Dopo aver portato i suoi ultimi lavori, Nostalgia e Fuori, al Festival di Cannes, Mario Martone torna alla Mostra di Venezia, edizione 2026, con il suo nuovo film. Mancava al Lido dal 2021, da Qui rido io, ma con Scherzetto torna al principale evento di cinema italiano con una storia tratta dal romanzo omonimo di Domenico Starnone, in bilico tra i generi, tra commedia, note fantastiche e una spruzzata da thriller psicologico, che poggia sulle spalle solide di Toni Servillo accanto a un vivace e adorabile giovanissimo co-protagonista che interpreta suo nipote.
La storia di Scherzetto, tra un nonno e il nipotino
La camera di Mario Martone scivola verso il basso in un fluido piano sequenza e ci accompagna a conoscere Daniele, il protagonista di Scherzetto. L'uomo sta tornando nella casa in cui ha abitato da giovane, in cui ora vive la figlia Betta con il marito e il figlio dopo averla ristrutturata. Lui sarebbe andato altrove, lei ha voluto mantenere quel legame col passato, un legame che lo stesso Daniele è destinato a riascoltare.
Daniele è un noto illustratore che vive a Milano e che ha ormai superato i settant'anni ed è lì per occuparsi del nipote Mario mentre la figlia e il marito saranno fuori per un convegno. Pochi giorni nella casa in cui era vissuto, con un balcone che dà a strapiombo sul vuoto e sulle voci distanti della città, per vivere una sorta di duello con il nipotino e trovarsi faccia a faccia con i fantasmi del proprio passato.
Toni Servillo e la sfida emotiva con Lorenzo Perrotta
Pur essendo presenti nel cast anche Serena Rossi, Leonardo Lidi e Gianluca Di Gennaro, il vero cuore di Scherzetto sono Daniele e Mario, nonno e nipote di cinque anni, ovvero Toni Servillo e il giovanissimo Lorenzo Perrotta: l'attore napoletano si mette in gioco, si carica sulle spalle la responsabilità di un ruolo delicato con la voglia e il coraggio di seguire Martone in questo viaggio fuori dai suoi soliti schermi, muovendosi in equilibrio sul filo di un film che non cerca a tutti i costi di incasellarsi in un genere.
Si adatta, soprattutto, ai tempi del suo giovane co-protagonista, bravissimo a mettere in scena quel nipote così vivace ma al tempo stesso puntuale e fornito nell'uso del linguaggio. Tempi produttivi, legati alla necessità di lasciare l'attore bambino libero di fermarsi quando necessario, ma anche tempi narrativi di un rapporto da costruire e tratteggiare con la libertà e creatività del gioco, dello scherzo. O dello scherzetto, per l'appunto. Quello tra i due è un gioco di equilibri che affascina e conquista, in cui la creatività e spinta artistica dei due si scontra e scopre, e mette il Daniele di Servillo faccia a faccia con i fantasmi del suo passato.
Un film sospeso in un'unità di spazio e tempo
Fantasmi letterale, concreti, messi in scena senza effetti e capaci di dare sfumature al mondo isolato dell'appartamento, un'unità di spazio e tempo che si contrappone a un mondo esterno che appare e suona lontano, con il solo piccolo balcone a fare da collegamento o barriera. Un meccanismo, quello di Martone, che funziona, al netto di un terzo atto che si trascina un po' troppo facendo sfilacciare la sua forza narrativa e quell'equilibrio costruito con tanta attenzione e cura.
Scherzetto resta comunque un'opera intrigante, capace di far sorridere per le schermaglie tra due personaggi così distanti tra loro, emozionarsi per l'intesa che riescono a costruire passo dopo passo, lasciandoci riflettere su quei temi che sussurra, dalla libertà e personale visione di un artista al passato che infesta e accompagna le nostre vite.
Conclusioni
Scherzetto si conferma un'opera intrigante e stratificata, capace di far sorridere con le schermaglie tra due generazioni lontane e di riflettere con delicatezza su temi complessi come la visione dell'artista e i ricordi che infestano la nostra memoria. Nonostante un finale un po' troppo diluito che ne depotenzia la resa complessiva, il film di Mario Martone brilla per il coraggio della messa in scena e per l'eccellente sintonia tra Toni Servillo e la rivelazione Lorenzo Perrotta. Un'altra tessera preziosa nel percorso di ricerca di un autore che non smette di mettersi in gioco.
Perché ci piace
- La straordinaria intesa narrativa e i tempi comico-drammatici perfetti tra Toni Servillo e il giovanissimo Lorenzo Perrotta.
- L'uso intelligente dell'appartamento per mettere in scena i "fantasmi" senza trucchetti visivi.
- Un equilibrio riuscito e non scontato tra commedia generazionale, registro fantastico e sfumature da thriller psicologico.
Cosa non va
- Una flessione ritmica nel finale dove la narrazione si trascina, sfilacciando parte dell'equilibrio costruito con cura.
- L'unità di spazio valorizza il duetto principale ma lascia meno respiro al resto del cast, da Serena Rossi a Leonardo Lidi.