera complessità risiedeva nell'intrecciare il dramma intimo legato al lutto paterno con la paura della situazione contingente: "Sul piano visivo la vera sfida è stata far dialogare queste due anime della storia, cercando di fare in modo che lo spettatore tenesse sempre, per così dire, un piede nella vicenda della balena e uno in quella legata a Josh Brolin. È un film corale molto insolito: i protagonisti sono Josh, Austin e una balena, e a un certo punto queste componenti cominciano a fondersi e a compenetrarsi".

La gestione della tensione: un conto alla rovescia biologico Nel libro, ogni capitolo scandisce la discesa verso il buio attraverso l'indicazione precisa dell'aria residua nella bombola da sub. Sul grande schermo, questa pressione costante è stata tradotta ricorrendo a scelte visive mirate e soprattutto al lavoro sul corpo di Austin Abrams: "Nel romanzo i capitoli sono tutti molto brevi e iniziano quasi sempre indicando i PSI rimasti nella bombola, trasmettendo una sensazione continua di tempo che scorre. Abbiamo ripreso questa dinamica anche nel film, mostrandolo spesso mentre controlla il manometro per verificare quanta aria gli resta".

Whalefall Austin Abrams
Austin Abrams nei panni di Jay

L'urgenza narrativa si regge infatti sulla costante reattività del protagonista all'interno dell'ambiente ostile: "Sul fronte della recitazione, l'obiettivo con Austin è stato quello di tenerlo sempre attivo e in movimento, così che il pubblico non finisse per chiedersi: 'Ma perché non prova a uscire?'. Gli unici momenti in cui resta davvero immobile sono quando subisce ferite molto gravi. Più Austin è reattivo, più si percepisce chiaramente la sua consapevolezza di avere pochissimo tempo a disposizione".

Dare vita a un mostro organico

Rendere verosimile l'interno dell'apparato digerente del capodoglio senza scadere nel grottesco ha richiesto mesi di studio scientifico e la collaborazione con esperti del settore: "Daniel aveva già svolto un'enorme mole di ricerche personali per scrivere il libro, entrando in contatto con diversi esperti di cetacei che siamo poi riusciti a coinvolgere direttamente nella produzione del film. È stata una scorciatoia utilissima".

Whalefall
Una terrificante scena di Whalefall

Dopo lo studio, però, la creazione del set è stata una sfida artigianale e tecnologica condotta insieme al production designer Ramsey e al team degli effetti speciali di Wētā FX, ovvero la storica società fondata da Peter Jackson, Richard Taylor, e Jamie Selkirk: "La parte più spaventosa ma anche stimolante del lavoro è stata che non capita tutti i giorni a una troupe di dover costruire qualcosa che sia vivo. Abbiamo studiato autopsie, endoscopie e letto libri scientifici sulle balene. Partendo da quelle basi abbiamo definito l'impostazione visiva necessaria, lavorando a stretto contatto con il production designer Ramsey e con la squadra di Wētā per dare forma al tutto. C'è stato molto lavoro per tentativi ed errori, ma è stato divertente perché tutti erano motivati dall'idea di creare qualcosa di inedito".

Una regia al servizio della performance

Girare in uno spazio claustrofobico e dominato dall'oscurità ha imposto a Duffield di ripensare il concetto stesso di illuminazione cinematografica: "Più che a modelli esterni, la nostra impostazione è stata guidata dai limiti pratici di un'ambientazione così insolita e dalla scelta di ricorrere alla bioluminescenza come fonte di luce principale anziché all'illuminazione cinematografica tradizionale. Probabilmente all'inizio avevo delle idee preconcette su come girare, ma poi ci siamo dovuti adattare: lo spazio per posizionare la macchina da presa era ridotto e la luce cambiava in base ai movimenti di Austin, perché era lui stesso ad attivarla nell'ambiente circostante".

Whalefall Scena Austin Abrams
Un momento del film

L'obiettivo registico era farsi da parte per favorire la totale immedesimazione del pubblico: _"Il mio obiettivo visivo era far sentire il pubblico dentro lo stomaco insieme a lui, partecipe del suo stesso viaggio, cercando di non essere invasivo con la regia. Competere a livello visivo con la macchina da presa quando ci si trova all'interno di una forma di vita organica è difficile, perché la balena ha già di per sé una forte presenza visiva. Si trattava soprattutto di seguire Austin e valorizzare la sua straordinaria interpretazione".

Dagli abissi ai prossimi sogni: musical e dinosauri

Dopo aver affrontato un'invasione aliena in No One Will Save You e le profondità oceaniche in Whalefall, la curiosità su cosa riserverà il futuro a Brian Duffield è inevitabile. Interrogato sui generi che vorrebbe ancora esplorare, il regista non ha esitato a spiazzare: "Mi piacerebbe davvero dirigere un musical prima o poi, il che rappresenterebbe un cambio di genere totale...E poi mi piacerebbe fare un film sui dinosauri. Sono questi i due desideri principali nella mia lista in questo momento"

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