Solos, la recensione: nessun uomo è solo, siamo tutti interconnessi

La recensione di Solos: la nuova serie antologica tra Black Mirror e Soulmates arriva dal 25 giugno su Amazon Prime Video con un cast stellare.

RECENSIONE di 25/06/2021
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Solos: il poster della serie antologica

È difficile scrivere la recensione di Solos, la nuova serie antologica disponibile su Prime Video dal 25 giugno, senza rivelare troppo sui contenuti e riuscire comunque a spiegare perché, pur prendendo spunto dalle atmosfere di Black Mirror e Soulmates, se ne discosta trovando una propria identità, anche se non sempre riuscita. Ma andate tranquilli: l'articolo che state leggendo è spoiler free.

Questa serie in sette episodi esplora ancora una volta con una narrazione che va a braccetto con le svolte tecnologiche del più o meno immediato futuro i variegati aspetti di ciò che ci rende umani. L'idea alla base è che nonostante spesso ci sentiamo soli, non lo siamo mai davvero perché siamo tutti interconnessi. La serie è creata da David Weil, che ha scritto e diretto metà degli episodi, facendosi affiancare negli altri da Tori Sampson, Bekka Bowling e Stacy Osei-Kuffourcon alla sceneggiatura e da Sam Taylor-Johnson, Zach Braff e Tiffany Johnson dietro la macchina da presa. Il cast è impreziosito - come spesso capita per i serial antologici - da grandi nomi cinematografici e seriali.
Elementi interessanti che accomunano tutti gli episodi sono che la narrazione è quasi sempre scandita dai minuti che passano, da un conto alla rovescia verso qualcosa, verso la vita o la morte, e gli ambienti in cui si muovono i personaggi sono chiusi e quindi claustrofobici. Abitazioni, navicelle spaziali, sale d'attesa e altri spazi che ricordano una pièce teatrale, e infatti i personaggi si ritrovano spesso a fare dei grandi monologhi o al massimo dei dialoghi a due con una macchina.

Leah

Solos Anne Hathaway
Solos: Anne Hathaway in una scena della serie

La serie inizia subito in medias res con un episodio in cui tutta l'attenzione è calamitata dalla bravura e dal carisma di (Anne Hathaway), che aveva fatto lo stesso in un'altra serie antologica di Amazon, Modern Love. Partiamo dal tema - tanto caro al genere sci-fi - del viaggio nel tempo, che il personaggio della Hathaway, che dà il nome all'episodio Leah, vuole raggiungere in una (letteralmente) corsa contro il tempo. Se ne vedranno delle belle, e invece di citare il solito Ritorno al futuro si va di coming of age romantico con 30 anni in un secondo.

Tom

Solos Anthony Mackie
Solos: Anthony Mackie in un'immagine della serie

Il personaggio di (Anthony Mackie) scopre che non ha ancora molto tempo sulla Terra e quindi decide di trovare un modo per provvedere alla propria famiglia anche dopo la sua dipartita. Ne seguirà per Tom un confronto duro eppure pieno di emozioni contrastanti - una bella prova per Mackie dopo quanto fatto nel finale di The Falcon and the Winter Soldier - sul bilancio della propria vita, che spesso ci si trova a fare una volta arrivati alla fine del percorso, soprattutto se questo avviene "prima del tempo".

Peg

Solos Helen Mirren
Solos: Helen Mirren in un'immagine della serie

Anche il personaggio di Helen Mirren, che offre un'interpretazione piena di grazia ed eleganza, si ritrova alla fine della propria vita in orbita verso lo spazio più profondo. Cosa ha portato Peg lì? In un dialogo che è quasi un lungo monologo teatrale, Peg confessa allo spettatore alcuni degli eventi topici della sua vita che l'hanno portata dov'è ora. Sarà ancora in tempo per dare una svolta alla propria esistenza?

