Raised by Wolves, la recensione: fascino e misteri nella serie prodotta da Ridley Scott

La recensione di Raised by Wolves, la nuova serie originale HBO Max di genere fantascientifico, prodotta da Ridley Scott e disponibile in Italia grazie a Sky.

RECENSIONE di 08/02/2021
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Raised by Wolves: un'immagine del primo episodio

È bene dirlo subito, all'inizio della nostra recensione di Raised by Wolves, la serie originale HBO Max che in Italia arriva grazie a Sky: proseguendo nella lettura non troverete alcun tipo di spoiler. Una scelta non solo dettata dalla voglia di non rovinare nulla agli spettatori, lasciando che le sorprese possano mettersi in mostra direttamente durante la visione, ma anche perché gran parte del fascino del racconto è dato dai misteri che, nel corso delle puntate, si sommano coinvolgendo lo spettatore. La serie vede il ritorno di un nome caro agli amanti della fantascienza, ovvero quello di Ridley Scott, qui in veste di produttore. E si percepisce. Perché Raised by wolves nonostante sia scritta da Aaron Guzikowski, già sceneggiatore di Prisoners, il film del 2013 diretto da Denis Villeneuve, contiene molto delle opere sci-fi del regista inglese. Un po' Blade Runner, un po' Alien, fino ad arrivare, ovviamente, alle incarnazioni dello xenomorfo più recenti, quei Prometheus e Alien: Covenant non particolarmente memorabili, la serie in dieci episodi offre tematiche care alla poetica di quei film: dal libero arbitrio allo scontro tra fede e scienza, tra ragione e sentimento, tra androidi programmati ed esseri umani. In tutto questo il mistero del pianeta in cui si svolge la vicenda, una storia affascinante e un ottimo equilibrio tra i protagonisti.

Un pianeta da ripopolare

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Raised by Wolves: una foto di scena

Una navicella spaziale arriva su Kepler-22b, un pianeta distante dalla Terra e all'apparenza disabitato. In questa navicella ci sono due androidi che si chiamano tra loro Madre e Padre. Ben presto capiamo che questa navicella è stata mandata dagli umani del pianeta Terra per trovare un pianeta abitabile e ripopolare l'umanità che, nel frattempo, si è estinta a causa di una guerra sanguinosa scoppiata tra atei e credenti, i Mitraici, fedeli alla divinità di Sol. La nuova generazione di umani, cresciuta da due androidi che non concepiscono l'empatia umana e tutto il lato sentimentale che un genitore deve avere con il proprio figlio, sarà composta da atei, fedeli alla ragione e alla scienza, ma ben presto scopriranno di non essere da soli. Altri umani, fedeli a Sol, sono sbarcati in quello stesso pianeta tra cui Marcus (Travis Fimmel), un soldato che sembra nascondere più di qualche segreto. Intorno a loro la desolazione di questo pianeta che contiene tutta una storia da scoprire, una mitologia che si svela poco a poco presentando continuamente pericoli e minacce per entrambe le fazioni.

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Tra lo young adult e la fantascienza adulta

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Raised by Wolves: una suggestiva immagine della serie

Potremmo dividere il cast dei personaggi in due fazioni: da una parte gli adulti, protagonisti della parte più violenta e filosofica della serie, dall'altra i giovani figli di Madre e Padre, di diversa nazionalità che, invece, donano alla serie una marcia inaspettata, da young adult. Il risultato è una storia che riesce a compensare egregiamente i due filoni creando un miscuglio tutto suo e particolare, riuscendo a dosare temi più aulici e intellettuali ad altri più avventurosi e ad altezza di ragazzo. Una scelta che fa guadagnare alle puntate un ritmo particolarmente alto: non ci si annoia mai, complice anche il nutrito parco di personaggi, e la trama procede a grandi cavalcate lasciando costantemente la voglia di saperne di più. Merito non solo delle varie storyline intrecciate, ma anche del world building sapientemente dosato che lascia presagire un mondo ben delineato e una timeline già definita. Attraverso alcuni flashback, parecchi dialoghi e un particolare oggetto che non vogliamo rivelarvi, avremo sempre più informazioni sul passato dei personaggi e dello stesso pianeta Terra. Il tutto così ben raccontato che accresce, nello spettatore, la voglia di perdersi ulteriormente in quell'universo affascinante. Adulti e ragazzi si intrecciano e si complementano nel proseguimento delle vicende rendendo Raised by wolves materiale utile anche per indagare il rapporto tra genitori e figli, tra generazioni differenti che, con occhi diversi, concepiscono l'esistenza. Temi importanti che non vengono urlati, ma lasciati in sottofondo, sfidando lo spettatore a coglierli.

