Ti presento Sofia

2018, Commedia

Recensione Ti presento Sofia: anche i child-free amano

La recensione di Ti presento Sofia, che racconta la tenera e divertente avventura di un papà devoto che si innamora di una donna orgogliosamente senza figli.

A un anno dall'uscita di Classe Z, il torinese Guido Chiesa torna in sala con Ti presento Sofia, in cui dirige Fabio De Luigi e Micaela Ramazzotti in quella che è forse la commedia più riuscita del suo curriculum di regista. Scritto a sei mani in collaborazione con Nicoletta Micheli e Giovanni Bognetti sulla base di un film argentino del 2015, Sin hijos, Ti presento Sofia prende le mosse da uno spunto piuttosto attuale e intelligente: l'apertura al movimento child-free. Che non è un'organizzazione che incita all'odio e all'intolleranza verso gli esseri umani sotto il metro e cinquanta, ma una corrente di pensiero che difende il diritto a non fare figli, che dovrebbe essere sacrosanto quanto quello di farli.

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Lui, Gabriele, una figlia l'ha fatta e certamente non se ne pente, nonostante il divorzio dalla madre, che adesso aspetta un figlio da un altro, nonostante la casa e la vita invasa dai giochi e dalle esigenze della sua meravigliosa e dispotica Sofia e la rinuncia a una dimensione sentimentale per lei. Il problema sorge quando ritrova Mara, una splendida creatura con cui aveva già perso un'occasione preziosa anni prima, quando lui era ancora un giovane rocker e lei si lanciava nella sua brillante carriera di fotografa in giro per il mondo. Travolto dalla passione, inebetito dalle molte perfezioni della donna dei suoi sogni, di fronte all'ammissione di lei, che non vuole figli, non ama i bambini e preferisce non averne intorno al ristorante, fa la scelta più scervellata concepibile da mente umana: nega l'esistenza di Sofia.

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Aiuto, papà ha l'amica

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Per quanto nemmeno lui si faccia illusioni sull'opportunità di avviare una relazione con queste premesse, la figlia, con la bizzarra saggezza dei bambini, lo asseconda e accetta di passare per la "sorellina" in visita, dando inizio a una sorta di convivenza a tre destinata inevitabilmente a deflagrare. Nel frattempo, però, tutti e tre finiscono quasi loro malgrado col mettere in discussione le posizioni un po' rigide in cui hanno vissuto fino a quel momento: Sofia capisce che il padre ha bisogno di una donna al suo fianco, e che questa tipa tosta che detesta i bambini forse lo ama per davvero; Mara scopre che i bambini non sono necessariamente una rumorosa seccatura; e Gabriele affronta i suoi fantasmi, o meglio il fantasma di suo padre (che a dirla tutta è ancora vivo e vegeto e ha il bel faccione di Shel Shapiro) per avviarsi verso una nuova fase della sua vita in cui gli sia possibile conciliare la devozione per la figlia e l'amore per una donna. Ma quella donna sarà, nonostante tutto, Mara?

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La sceneggiatura di Ti presento Sofia, scritta da tre genitori che si sforzano di immedesimarsi in chi figli non ne vuole, ha l'intelligenza di fondo di non cercare facili soluzioni a questioni complesse. Sì, Mara parla del suo rapporto con le sorelle da bambine facendoci pensare che la sua storia familiare abbia avuto un peso nelle sue scelte, ma è evidente che il fatto di essere child-free deriva dalla sua indole più autentica, indipendente e avventurosa, interessata e catturata da tante cose ma non dalla possibilità della riproduzione; Gabriele è palesemente segnato dall'abbandono paterno, e dal fatto di aver dovuto crescere il fratello minore, ma ci sono tanti altri fattori che contribuiscono alla situazione in cui si va a cacciare. Anche Sofia, che è interpretata dall'accattivante e grintosa Caterina Sbaraglia, è un personaggio credibile: sveglia, matura per la sua età, occasionalmente perniciosa, e in fondo vulnerabile e bisognosa di protezione come è inevitabile che sia per i suoi dieci anni.

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Genitori o no

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Questa intelligenza nella caratterizzazione dei personaggi rappresenta il fondamento solido per la commedia di Guido Chiesa che non è particolarmente audace dal punto di vista dello sviluppo della trama ma fa un ottimo lavoro nel bilanciare con naturalezza il registro comico e quello sentimentale, regalando anche qualche momento di tenerezza e commozione - ma anche qualche parentesi di esaltazione musicale, soprattutto per i fan dei Blondie. Bravi come sempre Fabio De Luigi e Micaela Ramazzotti, anche se quella piccola peste di Caterina Sbaraglia e lo charme maturo di uno Shapiro molto in parte rubano la scena spesso e volentieri.

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Il coraggio nell'affrontare il tema di una preferenza "alternativa" (?) che spesso causa la gogna sociale in quanto rami secchi - egoisti - immaturi alle persone (le donne soprattutto, che ve lo diciamo a fare) che si riconoscono nella filosofia child-free resta per noi il pregio più evidente del film. Nessuna società è libera se non rispetta e protegge le scelte individuali e personali che non arrechino danni a chicchessia. I child-free non hanno bisogno di essere compresi, o che si investighino le loro ragioni, ma solo di essere rispettati, perché la loro scelta ha lo stesso valore di quella di chi decide di mettere un'altra vita nel mondo.

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Alessia Starace
Redattore
3.0 3.0
Cinecittà World
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