The Perfection, la recensione: su Netflix un horror da vedere a digiuno

La nostra recensione di The Perfection, horror targato Netflix che ha sconvolto il pubblico e che non tutti riusciranno a digerire.

RECENSIONE di 30/05/2019
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The Perfection: Allison Williams durante un momento del film

Con la recensione di The Perfection, horror americano arrivato su Netflix il 24 maggio dopo aver debuttato al Fantastic Fest lo scorso autunno, ci avviciniamo a un oggetto che, nei giorni successivi alla messa a disposizione sulla piattaforma di streaming, ha fatto parlare di sé principalmente in quanto ennesimo prodotto capace di generare nello spettatore reazioni forti a livello puramente fisiologico, nella fattispecie nausea e talvolta vomito. A visione effettuata, tale responso è comprensibile, soprattutto nelle sequenze dove, senza svelare troppo, sono alcuni dei personaggi a dare di stomaco. Non siamo nei territori estremi di certe produzioni francesi o orientali (basti pensare a quando Takashi Miike firmò un episodio di Masters of Horror talmente forte da non essere mai andato in onda sul canale televisivo che lo commissionò), ma una certa tolleranza è senz'altro auspicabile per godere appieno dell'esperienza visiva e intellettuale del film di Richard Shepard.

La trama di The Perfection: un incontro 'malato'

Al centro della trama di The Perfection è Charlotte (Allison Williams), violoncellista di successo che anni addietro dovette lasciare la prestigiosa accademia dove studiava per prendersi cura della madre morente. Dopo la scomparsa della genitrice, Charlotte entra nuovamente in contatto con Anton (Steven Weber), direttore dell'istituto, il quale si prepara ad accogliere nuove giovani allieve. Tramite lui Charlotte entra in contatto con Lizzie (Logan Browning), altra brillante violoncellista scoperta da Anton, e tra le due donne nasce un'intesa molto forte. Il loro rapporto sarà però messo a dura prova quando Lizzie, la mattina dopo, comincia a sentirsi male, e sorge il sospetto che non tutto sia esattamente come sembra. Difficile andare oltre queste poche righe sulla trama, poiché The Perfection si diverte a giocare coi generi, mescolando tipi diversi di brividi nel corso della sua ora e mezza di durata, una struttura letteralmente tripartita che dà il via a un percorso che si fa sempre più malsano e al contempo affascinante.

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The Perfection: una scena del film

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The Perfection: Logan Browning insieme a Allison Williams durante una scena

Questo tipo di struttura, che opta per un approccio più graduale, lasciando che l'horror si insinui progressivamente (e più esplicitamente solo dopo la prima mezz'ora), spiega in parte perché il film sia finito su Netflix invece di avventurarsi lungo un sentiero più tradizionale dove poteva contare, in sede di marketing, su motivi di interesse sia per gli appassionati del genere (Steven Weber è un volto noto di vari adattamenti di Stephen King) che per i conoscitori di horror più apertamente mainstream (Allison Williams è, ovviamente, la memorabile Rose Armitage di Scappa - Get Out). Nel panorama attuale, dove i lungometraggi che dominano i cinema sono quelli che promettono abbondanti dosi di spettacolo e divertimento, anche le storie da brivido sono soggette a tale logica, garantendo un numero di momenti spaventosi e/o truculenti a intervalli regolari (e il più delle volte hanno l'appoggio pubblicitario di giganti di Hollywood come la Warner Bros. o la Universal). In tale ottica il film di Shepard, che punta sul depistaggio e cambia registro dopo una parte iniziale più attenta alla costruzione psicologica dei personaggi, è abbastanza "fuori luogo", e solo nel circuito festivaliero sarebbe in grado di soddisfare pienamente un pubblico che, a differenza degli avventori occasionali da multiplex, è meno impaziente e più consapevole delle diverse sfumature dell'horror.

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The Perfection: un primo piano di Logan Browning

Una storia con le note giuste

Fatte queste considerazioni, il film funziona proprio grazie a quella struttura anomala, a quel crescendo in tre atti che può generare reazioni forti non tanto perché le scene in sé sono particolarmente estreme (in termini di momenti sanguinosi o disgustosi specifici, è decisamente meno facile la visione di sequenze quasi analoghe in un qualsiasi film di Eli Roth), ma perché la dinamica tra le due protagoniste è creata con una cura tale da rendere quasi insostenibile anche la tensione ridotta al minimo indispensabile (difatti l'inquadratura di commiato, di una bellezza straziante, colpisce proprio per la sua elegante semplicità). Tale cura si estende anche alla colonna sonora, ingrediente imprescindibile per ovvie questioni narrative, e anch'esso parte di un crescendo sempre più vertiginoso, alla ricerca di quella perfezione a cui fa allusione il titolo e che nel contesto del racconto stesso è forse l'elemento più inquietante di tutti. Non tutte le note sono perfette (alcuni momenti avrebbero potuto respirare di più), ma il brano complessivo è gradevolmente orecchiabile, a patto che lo si ascolti a digiuno.

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The Perfection: una scena del film con Allison Williams

Conclusioni

Giunti in fondo alla nostra recensione di The Perfection, constatiamo che l'horror continua a godere di buona salute su Netflix, dove è possibile scovare prodotti più atipici, più ambiziosi, che non inseguono a tutti i costi la logica commerciale degli spaventi cronometrati. L'impatto visivo e tematico non è indifferente, grazie a un ottimo duo centrale e un notevole uso diegetico della musica.

Movieplayer.it

3.5/5

Voto medio

3.0/5

Perché ci piace

  • Allison Williams e Logan Browning sono un duo formidabile.
  • L'apparato sonoro, molto importante, è curato nei minimi dettagli.
  • I momenti forti, per quanto irregolari, non mancano.

Cosa non va

  • Chi preferisce l'horror più "tradizionale" potrebbe non apprezzare la struttura del film.