Recensione The Walking Dead 9x02 : si vive insieme, si muore soli

La recensione di The Walking Dead 9x02: molto legato alla premiere della nona stagione, The Bridge proietta la serie verso un futuro difficile da costruire.

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The Walking Dead 9: Carol ed Ezekiel in una foto dell'episodio The Bridge

Un ponte non è solo un ponte. Non è soltanto il legame tra due posti altrimenti irraggiungibili. Ogni ponte porta con sé un significato simbolico, si fa carico di una metafora che sa di civiltà, apertura mentale, convivenza e tolleranza. Tutte cose su cui The Walking Dead 9x02 vuole basare la profonda rifondazione delle sue comunità tra cui, sino a poco tempo fa, serpeggiavano soltanto odio e sospetto. Però c'è di più. C'è che questa nona stagione della serie ha l'arduo compito di fungere da ponte - non a caso il nuovo episodio si intitola The Bridge - unendo un passato glorioso (che sembra ormai un nostalgico ricordo) e un futuro nuovo, incerto, difficile da costruire.

Sotto c'è il vuoto, il baratro, e la paura di caderci dentro. Perché The Walking Dead va ristrutturato, non demolito e ricostruito da zero, ma sicuramente puntellato nei suoi punti deboli ormai sin troppo evidenti. Punti deboli dai quali è nata un'emorragia di ascolti che sancisce la crisi inarrestabile di uno serie tv che fatica a ritrovare lo spirito che l'ha resa un'umana epopea sulla sopravvivenza amata in tutto il mondo. Va detto, però, che lo show si è reso conto dei propri errori, con autori, attori e showrunner consapevoli delle cose da cambiare e della via da intraprendere.

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The Walking Dead 9: una foto tratta dalla puntata The Bridge

Va detto che The Walking Dead si sta rimboccando le maniche per guarire dalle sue ferite e costruirsi un futuro, anche se i ponti non si costruiscono certo con la consapevolezza. Servono tempo, pazienza e perseveranza. Bisogna solo capire se il pubblico ne avrà almeno quanto Rick e compagni, impegnati a costruire questo collegamento tra un passato che non tornerà più e un domani a cui dare un senso.

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Da Maggie a Rick: L'imperfezione dei leader

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The Walking Dead 9: Andrew Lincoln in una foto dell'episodio The Bridge

Combattere, uccidere, non fidarsi di nessuno. No, non più. Adesso le cose sono diverse, sono cambiate, perché se c'è una cosa che The Walking Dead ci ha insegnato bene è che ogni cosa si trasforma (spesso in male). Adesso si costruisce, si cresce, si dialoga. L'eco della morte di Carl si avverte ancora forte in ogni passo e in ogni sguardo di suo padre. Rick è morto e rinato almeno due volte, e quel che ne resta oggi è un uomo più calmo e transigente, che si gode il tentativo di costruire un mondo in cui il noi conta più dell'io. Dove si vive insieme e si muore soli (qualcuno ha detto Lost?). Realistica speranza o ingenua utopia? The Bridge risponde con una via di mezzo. Perché prima ci mostra l'impossibilità di cambiare l'animo balordo di qualche Salvatore, e poi ci restituisce dei leader diversi da quelli conosciuti finora. Da una parte c'è un Rick che ha persino perso la buona mira di un tempo (un piccolo dettaglio che ci è piaciuto molto) preferendo il martello per costruire all'accetta per sopravvivere; dall'altra c'è una Maggie aperta ai consigli altrui, consapevole che anche le brave persone possono sbagliare. Il dialogo è dunque la via maestra su cui The Walking Dead vuole costruire il suo futuro. Nasce così un altro episodio verboso, in cui l'azione è ridotta al minimo, non priva di qualche pretesto drammatico forzato che ci riporta ai soliti, vecchi errori che speravamo di non rivedere più.

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Passaggio di consegne: Daryl e Michonne al centro

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A proposito di errori di cui non ne possiamo più, ecco tornare un paio di sequenze dedicate a quello che resta uno dei personaggi più insopportabili e inspiegabilmente ancora in vita dello show: padre Gabriel. Questo legame improvviso e privo di qualsiasi empatia con Jadis ci regala momenti dimenticabili che tolgono solo spazio a dei confronti molto più importanti per l'economia della serie. Si nota, infatti, che l'imminente saluto del Rick di Andrew Lincoln comporterà per forze di cose un passaggio di consegne nelle mani di un altro personaggio carismatico. Così Michonne e Daryl (con Carol poco dietro di loro) si candidano a ideali successori come testimonial di The Walking Dead. La prima si riscopre abile nell'arte della diplomazia, riuscendo a far ragionare sia Jesus che Maggie, il secondo ritorna ai fasti del passato grazie a delle scazzottate iraconde e istintive che lo dipingono di nuovo (finalmente) come l'antieroe riluttante che è. Insomma, The Bridge porta avanti un cambiamento difficile da attuare nell'immediato, come se la muta della serie fosse un processo inevitabile ma graduale. Anche se, a dire il vero, è bastato sentire per qualche secondo una voce nel buio per ridare spessore a tutto. È bastato scorgere nell'ombra il volto barbuto di Negan per capire che i ponti migliori si costruiscono con lo stesso legno delle mazze da baseball.

Movieplayer.it

3.0/5