The Crowded Room, la recensione: io, tu e le memorie dilanianti

La recensione di The Crowded Room, serie firmata Apple TV+ e interpretata da un Tom Holland mai come in questo caso struggente, camaleontico, fragile e ammaliante.

The Crowded Room, la recensione: io, tu e le memorie dilanianti

Il mondo che ci circonda è un film che realizziamo all'interno della nostra mente. Selezioniamo le immagini migliori e le montiamo in una sala privata, fatta di ricordi e pensieri a volte anche falsati, perché dettati dal filtro di un'emozione potente, di un incontro fatale, di una parola schiacciante. La memoria si fa bobina da fermare, tagliare e incollare a proprio piacimento. Gli stimoli esterni sono input continui, battute di attori da ignorare, o da imprimere per sempre all'interno della nostra sala di montaggio mentale.

Come sottolineeremo in questa recensione di The Crowded Room (disponibile su Apple TV+), quella di Danny (Tom Holland) è una stanza affollata, piena di voci da ignorare, di mostri da evitare. Per un ragazzo che impara a gestire a fatica la confusione della propria interiorità è normale lasciare vuoto l'armadietto di scuola, perché troppo intento a staccare e riattaccare gesti altrui, pensieri di altri, emozioni esterne e stranianti.

The Crowded Room: la trama

Tom Holland
The Crowded Room: un primo piano di Tom Holland

Basato sul romanzo del 1981 Una stanza piena di gente di Daniel Keyes, The Crowded Room segue le vicende di Danny Sullivan (Tom Holland, qui anche produttore), un ragazzo arrestato a seguito di una sparatoria avvenuta a New York City nel 1979. Narrata attraverso una serie di interrogatori condotti dalla detective Rya Goodwin (Amanda Seyfried), la storia ripercorrerà la vita di Danny rivelando elementi del suo misterioso passato, con colpi di scena che lo porteranno a una rivelazione che cambierà la sua esistenza.

Quadri di traumi lontani

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The Crowded Room: un'immagine della serie

Ci si può sentire un po' disorientati non appena si varca il labirinto di The Crowded Room. È una sensazione di scombussolamento, questa, voluta, cercata, inflitta nello spettatore come un antipasto da pregustare prima della portata principale. Iniziamo la visione come se stessimo guardando da vicino un quadro di Seurat: vediamo i puntini che lo compongono, riconosciamo la tecnica e qualche figura, ma è solo nel momento in cui ci allontaniamo da esso, così da ammirarlo alla giusta distanza, che ogni forma prende il suo posto e l'immagine completa si staglia dinnanzi a noi. Ed è proprio compiendo un passo indietro, e un altro ancora, che tutto in The Crowded Room prende il proprio posto e ogni mistero verrà rivelato, ogni dubbio sciolto, e quella narrazione così complicata si farà una montagna russa emotiva lanciata su un binario piano, semplice, comprensibile.

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Prigioni interiori per menti distorte

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The Crowded Room: una scena

È una sorta di Rashomon inglobato nella mente di un ragazzo, The Crowded Room; una galleria di episodi destinati a ripetersi, rivelando ogni volta un'emozione divergente, scaturita da un corpo differente. In questo processo camaleontico, anche la regia si adegua agli standard previsti, facendosi corpo che muta, cambia, si rigenera, così da adattarsi meglio agli umori interni che scuotono un ragazzo come Danny. Le riprese che costellano questo microuniverso frammentato sono istantanee mai in piano, mai in bolla, ma angolate, inclinate, poste su un precario equilibrio come in bilico è la mente di Danny. Quello che muove le fila nell'animo del ragazzo è un burattinaio sadico, un architetto di un labirinto lastricato di traumi difficili da affrontare ispirato ai disegni di Escher; e proprio a Escher sembrano rifarsi i registi chiamati a costruire un luogo visibile, tangibile, in cui collocare pensieri e fantasmi nati dalla mente di Danny tra cantine allagate, superfici riflettenti (specchi, ma anche schermi televisivi), e case abbandonate. Tutti corollari ambientali, prefigurativi e simbolici di una psicologia frantumata, fatta a pezzi da ricordi e lesioni, traumi e fobie.

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Schizzi cromatici di anime in combutta

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The Crowded Room: Tom Holland in una scena

Gli anni Settanta e quel loro odore acre di sangue e piombo, di ruggine e metallo, in The Crowded Room si fanno ben presto colore, lo stesso che ammanta il mondo di Zodiac di David Fincher. È un seppia sbiadito, un verde desaturato, un blu senza anima, un rosso sangue rappreso. The Crowded Room è un quadro realizzato partendo da una tavolozza di colori senza anima, posti sulla tela da forze distorte, pensieri schizofrenici. Sono segni istintivi, nati dalla forza di una personalità complessa come quella di Danny, messi successivamente in ordine da tagli di montaggio che, avvalendosi del personaggio di Amanda Seyfried, recuperano la logica e ripristinano la razionalità.

