Pablo Larraín su Ema: “È un film che parla di passione e desiderio”

Intervista a Pablo Larraín, regista di Ema, film con Gael García Bernal e Mariana di Girolamo nei ruoli di due ballerini che vivono tra danza, musica, fiamme e passione.

INTERVISTA di 02/09/2020
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Venezia 2019: Mariana di Girolamo e Pablo Larrain al photocall di Ema

Presentato in concorso alla 76esima Mostra Internazionale del Cinema di Venezia, arriva finalmente nella sale italiane Ema di Pablo Larraín. Dopo Neruda e Jackie, il regista cileno torna a una pellicola il cui titolo coincide con quello del protagonista.

Questa volta siamo ai giorni nostri, a Valparaíso: Ema (Mariana di Girolamo), è in crisi con il marito Gaston (Gael García Bernal), che non può avere figli. I due hanno adottato un bambino, che ha causato una tragedia a causa della sua passione per il fuoco. Ema da quel momento diventa una forza inarrestabile, che sconvolge la vita di chi le sta intorno.

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EMA: un'immagine del film

Fuoco, musica, movimenti sensuali del corpo: Ema è una danza ipnotica e seducente, fatta di suoni, colori ed epidermide. L'ennesimo tassello originale e imprevedibile nella carriera multiforme di Pablo Larraín. Ne abbiamo parlato con il regista, al Lido di Venezia, con cui, vista la passione per il fuoco e i capelli biondo platino della sua protagonista, abbiamo parlato anche di Game of Thrones: "Sono un fan di Game of Thrones. Credo sia una serie incredibile, ma penso che sia completamente distante da questo film. Ema e Danerys Targaryen hanno dei punti in comune per quanto riguarda l'aspetto estetico. A me interessa il contenuto. Amo la serie, ma non penso abbiano niente in comune."

La video intervista a Pablo Larraín su Ema

Da Neruda a Jackie: perché Pablo Larraín è uno dei migliori registi del mondo

Ema, la famiglia e Tolstoj

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Venezia 2019: Pablo Larrain al photocall di Ema

In Ema vengono mostrati diversi tipi di famiglie, tutte piene di problemi (ne abbiamo parlato nella nostra recensione di Ema). Qualcosa che fa venire in mente l'incipit di Anna Karenina di Tolstoj, in cui si dice che tutte le famiglie felici si somigliano, mentre quelle infelici lo sono a modo loro. Le famiglie di Ema sono tutte infelici? "Infelici? Non sono d'accordo" ci ha detto il regista, spiegando meglio: "La famiglia è una delle strutture portanti della società nella nostra cultura e penso ci siano diversi modi di capire una famiglia. Tutti ne abbiamo una, a prescindere da come sia. Penso che questo film mostri come le famiglie possano essere di vari tipi. C'è molta passione, compassione e un sacco di difficoltà. Come in ogni famiglia. Non so come sia la tua, ma le famiglie sono delle realtà in cui ci amiamo e preoccupiamo molto l'uno dell'altro. Cresciamo insieme. Le famiglie sono molto interessanti: non scegli la tua. Credo sia quello di cui cerca di parlare il film."

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Ema: il monologo sul reggaeton di Gael García Bernal

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Ema: un'immagine del film

In Ema c'è un monologo geniale, interpretato magistralmente da Gael García Bernal, sul reggaeton. Il personaggio esprime un odio viscerale per questo genere musicale. Per Larraín la sua funzione era essenziale: "Prima del film non conoscevo bene il reggaeton. Poi, durante la lavorazione, ho capito che il personaggio aveva bisogno di ascoltare e ballare il reggaeton. Mi ci sono abituato. Ce ne sono di tanti tipi, alcuni più interessanti di altri. Non è importante cosa ne penso io: la cosa interessante è riuscire a fotografare quella generazione, che non è la mia. È più giovane di me. Loro ballano e si esprimono attraverso il reggaeton. Questo crea più livelli di lettura sociale: il reggaeton è un tipo preciso di musica, ha una sua forza, è un tipo di cultura che si sta diffondendo. È molto sensuale, si collega a qualcosa che succede nell'America Latina. Ora è in tutto il mondo. Devo dire che ormai in un certo senso mi piace. Non ce l'ho nelle cuffiette, ma a volte, se sono a una festa e qualcuno mette il reggaeton, dico: perché no?"

Ema: il tentativo di Pablo Larraín di comunicare con il nuovo secolo

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Ema: una scena del film

Ema è completamente diverso da tutto ciò che Pablo Larrain ha fatto in precedenza. C'era bisogno di un tipo di film differente per raccontare una generazione diversa? Il regista: "Io appartengo a una generazione precedente a quella che si vede nel film, quindi, in qualche modo, vengo dal secolo precedente. Mentre questa generazione è di questo secolo. C'è una distanza. Noi registi cerchiamo di vedere e approcciare questa generazione, più che capirla. Siamo diversi su molti livelli, quindi ho cercato di connettermi a loro e portare quell'energia nel film. Volevo un film che si muovesse in avanti, sempre più avanti, grazie a un personaggio che a volte ti sta vicino, altre si allontana, altre è accanto a te, a volte prova più empatia, altre meno. È un film che parla di passione e desiderio. La più grande motivazione dei personaggi è l'amore: all'inizio della storia qualcuno prende una decisione e poi, dopo un intero ciclo della vita, capisci cosa succede. Credo sia importante."