Spider-Man: Far from Home, recensione: Il bisogno di credere… in se stessi

La recensione di Spider-Man: Far from Home, secondo film in solitaria di Tom Holland nel ruolo per la regia di Jon Watts, che riprende il post-avengers tra divertimento e riflessione.

RECENSIONE di 10/07/2019
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Spider-Man - Far From Home, Spider-Man "vola" in una scena del film

È difficile scrivere una recensione di Spider-Man: Far from Home e spiegarne alcuni punti senza fare anticipazioni sul suo sviluppo, ma riusciremo a portare a termine questo compito, come bravi supereroi alle prese con una difficile missione. Questa che segue è una recensione no spoiler, almeno non sul secondo film su Spider-Man del Marvel Cinematic Universe, ma concedeteci di dar per scontato quanto accaduto in Avengers: Endgame, perché Spider-Man: Far from Home riesce a gestire con intelligenza il suo doppio ruolo di sequel sia di Homecoming, il primo film in solitaria di Tom Holland, che della conclusione della battaglia contro Thanos appena tornato nelle sale. Quindi continuate la lettura tranquilli, a meno che non abbiate visto Endgame, in tal caso mollate tutto e correte al cinema: siete ancora in tempo!

Una meritata vacanza nella trama di Far from Home

La trama di Spider-Man: Far from Home porta i protagonisti lontano da casa, letteralmente, in una meritata vacanza dopo il blip e il complicato ritorno di tutti coloro che erano stati cancellati dallo schiocco di Thanos. La più classica delle gite scolastiche, tra professori in ansia, scherzi, screzi e amori, nella nostra Europa e cominciando dalla sempre affascinante e romantica Venezia. Il tono è quello giusto per raccontare il tutto, la gioia dell'adolescenza e l'evasione, al netto di qualche stereotipo di troppo sui paesi visitati, mentre i ragazzi si spostano da una città all'altra... e da un mostro all'altro!

Perché, l'avrete visto dal trailer, già a Venezia Peter Parker e compagni saranno disturbati da un Elementale dell'acqua, oltre che da un Nick Fury in disperato bisogno di aiuto nel fronteggiare la minaccia e, perdonateci il gioco di parole, dal misterioso Mysterio.

Grande potere, grandi responsabilità: Diamo i voti alle incarnazioni cinematografiche di Spider-Man

I personaggi e le conseguenze del blip

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Spider-Man: Far from Home - Tom Holland e Jake Gyllenhaal in una scena del trailer del film

Il personaggio interpretato da Jake Gyllenhaal, che lo si voglia chiamare Quentin Beck o Mysterio, è una delle riuscite aggiunte di questo nuovo capitolo del franchise, che ospita anche altre vecchie conoscenze dell'universo Marvel definito negli undici anni dal primo Iron Man a oggi: tra i personaggi di Spider-Man: Far from Home figurano, infatti, anche Nick Fury e Maria Hill, per una continuità che si va a definire anche in tanti piccoli dettagli che compongono e delineano la trama, dalle origini allo schiocco e oltre, alle scene post-credits.

Una cosa possiamo dirla senza pericolo di incorrere in spoiler: quanto accaduto in Avengers: Endgame non viene ignorato, ma gestito e spiegato, ed è uno degli aspetti che danno ragione a Kevin Feige quando afferma che è questo film a chiudere la Fase 3 del Marvel Cinematic Universe e la Infinity Saga e non il precedente Avengers: Endgame.

C'è poi lui, Peter Parker/Spider-Man, impersonato da un Tom Holland sempre più calato nella parte e nelle sue sfumature, capace di incarnare e trasmettere i problemi dell'adolescente così come quelli del supereroe: a entrambi viene chiesta un'assunzione di responsabilità importante, che sappiamo bene essere conseguenza dei grandi poteri di cui, suo malgrado, dispone. Quello che vediamo in Spider-Man: Far from Home un ulteriore passo nel percorso di crescita di un supereroe a cui si chiede molto, in primo luogo di fare una delle cose più difficili per un ragazzo della sua età in una situazione simile a quella che sta vivendo: credere in se stesso.

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Spider-Man: Far from Home - Tom Holland in un'immagine del trailer del film

L'eredità di Tony Stark

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Spider-Man: Far from Home - Una scena del trailer del film

Una necessità che va di pari passo con l'importante riflessione che il film fa sul bisogno della gente di credere, sul confronto tra verità e finzione, sulla rappresentazione, e spettacolarizzazione, della realtà. Tematiche che trovano la loro forma in sequenze di grande spettacolo, un paio delle quali caratterizzate da una ricerca visiva che sfocia nel visionario. Il tutto senza perdere mai di vista il tono scelto per raccontare la storia di Peter e i suoi compagni, bilanciando alla perfezione l'atmosfera scanzonata da gita scolastica con l'azione e quell'alone di nostalgia che deriva da quell'ingombrante eredità di Tony Stark da preservare e portare avanti. Da quest'ultimo punto di vista, Spider-Man: Far From Home richiama e si ricollega più volte al primo Iron Man, finendo per esserne quasi complementare e degno capitolo conclusione di questo primo grande ciclo del Marvel Cinematic Universe.

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Conclusioni

In conclusione di questa recensione di Spider-Man: Far from Home, va assolutamente ribadita la consapevolezza con cui i Marvel Studios stanno portando avanti il proprio universo cinematografico, con un film che si dimostra perfetto sequel sia del primo film con protagonista Tom Holland, sia del recente Avengers: Endgame. Lo stesso Holland conferma la propria padronanza del ruolo e la capacità di incarnare le sfumature e la crescita del suo personaggio, in una pellicola che si dimostra in perfetto equilibrio nel tono, tra il disimpegno delle avventure adolescenziali, l’azione e le riflessioni che seguono al dramma di Infinity War/Endgame.

Movieplayer.it

4.0/5

Voto medio

3.8/5

Perché ci piace

  • Un Tom Holland sempre più a suo agio nel ruolo e nelle sue sfumature, incarnando un ulteriore passo della crescita del giovane Peter Parker.
  • Sequenze spettacolari e un paio di momenti di grande cura e ricerca visiva.
  • Le riflessioni sulla rappresentazione e spettacolarizzazione della realtà.
  • La coerenza e consapevolezza dell’universo cinematografico Marvel.
  • Le scene post-credits, che aggiungono spunti per gli sviluppi futuri.

Cosa non va

  • Il tono scanzonato può far storcere il naso a chi apprezza un altro tipo, più maturo, di cinecomic.
  • Alcuni stereotipi sulle mete della gita dei ragazzi.