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The Crowded Room: un momento della serie

Quelle dei registi chiamati a immortalare la vita di Danny nell'arco di dieci episodi sono cineprese capaci di fornire il giusto tempo al proprio protagonista di pensare, muoversi nello spazio, sbagliare, cadere. Nello spazio di movimenti a seguire, carrellate indietro, zoom in avanti e mezze panoramiche, i pensieri si consolidano in gesti, mentre la forza dinamica di un corpo in azione viene surclassata da quella mentale, che tutto ingurgita e risputa nelle vesti di una realtà alterata. Ne risulta una danza antitetica di mente e corpo, ragionamenti e illusioni, che carica, fino a renderla tangibile, quell'ansia perpetua che riveste l'intera opera. Un'angoscia nata in seno a qualcosa che ancora non si comprende, e che lascia disorientati, perduti, proprio come Danny all'interno del proprio spazio interiore.

Uno, nessuno, centomila

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The Crowded Room: una foto di scena

Sono ombre in attesa di prendere il sopravvento le figure che affiancano Danny nella sua caduta e risalita dentro e fuori dal carcere; fantasmi nati dalla prigione del dolore e nella prigione rinchiusi nuovamente. In questa galleria umana in continuo mutamento, chi rimane una costante è Tom Holland. Il giovane attore si lascia alle spalle la tuta di Spider-Man per trasformarsi in una spugna che assorbe, un foglio sottile che lascia trasparire tutto il dolore, tutto lo spettro di infinite e divergenti emozioni che colpiscono il suo Danny, per renderle tangibili e condivisibili con lo spettatore. Come un contenitore multistrato, Tom Holland riesce a racchiudere in un solo corpo tutte quelle emozioni prima portate sullo schermo da altri attori, restituendole in maniera sempre diversa, partendo da un unico sguardo. 

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The Crowded Room: una foto di scena

Una performance caledoiscopica la sua, sostenuta da interpretazioni altrettanto solide e convincenti, da parte di interpreti pronti a sorreggere tale immane sforzo. L'aspetto angelico e il fare materno della psicologa Rya Goodwin (Amanda Seyfried) e quello fragile, indeciso e vulnerabile della mamma Candy (Emmy Rossum) sono i due poli opposti a cui aggrapparsi per salvarsi, o nascondersi. Un pianeta in combutta da nuclei in esplosione che Tom Holland, e il resto del cast, riescono a tenere in orbita, lasciandolo vagare libero verso il cuore e l'anima dei propri spettatori.

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Cadere, per rialzarsi

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The Crowded Room: una foto di scena della serie

Vi sono punti in cui la serie firmata Apple TV+ rischia di cadere, e anzi, non si esime dall'inciampare. Lo fa osando troppo, rendendo fisicamente affollata una stanza, perdendo di mordacia, di dolore, di vulnerabilità. Ma è solo un momento di distrazione; nessuna storta, nessuna distorsione: l'inciampo è indolore, momentaneo. Il corpo narrativo imparerà ben presto a camminare di nuovo eretto, con le spalle dritte e lo sguardo fiero in avanti. Lo fa lungo un percorso accidentato, ma affrontato sempre a testa alta, senza paura. Una sicurezza a doppio taglio, imprevedibile, proprio come il protagonista che insegue, narra, rende vivo; perché dietro quella fierezza si nasconde una capacità generativa di angoscia, un boomerang emotivo che sfiora Danny per colpire in pieno volto lo spettatore, lasciandolo inerme, provato, all'interno della propria, più o meno affollata, stanza mentale.

Conclusioni

Concludiamo questa recensione di The Crowded Room sottolineando come la serie disponibile su Apple TV+ riesca a partire da una rete intricata di informazioni, per poi sviluppare una narrazione lineare e intrisa di colpi di scena. Una serie psicologica su menti fallaci che grazie al talento del proprio cast - e in particolare di Tom Holland - rendono dolorosamente tangibile la sofferenza del ricordo e dei traumi subiti e inflitti.

Movieplayer.it
4.0/5
Voto medio
4.8/5

Perché ci piace

  • Le performance attoriali, in particolare quella di un camaleontico Tom Holland.
  • I movimenti di camera capaci di evidenziare la portata delle emozioni in campo.
  • L'uso di superfici riflettenti e di vari indizi nascosti come anticipatori visivi dell'universo interiore di Danny.

Cosa non va

  • Certe sequenze, come quelle che racchiudono i personaggi chiave nell'esistenza di Danny, che fanno perdere di mordacia l'opera.
  • Alcuni momenti assolutamente sacrificabili e che allungano troppo un brodo già perfettamente cucinato.