Outlander 8, recensione dei primi episodi: un promettente ritorno alle origini

La saga televisiva basata sui romanzi fiume di Diana Gabaldon volge al termine. E l'ottava stagione sembra partire al meglio. Su Sky.

Claire (Caìtriona Balfe) e Jamie (Sam Heughan) in Outlander 8

Parlare del viaggio televisivo di Outlander in Italia significa chiacchierare con una nicchia molto appassionata. Già perché, nonostante la saga creata da Diana Gabaldon sia estremamente popolare, sia dal punto di vista letterario sia da quello televisivo, nello Stivale non si è mai tramutata in un vero e proprio fenomeno di massa. È una produzione seguita, ma lo è in maniera meno appariscente o vistosa rispetto a roba come Game of Thrones. Come tipologia di fandom siamo più nei paraggi di Downton Abbey che in quelli dell'epopea di George R. R. Martin.

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Sam Heughan in Outlander 8

Con cui Outlander, paradossalmente, al netto dell'elemento fantasy, ha ben più a che spartire rispetto a quanto accade nell'elegante magione della famiglia Crawley nella creazione di Julian Fellowes. Ed è, francamente, un peccato: anche dalle nostre parti avrebbe meritato una spinta e una visibilità ben maggiori, oltre a una modalità di distribuzione meno "caotica". Ma evidentemente era stato deciso a monte che si trattava di una proposta poco adatta al nostro mercato. Mistero della fede, come si suol dire.

Outlander: una storia che appassiona

I romanzi-fiume di Diana Gabaldon non sono mai stati tecnicamente pubblicati a puntate su un qualche giornale, ma, ciò nonostante, possono essere definiti per certi versi degli appassionanti feuilleton. Cosa che rende ancora più paradossale lo status di serie di nicchia posseduto da Outlander nello Stivale. Che poi, dal punto di vista del valore produttivo, sta proprio agli antipodi del concetto stesso di nicchia, a cui viene facile associare anche quello di "poco costosa".

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Una scena da Outlander 8

Magari non avrà raggiunto le cifre monstre da 20 o 30 milioni di dollari a puntata di produzioni come la già citata G_ame of Thrones_, One Piece o Stranger Things, ma non è che Starz abbia mai lesinato dollari per permettere allo showrunner e produttore Ronald D. Moore di raccontare i rocamboleschi (e tragici) viaggi nel tempo di Claire Beauchamp Randall Fraser e famiglia. Un'avventura cominciata il 9 agosto 2014 negli Stati Uniti e il 9 marzo 2015 in Italia. E che adesso, con l'arrivo su Sky e NOW delle prime due puntate dell'ottava e ultima stagione, volge al termine.

Outlander - Stagione 8: la trama

Jamie (Sam Heughan) e Claire (Caitriona Balfe) sono tornati a Fraser's Ridge dopo essersi lasciati la Guerra d'Indipendenza americana alle spalle. Dopo tutto il tempo trascorso lontani da quella comunità da loro stessi fondata vengono ovviamente accolti anche da numerosi volti nuovi e hanno modo di scoprire tutti i cambiamenti che il trascorrere degli anni ha portato.

Fraser's Ridge è una comunità florida che è riuscita a prosperare e funzionare anche senza i Fraser. Ma quando si parla di Jamie, Claire, Brianna (Sophie Skelton), Roger (Richard Rankin) e tutti i loro cari, nulla è mai semplice. Ci sono insidie interne ed esterne alla famiglia con cui fare i conti, la battaglia per Fraser's Ridge che è ben lungi dall'essere terminata e, soprattutto, delle fosche informazioni dal futuro che preannunciano un tragico destino per alcuni membri della famiglia.

Sing Me a Song of a Lass That Is Gone

Dicevamo qualche riga fa che, tecnicamente, Outlander non è un feuilleton anche se, sostanzialmente, lo è. Perché ha sempre presentato tutti quegli elementi che hanno reso così popolare e amato questo genere (o sottogenere per i detrattori) di romanzo: archi narrativi infiniti, passioni senza confine, drammi torcibudella e una certa componente melodrammatica che non guasta.

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La famiglia Fraser al gran completo

E come spesso avviene in questi casi, non si è sempre mantenuta ad alti livelli perché, nel corso di questi dodici anni, dei momenti di stanchezza ci sono indubbiamente stati. Ma adesso non si scherza più, perché è arrivato il giorno in cui i nodi devono obbligatoriamente venire al pettine, almeno a giudicare dalle prime due puntate. E fanno ben sperare perché sembrano promettere una stagione finale caratterizzata da tutti quegli elementi che hanno reso Outlander un fenomeno della cultura pop (beh, almeno fuori dai nostri confini, come dicevamo).

L'elemento nostalgico

L'elemento del viaggio nel tempo e delle ripercussioni delle informazioni che dal futuro arrivano nel passato sembra essere tornato centrale, con tutto ciò che ne consegue nei termini di quel bizzarro fiabesco tipico di questa saga.

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Jamie, Claire e un personaggio molto importante della stagione finale di Outlander

C'è poi un forte elemento nostalgico assicurato dal ritorno in scena di volti molto amati che ruotano intorno ai due protagonisti Jamie e Claire, come sempre magistralmente interpretati da Sam Heughan e Caitríona Balfe, la cui complicità e abilità nell'interpretare due magnetiche persone che sono state (e restano tuttora) appassionati amanti, ma anche rispettati e credibili capifamiglia, sono letteralmente esemplari. Poi è palese: ci sono anche tutte quelle stucchevolezze tipiche di Outlander e di racconti come questi. In primis il fatto che a cinque secondi di felicità e gioia seguono poi interminabili attimi di tragedia, funestati da ulteriori presagi di sciagura.

Conclusioni

Giunta alla stagione finale, Outlander sembra essere indirizzata sulla strada giusta. I primi due episodi di quest'ultimo blocco di puntate tornano all'origine di ciò che ha reso amatissima e popolare la serie TV tratta dai romanzi di Diana Gabaldon. Scivoloni melodrammatici inclusi. È chiaramente presto per poter dare un giudizio con tutti i crismi ma, per il momento, siamo decisamente fiduciosi.

Movieplayer.it
3.5/5
Voto medio
3.8/5

Perché ci piace

  • Il ritorno alla centralità del dialogo fra futuro e passato
  • Il senso di chiusura
  • L'effetto nostalgia

Cosa non va

  • Un certo ripetersi di alcune dinamiche
  • La stucchevolezza e prevedibilità di alcune tragedie