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The Boys 2x07, recensione: questioni di politica

Recensione del settimo episodio della seconda stagione di The Boys, dove i nodi stanno per venire al pettine in vista del gran finale.

RECENSIONE di 02/10/2020
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The Boys: Jack Quaid e Karl Urban in un momento della prima stagione

Ci siamo quasi: con la recensione di The Boys 2x07 stiamo arrivando alla fine, a quella conclusione che per gran parte degli spettatori dovrebbe ripagare l'attesa dettata dalla decisione, presa dallo showrunner, di proporre gli episodi a cadenza settimanale. Una strategia che i fan più impazienti non hanno apprezzato, inondando la scheda della serie su Amazon Prime Video con recensioni negative dovute solo ed esclusivamente alla decisione di non caricare l'intera stagione in un unico blocco, come da consuetudine con lo streaming, ma che in realtà si è mostrata necessaria per apprezzare ciò che Eric Kripke e i suoi collaboratori escogitano di volta in volta. Basti pensare al sesto episodio, con il debutto televisivo di Love Sausage (un momento che lo stesso Kripke ammette di aver aggiunto perché mancava la classica sequenza che fa impazzire il pubblico) e la rivelazione che, come nei fumetti, Stormfront è letteralmente nazista (ma senza la componente "famigliare" con Patriota, che nell'universo cartaceo è frutto del suo materiale genetico manipolato in laboratorio). E questo settimo, penultimo capitolo, dove si sente che la fine è vicina, non è da meno.

Udienze formali

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The Boys: Antony Starr in una scena della serie

Gli eventi di Butcher, Baker, Candlestick Maker ruotano soprattutto attorno a una possibile resa dei conti: i Boys sono sempre più vicini al non essere più sotto accusa, a patto che riescano a portare a un'udienza congressionale almeno un testimone in grado di dimostrare le malefatte della Vought. Il candidato ideale sarebbe Lamplighter, ma si prospetta anche l'idea di Jonah Vogelbaum, lo scienziato che ha creato Patriota ai tempi e nella scorsa stagione lo descrisse in termini negativi, dato il comportamento psicotico del leader dei Sette. Quest'ultimo, a sua volta, decide di presentare Stormfront a suo figlio, e deve anche vedersela con Starlight il cui comportamento doppiogiochista è ormai alla luce del sole. E poi ci sono altre questioni personali: Queen Maeve continua a non sapere come gestire la propria relazione dato che è soprattutto una montatura mediatica a opera del folle collega (ed ex-compagno), Butcher ha in sospeso una questione di famiglia, e A-Train, su consiglio di Abisso, entra a far parte di una bislacca Chiesa nella speranza di poter essere riammesso nei Sette dopo aver risolto i suoi problemi di tossicodipendenza.

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Epico ed intimo

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The Boys: una scena della serie con Chace Crawford

Questo penultimo episodio della seconda stagione di The Boys riconferma la duplice linea concepita quest'anno da Eric Kripke, dove la macrostoria del conflitto tra Boys e Super, ora accentuato con la componente politica che è all'origine del principale momento spettacolare della settimana, va di pari passo con momenti più piccoli, intimi, scavando nel profondo per quanto riguarda la psicologia dei personaggi, dopo una prima stagione che era più all'insegna dell'irriverenza. Già in precedenza avevamo visto stralci del privato di Butcher, tra il rapporto con Becca e l'apparizione della sua famiglia nel quinto episodio, con il mitico debutto vero e proprio di Terrore. Questa volta tocca alla relazione difficile tra il vigilante e suo padre, affetto da un male incurabile e desideroso di riappacificarsi. Un elemento di per sé non particolarmente inaudito, ma che gli autori riescono a impreziosire tramite l'accortissima scelta di John Noble per la parte. L'attore australiano, alla seconda esperienza con Prime Video dopo essere apparso in un episodio di Hunters e abituato a ruoli paterni complessi, battibecca in modo delizioso con Karl Urban, regalandoci un momento di astio famigliare che è tra le cose più sincere mai viste nella serie, una cosa effettivamente inattesa se si pensa all'uso del pathos nella stagione precedente, costantemente sottomesso alla voglia - comunque azzeccata - di divertire e scioccare.

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The Boys. Shawn Ashmore nella seconda stagione

Ed è un pathos che ha tratto vantaggio dalla cadenza settimanale, dando alla stagione la possibilità di crescere e respirare in modo diverso rispetto alle consuetudini dello streaming. Certo, Kripke ha giustificato la cosa - un'idea sua, che Amazon ha accettato dopo diverse discussioni - affermando che fosse legata soprattutto ai momenti forti: alla balena, alle teste che esplodono, al cane, al bicchiere di latte, alla battuta "Laser my tits!" (la lasciamo in originale perché la traduzione italiana non rende giustizia alla frase), alla sequenza con Love Sausage e chi più ne ha più ne metta (e ne arriveranno ancora altri). Ma c'è anche la componete umana ed emotiva, che si tratti dell'amore tra Hughie e Annie o dei sentimenti contrastanti di Butcher per Becca, involontariamente rea di aver dato alla luce il figlio di Patriota, e anche lì l'attesa tra un episodio e l'altro ha contribuito alla crescita di una stagione che, sulla falsariga della televisione lineare (o, pensando allo streaming, alle produzioni di Disney+ e Apple TV+), è rimasta al centro dell'attenzione per un mese e non una settimana scarsa come sarebbe accaduto con il bingewatching tradizionale. Merito di una strategia che ha saputo mettere in risalto i pregi di uno show fatto di risate, sangue, lacrime e personaggi strepitosi. E tutto questo senza aver ancora visto il finale di stagione...

Conclusioni

Con una certa trepidazione chiudiamo la nostra recensione di The Boys 2x07, il penultimo episodio di una stagione ancora più folle, divertente e spettacolare della prima. I vari pezzi del puzzle si stanno unendo in modo intrigante, e l'attesa per il gran finale si fa a dir poco spasmodica.

Movieplayer.it

4.5/5

Voto medio

4.4/5

Perché ci piace

  • La scena dell'udienza è spettacolare.
  • Shawn Ashmore diverte e commuove in egual misura.
  • L'apparizione di John Noble è strepitosa.

Cosa non va

  • Qualcuno potrebbe avere da ridire sull'uscita di scena di determinati personaggi.