Oscar 2026: ecco come (non) sono andate le candidature

Il record de I Peccatori, la potenza di Hamnet, la sfida di Paul Thomas Anderson, il peso dei film internazionali. Cosa ci dicono le nomination agli Academy Awards? Che il cinema ha ancora molto da dire. E Netflix? Parliamone...

Sul set de I Peccatori

Pochi strattoni, qualche candidatura spuntata, assenti rumorosi, un record e due certezze inossidabili. Dopo il trionfo ai Golden Globe, Hamnet di Chloé Zhao e Una battaglia dopo l'altra di Paul Thomas Anderson sono i titoli che si contenderanno l'Oscar 2026 come miglior film, provando a sfuggire da I Peccatori di Ryan Coogler, che riesce a imporsi con un record mica male: 16 candidature, prima volta in assoluto in 98 anni di storia.

Dicaprio Pta Set Battaglia Dopo Laltra
Leonardo DiCaprio e Paul Thomas Anderson sul set di Una battaglia dopo l'altra

Candidature alla mano, annunciate come da tradizione con largo anticipo rispetto alla serata di premiazione (in Italia, la notte tra il 15 e il 16 marzo), ricalchiamo il pensiero di Lynette Howell Taylor, presidente dell'Academy of Motion Picture Arts and Sciences, quando parla di "film capaci di parlare a tutto il mondo".

Oscar 2026: chi è stato candidato?

Effettivamente, le pellicole (anzi, le storie) nominate riescono a instaurare un certo dialogo con il pubblico, sottolineando - qualora ce ne fosse bisogno - il potere della narrazione cinematografica. Donne e uomini fragili, insicurezze, fallibilità, alieni e alienanti realtà. Cinema politico, oltre i cardini di uno show-biz che tramuta l'arte in un'industria che muove milioni di dollari. E poi i sogni, talmente veloci che diventano incubi. Una marcata lettura moderna, in cui lo storytelling ri-elabora le tracce oscure di un mondo votato all'isteria, e aggrappato all'arte come presidio di resistenza civile. In questo senso, il finale di Hamnet riassume efficacemente tutti gli altri titoli candidati.

Hamnet Immagine
Il finale di Hamnet

A cominciare dai film internazionali, probabilmente quelli più validi: L'agente segreto - che ottiene poi la candidatura meritata come miglior film, e quella ancora più meritata per il miglior attore, Wagner Moura -, e poi Sentimental Value di Joachim Trier (altro titolo infuocato in questa stagione dei premi, agli Oscar con nove nomination), La voce di Hind Rajab di Kawthar ibn Haniyya, Un semplice incidente di Jafar Panahi e Sirat di Oliver Laxe che, non ce ne vorrà il regista, strappa la candidatura a due titoli che avrebbero meritato il posto: l'ottimo L'ultimo turno di Petra Volpe (!) e No Other Choice di Park Chan-wook (!!).

E se i premi sono un gioco solo fin quando non decidi chi vince e chi perde, definendo il destino di un film, questi Academy Awards - vadano come vadano - saranno ricordati per l'egemonia di Ryan Coogler con I Peccatori. Chance di vittoria? Buone, ma cinematograficamente parlando, Una battaglia dopo l'altra e soprattutto Hamnet dovrebbero avere maggiori possibilità di imporsi. Restando in tema di "best picture", un po' a sorpresa spunta F1, che colleziona anche diverse nomination tecniche. Visto che ci siamo, e a conti fatti le candidature le trovate su Wikipedia, come sempre l'umore lo determinano gli esclusi.

Gli esclusi: dov'è Chase Infiniti?

Alcuni, quest'anno, balzano subito agli occhi. Totalmente assente Wicked - Parte 2 (nemmeno i costumi, e pure tenuto fuori assurdamente dalla musica e dalla canzone originale), snobbata - e questa grida vendetta - Chase Infiniti come miglior attrice protagonista (al posto suo Renate Reinsve e una "scontata" Emma Stone), Weapons avrebbe meritato di più (almeno la sceneggiatura), come Dwayne Johnson avrebbe meritato di entrare in cinquina per il Miglior Attore: la sua prova in The Smashing Machine ha salvato il film (un vero e proprio tonfo per A24, vista la gigantesca campagna marketing iniziata a Venezia 82).

Weapons Scena Trailer
Una scena di Weapons

L'altro assente è Spike Lee, il suo Highest 2 Lowest ha una colonna sonora pazzesca (Howard Drossin). Nominare quella di Jerskin Fendrix per Bugonia sembra quasi un ossimoro.

E Netflix? Vedi alla voce Guillermo del Toro

Train Dreams Joel Edgerton Kerry Condon Scena
Train Dreams: Joel Edgerton con Kerry Condon

Altra riflessione: se i film nominati hanno tutti un fortissimo respiro cinematografico (e torniamo sul tris di Hamnet - Nel Nome Del Figlio, Una battaglia dopo l'altra e I Peccatori), è obbligata una riflessione da leggere tra le righe delle candidature. Conti alla mano, e complice la trattativa con Warner Bros., parte dell'attenzione era rivolta sui titoli Netflix.

Com'è andata? 18 candidature in totale suddivise in sei film (in mezzo Frankenstein, Train Dreams, KPop Demon Hunters, il documentario The Perfect Neighbor e il corto All the Empty Rooms). Poche? Forse, considerando la totale esclusione di_ Jay Kelly_ (Adam Sandler avrebbe meritato) e l'altrettanto totale esclusione di A House of Dynamite, su cui Netflix aveva puntato molto fin dal passaggio a Venezia 82.

Marty Supreme Marty Supreme Timothee Chalamet Set
Chalamet e Josh Safdie sul set di Marty Supreme

Tuttavia, per misurare la temperatura della situazione bisogna sottolineare la snub più emblematica di tutte: Guillermo del Toro è fuori dalla cinquina dei migliori registi. Incredibile ma vero, data la campagna comunicativa portata avanti. Giusto o sbagliato? Tra Coogler, Chloé Zhao, Paul Thomas Anderson e Joachim Trier ecco quatto quatto Josh Safdie. Uno che punta alla sostanza e al dinamismo, senza arrovellarsi nella più sgamata delle estetiche. Vedere Marty Supreme per credere. Ah, dimenticavamo l'Italia: non pervenuta.