Vanessa Redgrave a Roma tra cinema e impegno: “Volevo essere come Monica Vitti”

La leggendaria attrice britannica è stata fra gli ospiti d'onore della dodicesima edizione del Festival di Roma, in un vivace incontro con il pubblico in cui la Redgrave ha presentato la sua prima opera da regista, il documentario Sea Sorrow, e ha ripercorso alcuni capitoli della sua straordinaria carriera.

Isadore: Vanessa Redgrave

Un volto iconico per tutti gli appassionati di cinema, illuminato da quegli occhi di un profondissimo azzurro, e una carriera ultracinquantennale che l'ha vista impegnata fra i generi più diversi, dal palcoscenico al grande schermo passando per la TV. Vanessa Redgrave, indimenticabile interprete di film come Blow-up di Michelangelo Antonioni, I diavoli di Ken Russell e Julia di Fred Zinnemann (che nel 1977 le ha fatto conquistare il premio Oscar come miglior attrice supporter), è stata una degli ospiti più illustri al centro degli incontri con il pubblico nell'ambito della Festa del Cinema di Roma 2017, dove ha presentato anche il suo esordio da regista, il documentario Sea Sorrow, già proiettato all'ultimo Festival di Cannes.

A ottant'anni, compiuti lo scorso gennaio, l'infaticabile Vanessa è sempre attivissima davanti alla macchina da presa: ha da poco finito di girare The Aspern Papers , insieme alla figlia Joely Richardson e a Jonathan Rhys Meyers, e Georgetown, l'esordio alla regia di Christoph Waltz, in cui dividerà lo schermo con lo stesso Waltz e Annette Bening. Fra pochi giorni, invece, sarà nelle sale britanniche con un piccolo ruolo nel dramma sentimentale Film Stars Don't Die in Liverpool, ancora accanto alla Bening (qui nella parte della diva Gloria Grahame).

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Vanessa Redgrave

Giovedì pomeriggio, all'Auditorium, la Redgrave ha incantato gli spettatori durante un'ora di conversazione a tutto campo, parlando in un italiano quasi impeccabile (e richiedendo all'occorrenza "l'aiuto del pubblico" per i termini più difficili) e spaziando dal cinema alla politica, con interruzioni e voli pindarici che hanno messo a dura prova i moderatori, ma che hanno suscitato grande partecipazione e divertimento. Ed è impossibile, del resto, non farsi contagiare dall'intensa passione che l'attrice infonde nei propri discorsi, e che divampa in particolare quando affronta tematiche sociali: quelle cause per le quali Vanessa la pasionaria si è battuta senza riserve fin dall'inizio della propria carriera.

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Vanessa, attrice e donna in prima linea

Political Animals: Vanessa Redgrave in una scena dell'episodio The Woman Problem

Come mai ha scelto di raccontare nel suo documentario il dramma dei migranti?

Voglio insistere su questa 'malattia' di dire "migranti": tutti, fra i media, ripetono questa parola. Ma chi muore nel mare per sfuggire alla guerra non è un migrante, e non vengono da noi per rubarci qualcosa. "Migranti" è una parola che proviene dalla destra, ma i diritti umani non sono né di destra né di sinistra.

Quando è nato il suo intenso impegno sociale?

The Butler - Un maggiordomo alla Casa Bianca: Vanessa Redgrave in una scena con Michael Rainey Jr.

È molto semplice: quando ero una bambina di quattro anni, recitando, e la 'commedia' era stata scritta da un mio amico di sei anni. Dovevo imparare a memoria venti parole: le avevo studiate con urgenza e passione, ma non perché volevo fare l'attrice... era per guadagnare più soldi possibile in tempo di guerra. Durante la mia recita però ho avuto un blocco totale e mi sono fermata. Dopo questo duro 'battesimo', mi sono dedicata per tutta la vita a chi ha sofferto per le guerre. Recentemente sono stata a Norimberga, dove sono stati giudicati i criminali nazisti: quel luogo oggi non è solo un museo ma funziona ancora come tribunale, e questo ci dà una profonda percezione dei crimini inconcepibili di quell'epoca. Purtroppo però lì in Germania esistono ancora movimenti estremisti, e mi fanno gelare il cuore. Il popolo, però, per fortuna non è così, ma è pronto ad accogliere i giovani profughi, mentre i governi ordinano perquisizioni per trovarli ed espellerli. È una situazione molto difficile, ma in tutto il mondo sopravvive uno spirito che si oppone a questa politica crudele.

