TFF 2019: Un’edizione all’insegna dell’horror

Annunciato il programma del Festival di Torino che si terrà dal 22 al 30 novembre: spazio all'horror, a Frida Kahlo e a film come Cena con delitto e Jojo Rabbit.

INTERVISTA di 15/11/2019
Torino 2019 Barbara Steele
Torino 2019: Barbara Steele nel poster dedicato alla retrospettiva sull'horror

"Questo festival mi ha dato molto, ma credo di avere dato tanto anche io. È un lavoro che mi piace fare e credo di farlo abbastanza bene, mi pare che nonostante lo snellimento del budget di questi anni, il festival abbia tenuto botta e forse la stima è addirittura in crescita. Non andrò in pensione e mi piacerebbe continuare ad accompagnare questa crescita". Il mandato di Emanuela Martini come direttrice del Torino Film Festival 2019 scadrà il prossimo dicembre, anche se lei dal palco della conferenza stampa per la presentazione del programma del festival (dal 22 al 30 novembre) lascia le porte aperte. Insomma, la 37esima dovrebbe essere la sua ultima edizione, ma non è detto.

Con un milione e novecentomila euro a disposizione e un nuovo direttore del Museo del Cinema, Domenico De Gaetano, la kermesse si riconferma una delle più amate e originali per gli appassionati e non solo. Guarda al futuro, e non è un caso infatti se cominceranno da quest'anno gli eventi per la celebrazione dei venti anni del museo del cinema, a partire da una preapertura sotto il segno della musica: si chiama "Prendete posto. Inizia il film" il concerto che il 21 novembre dal Teatro Regio di Torino ripercorrerà le colonne sonore che hanno fatto la storia del cinema italiano.

Sotto il segno del brivido: Gran Premio a Barbara Steele

Jojo Rabbit: Roman Griffin Davis, Taika Waititi e Scarlett Johansson sul set
Jojo Rabbit: Roman Griffin Davis, Taika Waititi e Scarlett Johansson sul set

In cartellone 197 film, di cui 149 lungometraggi, 11 mediometraggi e 31 corti; 45 le anteprime mondiali e 28 quelle internazionali. Ad aprire il festival sarà Jojo Rabbit di Taika Waititi, una satira sferzante del nazismo e dei suoi miti; il regista è una vecchia conoscenza del TFF, che nel 2014 aveva assegnato il premio per la miglior sceneggiatura al suo What We Do in the Shadows. Il film di chiusura è invece Cena con delitto di Ryan Johnson, in sala dal 5 dicembre, con Daniel Craig nell'inedita veste di un detective che indaga sul suicidio di un ricco scrittore di gialli, "un film costruito come un racconto di Agatha Christie, a metà tra Assassinio sull'Orient Express e Dowtown Abbey".
Guest director Carlo Verdone, "un artista dall'infanzia cinefila - dice la Martini - Ve ne renderete conto guardando i cinque film del cuore scelti: Viale del tramonto, Ordet, Divorzio all'italiana, Oltre il giardino e Buon compleanno Mr. Grape".

Barbara Steele in una scena horror del film La maschera del demonio
Barbara Steele in una scena horror del film La maschera del demonio

Sarà un festival all'insegna dell'horror, come dimostrano la scelta di assegnare il Gran Premio Torino a un'icona del genere, Barbara Steele, e la decisione di dedicare la retrospettiva di quest'anno ai classici del genere dagli albori con Il gabinetto del dottor Caligari a Rosemary's baby. Tornano le tradizionali notti horror: insieme al cult Il mostro della laguna nera, verranno presentati Blood Quantum di Jeff Barnaby, una bizzarra rilettura dello zombie movie "su una riserva indiana che lotta contro gli zombie", The lodge di Severin Fiala "un film di atmosfere" e Beats di Brian Welsh, giovane regista inglese di straordinaria vitalità. Ancora brividi nella sezione After hours, che presenta una varietà di stili, generi e linguaggi: dalla satira folle sull'Europa sovranista di The Barefoot Emperor a Letto n.6, una storia di fantasmi diretta da una donna, Milena Cocozza, e prodotta dai Manetti Bros., fino al "distopico e orwelliano" The Antenna di Orcun Behram.

Dalla riscoperta del genere allo spazio del reale

Frida Kahlo
Un sensuale ritratto di Frida Kahlo

Il concorso di Torino 2019 presenta invece 15 lungometraggi tra opere prime, seconde e terze; tra questi un solo italiano, Il grande passo di Antonio Padovan, il regista di Finché c'è prosecco c'è speranza che "ha avuto un'idea che prima o poi qualcuno avrebbe dovuto tirare fuori: far fare a Battiston e Fresi il ruolo di due fratelli. - annuncia la Martini - È un film molto mazzacuratiano con atmosfere, un'ironia e una malinconia che vanno in quella linea".
La sezione competitiva volta a scoprire giovani talenti spazia dagli Stati Uniti all'America Latina, la Germania, il Canada, la Francia, l'Islanda e l'Oriente, ripercorrendo diversi generi dal coming of age al distopico e rivela una tendenza: "I registi giovani stanno tornando in direzione dei generi".
In Festa mobile, fuori concorso quindi, trovano spazio i già citati film di apertura e chiusura, e una variegata quantità di opere: dal docufilm su Frida Kahlo, Frida Viva la vida, con la voce narrante di Asia Argento, al thriller L'inganno perfetto con Helen Mirren e Ian McKellen, per la prima volta insieme sullo schermo, passando per Lontano lontano di Gianni Di Gregorio, "malinconico ultimo film di Ennio Fantastichini". Dentro anche un affresco storico sul franchismo, Mientras dure la guerra, che segna il ritorno alla regia di Alejandro Amenábar.

Il ladro di bambini: Enrico Lo Verso in una scena del film
Il ladro di bambini: Enrico Lo Verso in una scena del film

Merita una menzione speciale la personale dedicata alla regista macedone Teona Strugar Mitevska, che presenta al festival Dio esiste, il suo nome è Petrunia, un film che aveva già spiazzato la scorsa Berlinale: "L'idea di un omaggio con una personale completa su tutte le sue opere, mi è venuto in mente a febbraio proprio in occasione del festival di Berlino, dove avevo visto il film. È una delle autrici più interessanti del cinema europeo, i suoi film sono principalmente sulle donne. È un'artista da seguire e scoprire, con una varietà di stile impressionante", raccomanda Emanuela Martini.
Sempre in Festa mobile si colloca il "Soldati's day", una giornata dedicata a Mario Soldati; largo inoltre a tre classici restaurati: Il ladro di bambini di Gianni Amelio, La grande strada azzurra di Gillo Pontecorvo e Troppo tardi t'ho conosciuta di Emanuele Caracciolo.

Tornano poi le sperimentazioni di Onde e i documentari del TFFdoc, dove quest'anno è il paesaggio a fare da protagonista: "Sette degli otto film del concorso internazionale tradiscono l'urgenza di raccontare il rapporto dell'uomo con il paesaggio, sono film i cui registi cercano di ridare senso a un paesaggio che non ce l'ha più e si appropriano degli strumenti necessari per rileggere il momento apocalittico che stiamo vivendo", dice Davide Oberto responsabile della sezione. Un programma che come sempre trova la propria identità nella ricerca, in equilibrio tra genere, sperimentazione e autorialità.