Un tranquillo funerale di famiglia di Massimiliano Bruno è, ovviamente, annoverabile nella lista - troppo lunga - dei remake all'italiana. Il regista di certo non l'ha nascosto (e questo è un merito, altri autori nascondo "l'ispirazione" sul fondo dei titoli di coda), come non ha nascosto la voglia di fare e sfornare un film che "faccia ridere", tirando fuori dal baule una comicità, diremo, all'antica. Il film, infatti, è il rifacimento di Funeral Party di Frank Oz, datato pensate un po' 2007. Ce l'eravamo qusi dimenticato. Il mondo è cambiato, ed è cambiata la comicità (purtroppo o per fortuna, decidete voi).
Bruno lo sa, ma sembra non importargli granché, andando avanti sulla strada dell'umorismo costruito sul ritmo, sullo scorretto (ma oggi, alla fine, cosa vuol dire essere scorretti?) e sul cast. A proposito, bisogna dirlo e sottolinearlo, in Un tranquillo funerale di famiglia il cast è il valore aggiunto (nota di merito al casting di Valeria Miranda e Flavia Poerio), in quanto Max Bruno dimostra che una (buona) commedia può essere interpretata anche da attori non troppo inflazionati.
Un tranquillo funerale di famiglia, tra sketch ed equivoci
Bruno, in coppia con Edoardo Falcone, ricalca l'originale spostandosi dalla campagna inglese alla ciociaria. Va da sé che la cadenza di questa tipico e marcata zona linguistica dovrebbe teoricamente creare ilarità, mischiato poi a una trama che più o meno riprende l'originale, comunque adattata e per quanto possibile rivista.
Per dire, i fratelli originali diventano un fratello e una sorella, Daria e Riccardo, interpretati da Claudia Pandolfi e Pietro Sermonti. Due interpreti pazzeschi, che messi insieme alzano sensibilmente la qualità della scena. Insieme, si ritrovano per il funerale del patriarca Mancuso, ma la solenne funzione diventa il palco per una sequela di equivoci e situazioni grottesche.
Un ottimo cast
Schermaglie, battute e battutacce, sferzate e trip assurdi. Come dire, i panni sporchi si lavano durante il funerale. Bruno ci tiene a fare le cose fatte bene e, tra risate a senso alternato, e trovate slapstick da commedia d'altri tempi, il film prosegue spedito e gran velocità, sfruttando a dovere lo spazio di una sola (o quasi) location. Questo aiuta, e aiuta la satira messa in scena: distruggere i tanti vizi e le poche virtù del nucleo borghese; guarda caso e chissà se è una scelta voluta, quella borghesia fin troppo raccontata dal cinema italiano, di cui però Max Bruno, con intelligenza, si è sempre ben guardato. Ecco, forse Un tranquillo funerale di famiglia è la rivincita di un autore pop che non ci tiene a far passare per buoni personaggi miserabili.
Qui, come detto, entra in gioco il cast. Finalmente la dimostrazione che si può e si deve fare cinema anche con altri nomi. Un mix quasi generazionale, che mette in serie sensibilità e comicità profondamente diverse: Diego Abatantuono e Stefania Sandrelli, poi ci sono Stefano Fresi, Edoardo Ferrario e Alessandro Mauthe insieme a Giulia Vecchio, Dino Abbrescia e Carlo Buccirosso, ancora Carlo Amleto, Giovanni Iovino e, last but not least, Beatrice Arnera, sempre più brava e sempre più intelligente. Se poi non tutto gira per il verso giusto, e diverse risate sono fin troppo tirate o, per meglio dire, superate, si vede e si sente quanto il regista abbia tenuto e voluto davvero ai nomi scelti. E non è un dettaglio da poco.
Conclusioni
Massimiliano Bruno punta alla commedia che dovrebbe essere scorretta rivedendo un vecchio film inglese del 2007. Se l'umorismo è cambiato, alcune scelte sembrano funzionare procedendo spedite verso una commedia che punta - o meglio punterebbe - alla risata grossa. Nota di merito, il cast: Max Bruno dimostra che si può fare cinema mischiando diverse generazioni, andando oltre i soliti noti.
Perché ci piace
- Il cast funziona.
- Il ritmo giusto.
- A volte fa ridere...
Cosa non va
- ... a volte no.
- Chiaro, nulla di imprescindibile.