Possiamo affermare che i grandi classici della letteratura siano tali perché, nonostante il passare del tempo, continuano a parlarci. Sebbene racconti una società ben lontana dalla nostra, è questo il caso di Ragione e Sentimento, uno dei capolavori immortali di Jane Austen, ora riadattato per il grande schermo da Diana Reid alla sceneggiatura e Georgia Oakley alla regia.
Come molte storie tratte dai lavori della scrittrice britannica, anche questo lungometraggio è un period drama che inquadra le criticità della condizione femminile dell'epoca, intessendo un racconto in cui giovani donne cercano di trovare il proprio posto nel mondo tra amore e desideri personali. Ed è proprio qui il punto di contatto con un presente nel quale, ancora dopo secoli, il ruolo della donna risulta essere un tema estremamente caldo e dibattuto.
Le traversie delle sorelle Dashwood
Siamo in piena epoca Regency e le sorelle Dashwood, Elinor, Marianne e Margaret, si ritrovano insieme alla madre sul l'orlo della povertà. Il defunto padre, applicando la legge dell'epoca, ha infatti lasciato tutti i suoi averi e la casa di famiglia al primogenito maschio. Dopo che il fratellastro e la moglie Fanny comunicano loro lo sfratto, per le donne arriva il momento di trasferirsi altrove. Mentre organizzano la partenza, Elinor fa la conoscenza di Edward Ferrars, fratello di Fanny, con il quale instaura fin da subito un profondo legame di stima e affetto.
Marianne, dal canto suo, conosce John Willoughby, un vicino benestante della loro nuova casa con cui intreccia un'apparentemente tenera storia d'amore. Ma le promesse possono essere infrante e le prospettive sentimentali delle sorelle Dashwood si incrineranno ben presto, proprio come le loro aspettative per il futuro.
Il matrimonio come trappola e sopravvivenza
Quando il matrimonio è l'unica speranza di sopravvivenza, ogni opzione possibile diventa una trappola. La vita di Elinor e Marianne ruota attorno a un'idea di matrimonio inteso come sostentamento: in una società in cui le donne non possono fare altro che rimettersi alla clemenza degli uomini e sperare di essere scelte, è facile perdere di vista le proprie aspirazioni e i propri desideri.
Diana Reid sceglie quindi di mantenere saldo il legame con il romanzo originale, lasciando parlare le vicende delle due giovani donne, ciascuna immatura a modo suo e per questo estremamente ben caratterizzata. L'eccessiva prudenza di Elinor (Daisy Edgar-Jones) e l'impulsività di Marianne (Esmé Creed-Miles) vengono ritratte come due facce della stessa medaglia, oltre che come retaggio di un'educazione improntata sulla contraddizione tra romanticismo e convenienza.
La natura come specchio dell'anima
La regia di Georgia Oakley punta a richiamare i grandi classici del period drama: pur risultando piuttosto canonica, riesce a proporre interessanti soluzioni per comunicare ciò che le parole non dicono. Ne è un esempio il ritratto di una natura selvaggia e viva dove le protagoniste, specialmente Marianne, possono sfuggire alla compostezza e alle buone maniere per ritrovare un sé più vero e istintivo. I boschi e la brughiera diventano così un potente specchio dell'animo delle protagoniste e dei loro turbamenti, facendo emergere quel lato autentico che le trasforma da personaggi letterari a persone reali, che le sgancia dai costrutti sociali e da ogni imposizione.
Si tratta di una messa in scena ricercata e attenta, che funge quindi da efficace contraltare ai rigorosi e talvolta soffocanti ambienti domestici. Ragione e Sentimento è infatti un film ben riuscito: pur concedendosi qualche minuto di troppo nella durata, rende omaggio al grande classico raccontando l'intricata storia delle sorelle Dashwood con maestria, delicatezza e un pizzico di arguta critica sociale.
Conclusioni
Il nuovo adattamento di Ragione e Sentimento, diretto da Georgia Oakley e sceneggiato da Diana Reid, rilegge il capolavoro di Jane Austen con efficacia, ponendo al centro la condizione femminile e le contraddizioni sociali. Tra un'elegante regia e un saggio uso della natura come specchio dei turbamenti interiori delle protagoniste, il film regala un ritratto intimo, profondo e autentico. Pur con qualche minuto di troppo nella durata, la pellicola si conferma un omaggio delicato e visivamente ricercato a un classico senza tempo.
Perché ci piace
- L’ottima caratterizzazione delle protagoniste.
- La messa in scena ricercata ed efficace.
- La cura dei dettagli e la critica sociale.
Cosa non va
- Un minutaggio un po’ troppo esteso.