The Walking Dead

2010 - ....

The Walking Dead 8: Il padre tradito, la madre leader e il re decaduto

Dopo due episodi maggiormente concentrati su due personaggi, la serie AMC torna sul sentiero della coralità. Tra qualche caduta di stile e alcune sequenze molto significative, questa ottava stagione continua a vivere di alti e bassi.

The Walking Dead: Chandler Riggs in una scena dell'episodio The King, The Widow and Rick

Da "una serie sugli zombie" a "una serie zombie" il passo è breve. Breve e zoppicante. Che cosa sta succedendo a The Walking Dead? Si sta forse trasformando in una serie che si trascina come un vagante incapace di contagiare lo spettatore come una volta? Mentre gli ascolti calano e il pubblico si divide come sempre tra perplessi e strenui difensori dello show, noi siamo qui a porci queste domande da parecchio tempo, perché dopo una confortante sesta stagione, culminata con un atto di forza notevole (il clamoroso cliffhanger dettato dalla mazza di Negan), la settima stagione sembrava essersi seduta sugli allori, forse impigrita proprio dalla confortante presenza dell'iconico e carismatico personaggio di Jeffrey Dean Morgan. Le cose non sono migliorate con le prime, destabilizzanti tre puntate dell'ottava stagione, dove una regia rozza, azioni sconclusionate e sparatorie senza un briciolo di pathos ci avevano fatto preoccupare non poco. Perché, da questi parti, vogliamo bene a The Walking Dead, e per questo spesso ci siamo dimostrati delusi, ma non arresi, preoccupati, ma ancora appigliati a qualche flebile speranza di risalita. Qualcosa, per fortuna, è cambiato con la quarta e la quinta puntata, dove la parabola di Ezekiel e il faro puntato sulla coscienza sporca di Negan ci hanno ricordato come la serie ideata da Robert Kirkman abbia nelle crepe dell'umanità il suo innegabile punto di forza.

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The Walking Dead: Andrew Lincoln in una scena dell'episodio The King, The Widow and Rick

Con questo sesto episodio, intitolato Il Re, la vedova e Rick (ovvero i tre nomi sulla lista nera di Negan) è facile intuire che la serie torni sul sentiero della coralità. Tra qualche caduta di stile e alcune sequenze molto significative, questa ottava stagione continua a vivere di alti e bassi. Non sorridiamo ancora come Ezekiel, ma pensiamo che si possa ancora "vincere".

The Walking Dad

The Walking Dead: Andrew Lincoln nell'episodio The King, The Widow and Rick

Dopo un prologo epistolare, che riunisce con note evocative e frasi insistenti (forse anche troppo ricorrenti) il gruppo dei nostri compagni d'avventura, ritroviamo Rick, da solo, insanguinato, stanco ma mai domo, diretto testardamente verso questo piano tanto decantato. La sua prossima tappa è la discarica dei subdoli Scavengers; il suo obiettivo è chiaro: dimostrare loro di aver messo Negan alle strette mostrando con fierezza tutte quelle foto scattate nel corso delle puntate precedenti. Rick ritorna sul luogo dove fu gravemente ferito per proporre uno dei suoi soliti accordi: unirsi contro un nemico comune. Se tra questi cumuli di macerie e di detriti avviene qualcosa di prevedibile (o di premeditato da parte dello stesso Rick), una delle sequenze più significative della puntata avviene lontano dal signor Grimes, in un passaggio focale che lo riguarda molto da vicino.

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The Walking Dead: una scena con Chanderl Riggs nell'episodio The King, The Widow and Rick

Ci riferiamo all'incontro tra Carl e Siddiq (lo stesso vagabondo scacciato da Rick ad inizio stagione), durante il quale, nonostante uno scontro con gli erranti molto forzato, il figlio di Rick prende definitivamente le distanze dal modello paterno. Laddove Rick semina dubbi, intransigenza e diffidenza nei confronti del prossimo, Carl rifiuta l'ottuso esempio del padre, riscopre il piacere della fiducia negli altri, e forse cresce definitivamente. Nonostante quel cappello da sceriffo perennemente sulla sua testa e lo stesso sguardo paterno, Carl diventa uomo proprio riconoscendosi diverso da Rick.

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Leoni per agnelli

The Walking Dead: Lauren Cohan in una scena dell'episodio The King, The Widow and Rick

Genitori e figli, esempi e retaggi educativi. Temi che sembrano ritornare anche dalle parti di Hilltop, dove c'è un gruppo di Salvatori presi in ostaggio, ancora in attesa di conoscere il loro destino. Se Jesus consiglia altruismo e misericordia nei confronti degli adepti di Negan, l'insopportabile Gregory consiglia la costruzione di patiboli per farla finita e non sprecare preziose risorse. Ora, però, quel villaggio ha un nuovo leader e l'ago della bilancia risponde al nome di Maggie. Costretta a prendere posizione tra le due parti, chiamata a scegliere tra la ferocia e la grazia, Maggie sembra quasi agire in maniera opposta a Carl: guidata dall'esempio paterno, la futura mamma non dimentica le proprie radici e rievoca le scelte di Hershel accogliendo i Salvatori in un recinto e dando loro fiducia, proprio come suo padre aveva fatto nella fattoria nel corso della seconda stagione. Solo dopo scopriremo che anche Maggie ha imparato in fretta l'arte del compromesso, e che nessuna sua scelta viene fatta senza aver prima calcolato ogni mossa, anche a costo di provocare ancora morte e di veder scorrere ancora sangue. Gli zombie, dopotutto, sono ormai diventati una minaccia minore, un lamentoso sottofondo di una serie abitata da ben altre mostruosità.

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La tigre ferita

The Walking Dead: Khary Payton in una scena dell'episodio The King, The Widow and Rick

La parte più debole dell'episodio è senza dubbio la "gita fuori porta" di Michonne (che ci mancava, lo ammettiamo) e Rosita. La coppia va alla ricerca di Daryl e Rick, di cui non si hanno notizie da giorni, per poi essere attratta da un suono straniante proveniente da un edificio. Qui scopriamo che i Salvatori avevano in mente uno stratagemma per contrastare i piani di Rick e compagni, ma il tempo per rifletterci su viene interrotto da una sequenza poco memorabile, dove proiettili, esplosioni e entrate in scena altisonanti (ci riferiamo a Daryl) rendono il tutto molto rozzo e privo della giusta tensione. Per fortuna, però, Il Re, la vedova e Rick ha ancora qualcosa da dire, e lo fa attraverso Carol ed Ezekiel. Se la prima ritrova una rara e inaspettata spinta materna nei confronti di un ragazzino (dopo i rapporti tremendi instaurati con Lizzie e i bambini di Alexandria), il secondo sta ormai raschiando il fondo delle sue stesse menzogne, disperso nella sua valle di lacrime e di bugie. Vincente la scelta di ambientare il faccia a faccia tra i due (non privo di una certa dose di romanticismo) all'interno di un teatro spoglio e vuoto, come a simboleggiare la fine di ogni farsa per questo regnante ormai svuotato. Qui Carol tende la mano verso Ezekiel e lo invita a rimettersi una maschera forse necessaria, a tornare sul palcoscenico per inscenare uno spettacolo pieno di una speranza vitale per quel mondo balordo. La stessa speranza che nutriamo noi nei confronti di questa serie zoppicante, che vorremo mordesse ancora.

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Giuseppe Grossi
Redattore
3.0 3.0
Cinecittà World
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