Pretenders

2018, Drammatico

Recensione Pretenders: tra amore e cinefilia, James Franco fa il suo Jules e Jim

La recensione di Pretenders, triangolo sentimentale ambientato nella scena artistica della New York anni '80 diretto da James Franco.

Pretenders James Franco

Dopo aver omaggiato ampiamente i suoi numi tutelari letterari, James Franco passa a quelli cinematografici e realizza un romance che più cinefilo non si può. Pretenders è una storia d'amore sognante, un triangolo sentimentale tra giovani artisti con svolte impreviste, ritorni di fiamma e continui ripensamenti ambientato in un tempo sospeso. A sottolinearlo ci pensa la fotografia fluo che accompagna gli intrecci sentimentali conditi di amore per l'immagine, il cinema, il teatro e la fotografia.

Jack Kilmer, già collaboratore di James Franco in Palo Alto, interpreta il timido Terry, studente di cinema a New York e aspirante regista, mentre Shameik Moore è lo spavaldo fotografo Phil, esuberante donnaiolo. Nelle sue sortite notturne al cinema, Terry fa la conoscenza della bella Catherine (Jane Levy), misteriosa attrice di teatro di cui si invaghisce. Ben presto anche Phil comincia a provare attrazione per la ragazza che, a più riprese, intreccia una relazione con entrambi dando vita a un sofferto e ambiguo triangolo sentimentale che si snoderà lungo l'arco di anni.

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James Franco, un amore da sogno e la New York anni '80

Pretenders Jane Levy2

Per il nuovo lavoro da regista, prodotto con la sua Rabbit Bandini Productions, James Franco ha scelto di utilizzare una sceneggiatura firmata da Josh Boone che circolava da anni nell'ambiente e che riassume perfettamente le sue ossessioni: l'amore per il cinema, quello per l'arte d'avanguardia, la passione per le donne e una visione totalizzante del sentimento. In Pretenders Franco si affida a un trio di giovani star in ascesa - il figlio d'arte Jack Kilmer, il cantante e ballerino Shameik Moore e la magnetica Jane Levy, apprezzata di recente in Castle Rock - ritagliandosi un piccolo, ma significativo ruolo. Con lui anche Juno Temple nel ruolo di un'esuberante attrice e Dennis Quaid in quelli del ruvido padre di Terry.

Pretenders Jack Kilmer

A far da sfondo al triangolo sentimentale focus di Pretenders è la New York anni '80, città vitale, sofisticata, ma anche ingenua, su cui sta per affacciarsi la piaga dell'AIDS. Dove finisce il confine tra sogno e realtà, tra verità e finzione? Difficile stabilirlo in Pretenders, pellicola che, fin dal look, denuncia la sua natura onirica. Impressione amplificata dall'uso di improvvise ellissi temporali che disorientano lo spettatore. Nel tentativo di sfogare la sua ossessione cinefila, James Franco guarda a modelli alti, dalla Nouvelle Vague a Bertolucci, ispirandosi a quegli autori che hanno plasmato il suo immaginario e che gli permettono di sfogare il suo esasperato romanticismo. Il risultato è un incrocio tra Jules e Jim e The dreamers - I sognatori, ma intriso di una componente ingenua, quasi infantile.

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L'artificio dell'arte taglia i legami con la realtà

Pretenders

In più occasioni James Franco ha dimostrato come il limite del suo stile registico sia la tendenza derivativa. Il suo approccio all'arte è didattico, difficilmente il Franco autore ha mostrato sprazzi del suo io più intimo preferendo attingere ad autori classici o contemporanei. Anche stavolta, pur parlando d'amore, James Franco preferisce non esporsi e fa suo un immaginario cinefilo che se da una parte crea immediatamente un ponte con il pubblico che ne riconosce l'origine, dall'altra ha un sapore artificioso. La sfuggente Catherine di Jane Levy, col suo sguardo da gatta e il temperamento irrequieto, è un richiamo diretto all'altra Catherine, quella magnificamente interpretata da Jeanne Moreau in Jules e Jim. In più stavolta il sostrato comune all'interno del quale si consumano le dinamiche della duplice coppia Catherine-Terry e Catherine-Phil è la scena artistica della New York anni '80 tra corsi di cinema, vernissage di fotografia e sperimentazioni.

Pretenders Jane Levy

Questo mondo astratto e intellettuale esiste nella visione astratta di James Franco più che nella realtà, e a ribadirlo ci pensa lo stile visivo anti-naturalistico sottolineato dalla fotografia di Peter Zeitlinger. Le stesse svolte narrative nel triangolo sentimentale risultano forzate: il continuo oscillare di Catherine tra Terry e Phil, l'insicurezza dei due giovani, i segreti che la loro musa nasconde sono retaggi di un romanticismo esasperato che esiste solo nei film. Di conseguenza Pretenders si configura e funziona in quanto visione, omaggio estremo all'universo cinefilo di cui l'eclettico artista si è nutrito, ma scricchiola se posto a confronto con la realtà. Ma forse è proprio ciò che James Franco prova a ribadire in un finale che rimescola ancora una volta le carte in tavola. Il cinema è finzione pura e la finzione è tutto ciò che Franco ha intenzione di offrire al suo pubblico, quando credi di conoscerlo lui è pronto a sfuggire ancora una volta.

Recensione Pretenders: tra amore e cinefilia,...
Valentina D'Amico
Redattore
3.0 3.0
Cinecittà World
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