Quanto basta

2018, Commedia

Quanto basta: cucina e diversità

Una commedia tra il buddy movie e i buoni sentimenti, dove il mondo della cucina e dei piatti stellati diventano l'occasione per raccontare una storia di amicizia, solidarietà e superamento delle diversità.

Lo definisce un film "scritto diverse volte: in sceneggiatura, in regia e con gli attori". Il titolo sarebbe dovuto essere Palato assoluto, ma per il regista Francesco Falaschi, "sarebbe stato troppo culinario". Così dopo lunghi dibattiti Quanto basta ha messo d'accordo tutti: "È un titolo capace di unire una suggestione culinaria e una esistenziale", ci spiega Falaschi durante la presentazione del film alla stampa. "Il rischio era quello di fare una commedia solo sulla cucina, un argomento ormai largamente sfruttato, quindi abbiamo deciso di lasciare il tema sullo sfondo insieme all'idea del crepuscolo dello chef stellato. Abbiamo seguito dei ragazzi con la sindrome di Asperger nelle brigate di cucina di vari ristoranti; non siamo andati troppo sullo specifico in modo da mantenere il cuore della storia: l'incontro dei due personaggi principali".

Quanto basta: Vinicio Marchioni, Luigi Fedele e Nicola Siri in una scena del film

I protagonisti di Quanto basta sono infatti, ognuno a proprio modo, due outsider: Arturo (Vinicio Marchioni) è uno chef stellato sul viale del tramonto, finito dentro per rissa e costretto a ricominciare dai servizi sociali in un centro per ragazzi autistici; Guido (Luigi Fedele) è un giovane con la sindrome di Asperger, una grande passione per la cucina e un posto nella brigata dove Arturo tiene i corsi di cucina. L'imprevista amicizia tra i due, complice la psicologa del centro (Valeria Solarino), sarà il volano dell'intera vicenda: un viaggio on the road verso un contest culinario per aspiranti chef dove Arturo si ritroverà, suo malgrado, a fare da tutor al mite Guido. Una commedia di incontri condita dagli elementi del buddy movie che fa dell'ottimismo e dei sentimenti positivi il suo manifesto.

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Quanto basta: Vinicio Marchioni e Mirko Frezza in una scena del film

Pellegrinaggi culinari e dell'anima

Quanto basta: Luigi Fedele e Benedetta Porcaroli in una scena del film

A bordo di una lancia Prisma, l'unica sulla quale accetterebbe di viaggiare Guido, la strana coppia inizia così un rocambolesco pellegrinaggio che il regista ha il dono di raccontare con leggerezza non senza prima aver sciorinato spadellamenti, spolverate di spezie, fondi di cucina e impiattamenti. Quanto basta cioè a fare della cucina solo una piacevole cornice che non infastidisce, non occupa la scena, ma offre suggestioni e metafore esistenziali: "Il quanto basta in una ricetta lo stabilisci tu, lo devi sentire, non si può misurare", insegnerà Arturo a Guido coniando un'espressione che diventerà il mantra dei momenti topici del film.

Quanto basta: Vinicio Marchioni e Valeria Solarino in una scena del film

"Ho letto la sceneggiatura e l'ho trovata piena di grazia e leggerezza, una boccata d'aria. Non ho affrontato nessun tipo di preparazione, meno ne avrei saputo e meglio sarebbe stato: Arturo è uno di quei protagonisti che in realtà non lo sono, il loro compito è mettersi completamente al servizio della storia. Più passano gli anni più sono affascinato dalle mancanze degli esseri umani e mi interessava che Arturo avesse avuto un certo passato e che cominciasse a frequentare questo gruppo di ragazzi nel modo più cinico e disilluso possibile. Mi piaceva il fatto che non ci fosse nessun pietismo o falso pudore nell'approcciarsi ad una tematica come quella dell'Asperger. E poi mi interessava l'idea che fosse proprio Arturo ad avere più bisogno di aiuto", spiega Vinicio Marchioni che con Lugi Fedele (il giovane interprete che ci aveva già deliziato con Piuma) ci regala momenti di straordinaria sincerità emotiva.

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Un film d'attori

Quanto basta: Alessandro Haber in una scena del film

Perché Quanto basta è un film di attori dal crepuscolare e dolente Celso di Alessandro Haber, chef vecchia scuola e lontano dalla bontà stellata ostentata nei talent televisivi, allo pseudo Cracco di Nicola Siri (chef Marinari); ma su tutti spicca per misura e naturalezza la performance con cui Fedele mette in scena Guido restituendone sfumature che impediscono di ridurre il personaggio a una caricatura pietistica della sindrome di Asperger.
Ogni gesto, ogni dettaglio, ogni movenza e camminata sono il frutto evidente di uno studio minuzioso e devoto: "Sono partito dall' esteriorità del personaggio osservando la prosodia e il linguaggio del corpo in relazione con uno spazio esterno, e solo in un secondo momento sono venuto a contatto con diversi ragazzi affetti da Asperger. La ricerca si è così spostata sull'interiorità e ho provato a capire cosa ci sia dietro a ogni loro gesto e silenzio", racconta.
Peccato che la sceneggiatura sia prevedibile, a tratti banale e fin troppo spesso risolta dai buoni sentimenti, difetti tuttavia perdonabili per un film sulla neurodiversità che diventa elogio della semplicità e delle piccole cose perché "il mondo ha più bisogno di un perfetto spaghetto al pomodoro che di un branzino al cioccolato".

Quanto basta: cucina e diversità
Elisabetta Bartucca
Redattore
2.5 2.5
Cinecittà World
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