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Sasha

Solos Uzo Aduba
Solos: Uzo Aduba in una scena

Un episodio controverso che ancora una volta mette al centro una pandemia globale che ha portato a un lockdown sistematico e tecnologico delle case di tutto mondo. Sasha (una Uzo Aduba che forse ricorda un po' troppo la Crazy Eyes di Orange Is the New Black), dopo vent'anni di lockdown, viene persuasa dalla propria abitazione smart ad uscire finalmente all'aperto. Sasha però è convinta che si tratti di una trappola del governo per decimare la popolazione rimasta in vita. Un torbido e interessante gioco psicologico che riflette sulla realtà che abbiamo vissuto e che stiamo ancora vivendo.

Jenny

Solos Constance Wu
Solos: Constance Wu in una scena

In un episodio che rievoca le atmosfere dello speciale natalizio di Black Mirror, Jenny (una Costance Wu sorprendentemente folle) si ritrova in una stanza che ricorda un baby shower senza una parte della sua memoria. Dovrà andare a ritroso scavando nei ricordi per rimettere insieme i pezzi del puzzle e scoprire la terribile verità che la attende alla fine. Un episodio dai toni investigativi e un altro esempio di lungo monologo (qui letteralmente, dato che Jenny non si confronta con nessun altro e parla direttamente in camera). Una puntata che affronta il tema della maternità in modo crudo, che "cozza" volutamente con i colori accesi della sala dove si trova il personaggio.

Nera

Solos Nicole Beharie
Solos: Nicole Beharie in una scena

Che strano ritrovare Nicole Beharie dopo Sleepy Hollow incinta e bloccata in una casa sperduta con fuori una tempesta di neve. Capiamo presto che la gravidanza di Nera non è come tutte le altre, che ha qualcosa di futuristico in sé, e le conseguenze saranno inaspettate. Soprattutto nell'epilogo, diverso da quanto i toni e il ritmo dalle tinte horror di tutto l'episodio ci hanno fatto presagire.

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Stuart

Solos Dan Stevens Morgan Freeman
Solos: Dane Stevens e Morgan Freeman in una scena

Nell'ultimo episodio che va a chiudere e collegare queste storie di solitudini e interconnessioni umane, due protagonisti veri e propri invece che uno solo. Da un lato lo Stuart del titolo (Morgan Freeman, un vecchio stanco alla fine della propria vita seduto su un divano in spiaggia, quasi fosse una casa di riposo futuristica, che dimostra segni di demenza. Dall'altra parte Otto (Dan Stevens) che va a trovare Stuart apparentemente per fornire una cura tecnologica ai suoi problemi di memoria (ha fatto un lungo viaggio per arrivare lì, come dice lui stesso). Che sia un parente di Stuart giunto per dargli l'estremo conforto? Proprio come in Calls di Apple Tv+, alla fine tutte le storie fanno parte di un'unica grande macro-storia, peccato che i collegamenti non siano sempre efficaci e che forse andavano resi in modo maggiormente fluido.

Conclusioni

Concludiamo la recensione di Solos rimarcando come questa serie antologica esplori nuovi interessanti aspetti del rapporto fra umanità e tecnologica, fra presente e futuro più o meno prossimo, offrendo tante piccole pièce teatrali con interpreti forse non sempre azzeccati, che vanno poi a fondersi in un’unica grande performance che lascerà lo spettatore incuriosito e stimolato, anche se i vari episodi potevano essere collegati in modo più fluido e coeso.

Movieplayer.it

3.0/5

Voto medio

5.0/5

Perché ci piace

  • Gli interpreti scelti sono quasi tutti in parte (su tutti una menzione speciale per Anne Hathaway, Helen Mirren, Anthony Mackie, Dan Stevens e Morgan Freeman).
  • Gli elementi che accomunano gli episodi (il tema di vita e morte, gli ambienti claustrofobici, i monologhi) per esprimere la solitudine e il conflitto interiore dei personaggi.
  • Il voler rendere le singole storie parte di una macro-storia…

Cosa non va

  • …senza riuscirci del tutto, poiché manca un po’ di fluidità nei collegamenti fra gli episodi.
  • Alcuni interpreti sono forse in over acting come Uzo Aduba e Constance Wu.