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Un cast che cattura

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Raised by Wolves: Winta McGrath nei panni di Campion

È risaputo: non sempre, ma spesso e volentieri dei buoni personaggi e degli ottimi attori riescono a catturare la nostra attenzione prima ancora della storia. Se Raised by wolves si presenta come una visione che sa affascinare fin dalla prima puntata lasciando che lo spettatore si appassioni al resto della stagione è anche e soprattutto grazie al cast scelto. Amanda Collin (Madre) e Abubakar Salim (Padre) sono veramente perfetti nel dare corpo e voce a due androidi: a prima vista una recitazione falsa e troppo fredda, ma clamorosa per gli abiti che devono indossare, quelli di due robot che seguono una programmazione e non hanno spazio per i sentimenti umani. I piccoli protagonisti, di diversa etnia, a simboleggiare una nuova umanità cosmopolita, sanno poi gestire ottimamente il tempo a loro disposizione e le svolte narrative (a volte davvero inaspettate) dando vita a personaggi tridimensionali e credibili. Vogliamo sottolineare solo la performance di Winta McGrath nel ruolo di Campion, il più importante nelle vicende, e di Felix Jamieson in quello di Paul. Travis Fimmel, già noto per aver prestato corpo a Ragnar della serie Vikings, è forse quello che accusa più il colpo nella seconda metà di stagione, quando le vicende che lo riguardano si attorcigliano un po' su sé stesse.

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Non tutto il metallo luccica

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Raised by Wolves: un'immagine della serie

È l'occasione per affrontare anche i (pochi) difetti di una stagione che si divide in due. La prima metà è al limite della perfezione: al netto di qualche effetto digitale non del tutto riuscito (ma stiamo parlando di minuzie dovute al budget della serie), i primi cinque episodi sanno coinvolgere con una forza che pochissimi prodotti televisivi degli ultimi anni hanno dimostrato di avere. Le cose cambiano leggermente nel sesto episodio e, per tutta la seconda metà di stagione, la serie sembra iniziare un racconto diverso che da un lato aumenta la dose di mistero e di mitologia, ma d'altro canto si ha, a volte, la sensazione che la serie stia perdendo la bussola narrativa, allungando un po' troppo i tempi e lasciando troppe domande senza risposta, in vista di una seconda stagione già confermata. L'effetto più popolare a cui fare riferimento è la serie televisiva Lost (e, in certi casi, le analogie sono parecchie: un mondo da conoscere, segreti di un altro tempo da scoprire, molti personaggi che interagiscono tra loro) di cui Raised by wolves sembra cogliere pregi e difetti. Il rischio è quello di spazientire lo spettatore che non vuole stare al gioco, di innervosirlo con alcune scelte ai limiti del gusto e di rinnegare la natura delle premesse per trasformarsi in qualcos'altro. Forse arrivati al decimo e conclusivo episodio di questa stagione ci saremmo aspettati qualche risposta in più, ma mentiremmo se dicessimo che tutti questi elementi sovrapposti non abbiano fatto il loro lavoro: non vediamo l'ora di proseguire la storia su Kepler-22b.

Conclusioni

A conclusione della nostra recensione della prima stagione di Raised by Wolves, nonostante qualche difetto in relazione a una seconda metà meno immediata della prima, sentiamo di dover premiare questa serie di fantascienza che sa gestire i vari elementi che la compongono. La storia è appassionante, i misteri fanno venire voglia di avere a disposizione la seconda stagione in breve tempo, i personaggi riescono a creare un buon legame con lo spettatore. Rischia di scivolare nelle battute finali, troppo incentrate in uno svolgimento futuro lasciando più domande che risposte, ma possiamo solo premiare questo coraggio. Intrattenimento puro e temi filosofici sanno trovare un giusto dialogo all’interno di questi dieci episodi lasciando lo spettatore affascinato e intrigato.

Movieplayer.it

4.0/5

Voto medio

3.6/5

Perché ci piace

  • La storia è intrigante, piena di misteri e con un buon ritmo.
  • I personaggi, grazie al cast, sanno creare un bel legame con lo spettatore.
  • Il world-building dell’universo narrativo è affascinante e ben delineato.
  • Intrattenimento e temi esistenziali e filosofici si compenetrano al meglio.

Cosa non va

  • La seconda metà di stagione non è al livello della prima.
  • Troppe domande e poche risposte, in vista di una seconda stagione, potrebbero deludere lo spettatore.