Tutti gli uomini di Victoria

2016, Commedia

Tutti gli uomini di Victoria: Nevrosi contemporanee

Dopo l'esordio nel 2013 con La battaglia di Solferino, la regista francese Justine Triet torna in sala e sceglie il registro più leggero della comicità sofisticata. Protagonista una brillante Virginie Efira.

Tutti gli uomini di Victoria: la regista Justine Triet sul set del suo ultimo film

Nel 2013 Justine Triet firmava il suo esordio alla regia con La battaglia di Solferino (passato al Torino Film Festival di qualche anno fa, ma mai arrivato nelle nostre sale), un'opera tesa, nervosa e imbevuta di realismo, tutta concentrata in un'unica frenetica giornata nella vita di due ex amanti, che si conclude con le elezioni di François Hollande. La protagonista femminile era una giornalista ai ferri corti con l'ex marito e alle prese con la gestione faticosa di una quotidianità di cui fanno parte anche le due sue bambine lasciate alle cure di un vicino di casa.

La Triet sembra essere rimasta affezionata a questo topos anche nella sua opera seconda, Tutti gli uomini di Victoria, dove ancora una volta il racconto si focalizza su una donna caotica, l'avvocato penalista Victoria Spick (Virginie Efira), madre separata di due bambine spesso affidate al baby sitter di turno, reduce da una vita sentimentale turbolenta, vittima di un calo del desiderio e alla mercé dell'ex marito che cercherà di sfruttare a proprio vantaggio alcuni aspetti della loro relazione passata.
Quando accetterà di difendere un amico accusato di aver prima molestato e poi provato a uccidere la propria compagna, la nostra eroina si ritroverà ad affrontare una rocambolesca crisi esistenziale.

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In Bed with Victoria: Virginie Efira in una scena del film

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In Bed with Victoria: Melvil Poupaud in una scena del film

Nonostante le premesse la regista francese abbandona i toni drammatici e concitati del suo debutto e sceglie il registro della commedia sofisticata e a tratti surreale pur concedendosi alcune incursioni nel quotidiano, come le inquadrature dall'alto sulle strade della città brulicanti di vita, che riecheggiano quelle della folla in movimento de La battaglia di Solferino.
Definita dalla stessa Triet una "commedia disperata" su una donna confusa e in balia delle proprie contraddizioni, Tutti gli uomini di Victoria può contare su una scrittura brillante e sulle interpretazioni di Virginie Efira (già apprezzata in Elle e 20 anni di meno) e dei suoi comprimari, una galleria di personaggi - compresi uno scimpanzè e un dalmata chiamati a fare da testimoni al processo- che contribuiscono a delineare il mondo della protagonista una sequenza dopo l'altra.

Tutti gli uomini di Victoria: una scena del film

Un microcosmo in cui Victoria ha ben piantato i suoi paletti: niente legami, solo incontri fugaci e occasionali con uomini rimorchiati su siti di incontri (caldocerebrale75, tanto per dirne uno) e l'assoluta astinenza dal sesso ("Ironia del destino: mi eleggono puttana dell'anno quando sono in piena astinenza", "Sesso, sesso, sesso... ho la nausea"), che anche quando c'è, è davvero poco appagante, nonostante il titolo (almeno nella versione italiana) faccia pensare il contrario. Victoria cade, sbaglia, si rialza e nella caotica, nevrotica girandola di inciampi della vita cercherà di aggrapparsi a qualsiasi cosa: una bizzarra cartomante, un chiropratico, l'analista, l'assistente personale Sam (Vincent Lacoste), un tuttofare ("spacciatore, pasticcere e avvocato") a cui affiderà la gestione delle due bambine oltre che di uno spazio domestico ormai allo sbando.

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La satira sociale

Tutti gli uomini di Victoria: la regista Justine Triet sul set del film

Il personaggio ricalca il cliché - diffuso in questo sottogenere - della donna forte, emancipata, concentrata sui suoi successi professionali, spesso incapace di occuparsi dei propri figli e che nell'immaginario più classico finisce per rivelare la sua fragilità emotiva consegnandosi al salvatore di turno (in questo caso Sam, il giovanissimo baby sitter che si accontenta di essere il suo "uomo nell'ombra" pur di starle accanto).
La Triet riesce però ad aggirare il pericolo dei luoghi comuni e della favola a lieto fine grazie all'ironia e alla sagacia con cui mette in scena situazioni e personaggi, prendendosi il gusto di fare della satira sulle relazioni umane, la vita di coppia e la sessualità. Aldilà della risata, c'è in Tutti gli uomini di Victoria una riflessione sulla femminilità più spregiudicata, folle, irragionevole, e nello stesso tempo più commovente, fragile e irrisolta. Tutto passa sui gesti, gli ammiccamenti e il volto della spumeggiante Efira.

Tutti gli uomini di Victoria: Nevrosi...
Elisabetta Bartucca
Redattore
3.0 3.0
Cinecittà World
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