Hostile

2017, Drammatico

Recensione Hostile: Apocalisse romantica

La recensione di Hostile: un esordio sorprendente in cui la tensione dell'horror abbraccia scenari post-apocalittici e un sincero romanticismo.

Hostile: Brittany Ashworth in una scena del film

Polvere e ruggine. Ruggine e polvere. E tutt'attorno il nulla, solo disperata desolazione. Il mondo dopo la fine lo abbiamo spesso immaginato così, immerso dentro deserti sconfinati in cui cercare motivi e provviste per andare avanti. La benzina vale come acqua, i medicinali sono miracoli in scatola, l'umanità qualcosa a cui aggrapparsi con le unghie pur di non diventare animali. Non più vita, ma pura sopravvivenza. Dalla saga di Mad Max in poi l'immaginario post-apocalittico ha assunto un atmosfera ben precisa e canonica, trasformandosi in un teatro in cui l'essere umano ha tempo trovare se stesso nel vuoto in cui immerso. Hostile non fa eccezione. Anche il suo mondo è collassato nella polvere e nella ruggine, ma tra le sue strade deserte si muove qualcosa di innaturale. Qualcosa o forse qualcuno ha partorito abomini carnivori, creature sfuggenti e letali da cui scappare o da combattere. Scopriremo da dove provengono, verremo a capo dell'inizio della fine. Senza perder tempo nell'introdurre lo scenario in cui si muove l'azione, l'opera prima del francese Mathieu Turi segue le tracce della giovane Juliette, in solitaria ricognizione per raccattare scorte in giro tra immancabili stazioni di servizio e strade asfaltate.

Nonostante il volto dolce e la corporatura minuta, capiamo subito che Juliette (una convincente Brittany Ashworth) è un nodo di forza e determinazione, una che sa badare a se stessa. Almeno sino a quando un incidente fa ribaltare il suo pick-up, costringendola a passare una notte tra le grinfie del buio, di inquietanti rumori sinistri e soprattutto del suo passato ormai perduto per sempre.

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Hostile: Brittany Ashworth in un momento del film

Orrore invisibile - Il mostro non mostra

Hostile: Brittany Ashworth in un'immagine tratta dal film

Per un esordiente muoversi dentro un genere così inflazionato, in cui tutto sembra essere già stato detto e mostrato, è ardua impresa. Ed è per questo che Hostile preferisce non rintanarsi nel genere post-apocalittico, ma aprirsi a una coraggiosa contaminazione. Grazie a una miscela equilibrata di pathos, emozione e claustrofobia, Mathieu Turi trasforma il suo esordio in una strana creatura in cui la tensione dell'horror abbraccia scenari desolanti, senza dimenticare un sincero romanticismo. Hostile lavora di sottrazione, cerca di attentare alla serenità di Juliette (e del pubblico) senza urlare mai. Tempestato di sussurri, scricchiolii e spifferi, il film di Turi costruisce con maestria la messa in scena centellinata e mai sovresposta del nemico, senza mai mostrare troppo le sua fameliche e dinoccolate creature carnivore. Ispirandosi alle scelte registiche di M. Night Shyamalan apprezzate sia in Signs che in The Village, il regista ha capito che niente inquieta più di un orrore invisibile e per questo difficile da contrastare. Senza mai abusare dello jump scare, Hostile riesce a fare il suo sporco lavoro, ovvero avvinghiare alla poltrona lo spettatore grazie a due motivi d'interesse: la sorte di Juliette nel presente e l'empatia nei confronti del suo passato segnato da un grande amore.

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Sopravvivere: sempre e comunque

Hostile: Brittany Ashworth in un'immagine del film

Un horror post-apocalittico con risvolti profondamente romantici potrebbe sembrare un pasticcio, ma Hostile non lo è affatto. Anzi, questo azzardo è parte integrante del suo più grande pregio. Se le premesse possono ricordare vagamente una via di mezzo tra i recenti Mine e Monolith, con la protagonista costretta in una situazione di immobilismo, a fare i conti con se stessa, Turi trova una strada tutta sua facendo della solitudine l'unica occasione necessaria a esplorare l'intimità ferita di una donna complessa. Alternando con efficacia presente e passato, Hostile utilizza i flashback come schegge impazzite che riportano alla mente (e al cuore) una vita normale ma non priva di dolore. È come se l'incedere della storia nel mondo malato fosse solo un pretesto per tornare indietro e creare calzanti parallelismi tra ieri e oggi, tra le difficoltà dell'immediato e i dilemmi di sempre. Un bel modo per capire come, in fondo, Juliette fosse una sopravvissuta anche molto prima dell'apocalisse. Hostile dà vita a una storia d'amore travagliata e sofferta, in cui capiamo come, anche senza mostri in giro per il mondo, spesso noi stessi siamo i peggiori nemici della nostra felicità, sabotatori di una serenità data per scontata, compresa solo quando è ormai troppo tardi. Immediato, emozionante e commovente, Hostile è una piccola perla che va gustata, sostenuta e tenuta lontana da quel radicato pregiudizio dell'horror estivo dal brivido facile. Sarebbe una grande ingiustizia.

Recensione Hostile: Apocalisse romantica
Giuseppe Grossi
Redattore
3.5 3.5
Cinecittà World
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