L'attesa per Tenzing, il nuovo e ambizioso dramma d'avventura in arrivo il 16 ottobre 2026 su Apple TV, è giunta al termine. Il film, diretto dalla pluripremiata regista Jennifer Peedom, porta finalmente sullo schermo la storia vera e poco nota di Tenzing Norgay, interpretato dal talentuoso esordiente Genden Phuntsok. Insieme al neozelandese Edmund Hillary, a cui presta il volto Tom Hiddleston, Tenzing fu il primo uomo a raggiungere la vetta dell'Everest. Nella nostra intervista, esploriamo il dietro le quinte della storica spedizione attraverso le parole di Willem Dafoe, che nel film interpreta il Colonnello John Hunt, leader britannico che si lascerà convincere a includere Tenzing nella squadra non solo come assistente, ma come vero e proprio alpinista.
La preparazione: tra memorie storiche e rigidità militare
Il John Hunt di Willem Dafoe è stato la vera mente strategica della spedizione. Come ha affrontato la psicologia di questo personaggio? "Ho avuto il vantaggio di poter leggere il libro di memorie del Colonnello John Hunt, che ha scritto subito dopo l'impresa, come peraltro hanno fatto molti dei partecipanti alla spedizione" ci ha raccontato l'attore, "era un resoconto molto dettagliato in cui parlava apertamente delle sue sfide e degli ostacoli affrontati. Ho letto anche altri libri di riferimento, il che mi ha fornito un quadro piuttosto completo per immaginare chi fosse."
Studiare è però solo l'inizio, perché va approfondito e capito il quadro generale del personaggio: "Ovviamente, per raggiungere quella profondità, è stato fondamentale capire come funzionava, almeno all'inizio: era un uomo militare molto rigido, che credeva ciecamente nella logistica, nella disciplina e nel rispetto rigoroso delle tempistiche. Non è esattamente la tipica mentalità alpinistica a cui siamo abituati. Lui era convinto che quello fosse l'unico modo per raggiungere la vetta. Ma ciò che è interessante del personaggio, e di chi lo interpreta, è che ha una sorta di evoluzione e arriva a una consapevolezza diversa entro la fine della spedizione."
La storia di Tenzing, da scoprire o approfondire
Conosceva già la storia di Tenzing o c'è qualcosa di particolare che ha scoperto lavorando al film Apple? "Ho scoperto molte cose nuove" ha ammesso Willem Dafoe, "conoscevo la storia a grandi linee, sapevo l'idea di base: negli anni '50 una spedizione britannica aveva raggiunto la vetta dell'Everest, e ne apprezzavo l'incredibile impresa. Essendo una spedizione molto documentata, c'era davvero molta ricerca da fare a monte, non solo per comprendere le condizioni culturali di quell'epoca, ma anche per cogliere i dettagli delle sfide che hanno affrontato. Poi, una volta che inizi a conoscere il terreno e cominci a scalare un po', tutte quelle informazioni teoriche si uniscono alla pratica e all'azione. E questa è sempre la bellezza del lavoro: la ricerca è buona solo se riesci ad applicarla, e quando lo fai, ti concentri sull'azione stessa, ma tieni quella ricerca nel retro della mente per dare forma a tutto ciò che fai."
Le riprese estreme tra il Nepal e i crepacci della Nuova Zelanda
Una storia vera con difficoltà autentiche, anche per le riprese sul campo, tra Nepal e Nuova Zelanda. Che sfida è stata? "In Nepal abbiamo girato principalmente alle pendici dell'Himalaya, mentre per le scene ad alta quota abbiamo lavorato sulla montagna più alta dell'Isola del Sud della Nuova Zelanda, il Monte Aoraki. La particolarità dell'Himalaya è che ci vuole moltissimo tempo per raggiungere l'alta quota; è un viaggio molto lungo attraverso i sentieri collinari, e abbiamo girato molto lungo il percorso verso il campo base. Ma una volta raggiunta l'altitudine, ci siamo spostati in Nuova Zelanda. Il vantaggio della Nuova Zelanda è che il territorio è molto piatto e poi, all'improvviso, sale a picco molto rapidamente. Quindi prendevamo un elicottero per 'andare a lavoro' ogni giorno: ci lasciavano in quota, facevamo il nostro lavoro e, si sperava, ci venivano a riprendere la sera."
Non tutto è però filato sempre liscio come sembrerebbe da queste parole. "Ci sono state diverse occasioni in cui il recupero è stato incerto, perché nel tardo pomeriggio arrivavano sempre le nuvole e diventava pericoloso, costringendoci a valutare se doverci riparare sul posto. Un paio di volte ho dovuto scendere a piedi lungo la montagna fin sotto le nuvole affinché l'elicottero potesse recuperarci. Questa è la natura di quando ti confronti con l'ambiente reale: c'era vento fortissimo, faceva molto freddo. Per fortuna avevamo alpinisti di fama mondiale che ci aiutavano non solo a imparare a scalare, ma soprattutto a garantire la sicurezza. Ho visto tantissime valanghe, fortunatamente senza esserci dentro! E dovevamo costantemente controllare la presenza di crepacci ovunque. È stata un'esperienza totale."
Tenzing e il Chomolungma: oltre l'ambizione occidentale
Come emerge chiaramente dalle premesse del film, il cuore emotivo e tematico dell'opera risiede nel profondo contrasto culturale tra i due mondi. Da una parte troviamo gli alpinisti occidentali, che vedono l'"Everest" esclusivamente come un trofeo da conquistare. Dall'altra c'è il protagonista, Tenzing, che venera la vetta chiamandola "Chomolungma", considerandola come la sacra dea madre. La sua spinta verso la cima non nasce dalla ricerca di celebrità: mentre per altri si tratta di realizzare il sogno di una vita, la spinta di Tenzing è guidata da una pura vocazione spirituale.
In questo percorso di affermazione, il film dà grande risalto anche a dinamiche umane spesso ignorate dai libri di storia. Tenzing è costantemente incoraggiato dalla moglie Dawa, interpretata da Thinley Lhamo. Parallelamente, l'alpinista trova una preziosa e inaspettata alleata in Jill Henderson, la segretaria della spedizione a cui presta il volto Caitríona Balfe. Insieme, queste due figure si rivelano determinanti: riescono infatti a convincere il severo colonnello John Hunt che Tenzing debba far parte della squadra di alpinisti britannica a tutti gli effetti, anziché essere relegato al solo ruolo di assistenza. Il risultato è una narrazione ricca e stratificata, dove la scalata è caratterizzata e resa ancora più complessa dalle tensioni tra origini, classi sociali e ambizioni differenti.