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Gli anni Sessanta: dalla Swinging London all'Italia

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Negli anni Sessanta lei è stata uno dei volti-simbolo del Free Cinema britannico, specialmente grazie al film Morgan matto da legare: cosa ricorda di quel periodo?

Morgan matto da legare è un film di grande sensibilità e intelligenza. Karel Reisz, il regista, era un profugo cecoslovacco. In quel periodo sono stata molto fortunata a trovare dei bei lavori, ma negli anni Sessanta tutti erano coinvolti nella situazione sociale e politica. La legge inglese, per esempio, aveva impedito la pubblicazione del romanzo di D.H. Lawrence L'amante di Lady Chatterley, e ci fu una grande campagna contro la censura: volevamo mettere fine a questa legge orribile. Poi c'era anche il Vietnam, e io ho sostenuto i soldati americani che si sono rifiutati di obbedire a ordini illegali. Tutto questo era più importante del cinema. Io non sono un'eroina, faccio solo del mio meglio. In quegli anni gli studenti hanno provato a cambiare le cose, e ci sono riusciti abbastanza.

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In quel periodo ha recitato anche in Italia, per esempio in Un tranquillo posto di campagna di Elio Petri: cosa può dirci di questa sua esperienza?

Elio Petri era una persona speciale, è stato un dolore quando è morto. L'italiano l'ho studiato da bambina, insieme al francese, e questo mi è servito molto: sono potuta entrare nel mondo del cinema in Italia... c'era una volta il cinema, in Italia, e speriamo che resusciti! All'epoca non consideravamo gli italiani come stranieri, ho sempre pensato che "io sono gli altri": per me non esistono stranieri. Henrik Ibsen, nel dramma Gli spettri, osservava che si possono vedere le cose nascoste dietro le parole: penso spesso a Ibsen, e del resto noi donne a volte sentiamo cose che la maggior parte della gente non sente.

L'incontro con Antonioni, Blow-up e Julia

Com'è nata invece la collaborazione con Michelangelo Antonioni per Blow-up?

Blow Up, una scena del film

Prima ancora di lavorare con Michelangelo, lui per me era come un dio! Quando ho saputo che mi voleva per Blow-up, ho pensato: "Mio Dio, avrò un ruolo come Monica Vitti!". Lei è un'attrice 'eccellentissima': la adoravo, volevo essere come lei, e anche bionda come lei... ma non avevo nulla di Monica! Le mie speranze infatti erano futili, e Michelangelo disse che mi voleva con i capelli neri e delle strisce bianche. Avremo girato sette o otto diversi parrucchieri, ma in tutta Londra nessuno ha capito davvero cosa volesse Michelangelo, e alla fine ha dovuto rinunciare all'idea. Nel film Michelangelo è riuscito a dipingere un intero paese, ma non è riuscito a farmi fare i capelli neri!

Secondo lei cosa voleva esprimere Antonioni in Blow-up?

Non stava cercando di dire niente! Oso dire questo perché una volta, visitando una galleria d'arte, ho chiesto a una scenografa quale fosse il significato dell'arte astratta, e lei mi ha risposto: "Vanessa, vuol dire quello che vuoi che dica: quello che c'è dentro di te risponderà o no a quello che c'è nel quadro". Ero molto ignorante, non avrei mai pensato a una risposta del genere!

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Vanessa Redgrave

Invece quale valore ha per lei Julia, uno dei film più importanti della sua carriera?

La vera Julia, che ha combattuto contro i nazisti in Austria, si chiamava Mary, questo era il suo nome in codice. Il film racconta una storia completamente vera, e la protagonista ha salvato la vita di moltissime persone: lei era una di quelle persone che oggi qualsiasi governo imprigionerebbe. Persone come Julia hanno dato tutto quello che potevano per noi e per il nostro presente.

Oggi cosa le dà speranza per il futuro?

Chiunque aiuta una persona bisognosa, chiunque offre aiuto agli altri, fa rivivere il mondo.

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