Olivia Newton-John, non solo Grease: le sue canzoni-simbolo

Star dei musical Grease e Xanadu, Olivia Newton-John è stata una delle regine del pop fra gli anni Settanta e Ottanta: le rendiamo omaggio ripercorrendo le sue canzoni più famose.

CLASSIFICA di 09/08/2022
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Grease: un primo piano di Olivia Newton-John

Il caschetto biondo, gli occhi azzurri irraggiati da una timida dolcezza e un sorriso composto ma luminoso. Per la maggior parte del pubblico, il nome e la voce di Olivia Newton-John sono stati - e saranno - sempre legati all'immagine di Sandra Dee Olsson, detta Sandy, la diciassettenne australiana che, una volta approdata negli Stati Uniti, si faceva rubare il cuore dal Danny Zuko di John Travolta. Una tale identificazione fra attrice e personaggio è inevitabile, del resto, quando il personaggio in questione è la protagonista di un film quale Grease: non soltanto il secondo maggior campione d'incassi del 1978 (quasi alla pari con Superman), ma un fenomeno culturale che ha travalicato il tempo e le generazioni, perfino più del quasi coevo La febbre del sabato sera, che con pochi mesi d'anticipo aveva contribuito a definire una nuova tipologia di musical cinematografico.

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Grease: un primo piano di Olivia Newton-John

Eppure, la parabola professionale di Olivia Newton-John non può essere delimitata unicamente a Grease, per quanto la pellicola diretta da Randal Kleiser le abbia fatto guadagnare un posto inossidabile nell'immaginario collettivo di tutti noi. Nata a Cambridge il 26 settembre 1948, figlia di un ex-ufficiale dell'MI5 e nipote, dal ramo materno, di un fisico tedesco premio Nobel fuggito dalla Germania nazista, l'inglese Olivia è stata spesso associata all'Australia: la sua famiglia, infatti, si trasferisce a Melbourne quando lei ha appena sei anni, ed è proprio in Australia che, da adolescente, la Newton-John inizia a muovere i primi passi nel mondo dello spettacolo. Dopo essersi esibita in giro per l'Europa con l'amica e collega Pat Carroll, all'inizio degli anni Settanta vede la propria carriera musicale spiccare il volo: i suoi primi dischi, costituiti da ballad sentimentali con venature country, attirano un notevole interesse anche in America, trasformandola in breve in una superstar.

Olivia Newton John
Una foto di Olivia Newton-John

Se Grease, con la sua strepitosa colonna sonora, ne sancisce la definitiva consacrazione a livello globale, Olivia si manterrà sulla cresta dell'onda almeno fino alla metà del decennio a venire, arrivando a vendere un totale di sessanta milioni di dischi. Merito di un mix, tanto genuino quanto infallibile, fra la sua voce cristallina, la capacità di incarnare il modello della "brava ragazza" con una spontaneità del tutto priva di stucchevolezza e, non ultima, una verve ironica che ha saputo restituire sia nelle sue canzoni che sul grande schermo: caratteristiche che hanno continuato a contraddistinguerla fino alla sua scomparsa, alla soglia dei settantaquattro anni, e che le hanno permesso di conservare l'ammirazione e l'affetto di un pubblico di ogni età. Per ricordare Olivia Newton-John, e rendere omaggio al suo percorso musicale, ripercorriamo dunque in ordine cronologico cinque fra le canzoni-simbolo del suo repertorio.

1. I Honestly Love You

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Un'immagine di Olivia Newton-John

Reduce dai primi successi sul suolo americano grazie alla sua virata nel campo del country, nel 1974 Olivia Newton-John raggiunge per la prima volta la vetta della classifica USA con una delle tenere ballate che le faranno conquistare legioni di fan, I Honestly Love You. Del resto, pochi altri interpreti sono riusciti a dar voce a un romanticismo dalla purezza adolescenziale, a tratti perfino naïf, con il suo stesso trasporto: sentirle cantare un pezzo del genere permette già di immaginarla nei panni di Sandy Olsson, con quattro anni d'anticipo su Grease. I Honestly Love You le consentirà di vincere due Grammy Award, incluso il trofeo per la miglior registrazione dell'anno, e sarà seguita da lì a pochi mesi da un'altra canzone d'amore approdata al numero uno in classifica, Have You Never Been Mellow.

2. Hopelessly Devoted to You

Olivia Newton John Hopelessly Devoted To You
Grease: un'immagine di Olivia Newton-John

Ed è appunto nel solco dei suddetti "cavalli di battaglia" che nel 1978 il suo autore e produttore di fiducia, John Farrar, scrive per lei un brano originale da inserire nella colonna sonora di Grease: Hopelessly Devoted to You, una delicata ballad con cui Sandy, in piedi sul portico nella sua lunga vestaglia bianca, dichiara i propri sentimenti per Danny. È la scena con cui Olivia Newton-John farà innamorare di sé mezzo pianeta, dando voce a un pezzo destinato allo statuto di classico: Hopelessly Devoted to You riscuote infatti una vasta popolarità, piazzandosi al terzo posto negli Stati Uniti e al secondo posto in Gran Bretagna, e riceverà la candidatura all'Oscar come miglior canzone.

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3. You're the One That I Want

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Grease: Olivia Newton-John e John Travolta

Da un lato il prototipo dell'ingénue, pronta a cullarsi nelle fantasie romantiche delle Summer nights appena trascorse; dall'altro una giovane donna sicura di sé e sfrontatamente sexy: è la trasformazione che, nel finale di Grease, vede Sandy sfoderare una cascata di riccioli biondi e una grintosa mise in pelle nera, mentre ribadisce con determinazione l'oggetto del proprio desiderio. Il relativo numero musicale è ovviamente You're the One That I Want, scatenato duetto fra John Travolta e Olivia Newton-John composto per l'occasione da John Farrar, nonché una delle più travolgenti hit del decennio. Scelta come singolo di lancio dalla colonna sonora di Grease subito dopo la title track di Frankie Valli, You're the One That I Want si aggiudica il primo posto sia negli Stati Uniti che in Gran Bretagna (per ben nove settimane) e diventerà uno dei singoli più venduti di tutti i tempi.

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4. Xanadu

Xanadu
Xanadu: un'immagine di Olivia Newton-John

A due anni di distanza da Grease, la Universal tenta di capitalizzare la rinnovata fama di Olivia Newton-John affidandole il ruolo da protagonista in Xanadu, musical cinematografico a tinte fantasy ispirato al film Bellezze in cielo, con la partecipazione nel cast del leggendario Gene Kelly. Il risultato si rivela però un disastro sia dal punto di vista artistico, con una valanga di stroncature (per quanto in seguito verrà in parte rivalutato), sia da quello commerciale; in compenso però la colonna sonora, realizzata dalla star inglese insieme alla Electric Light Orchestra, incassa un ottimo responso. E se negli Stati Uniti è il singolo Magic a riportare la Newton-John in cima alla classifica, in Europa è soprattutto il vivace brano del titolo a incantare le platee: nell'estate del 1980, Xanadu arriverà al primo posto in Gran Bretagna, in Germania e in diversi altri paesi.

5. Physical

Olivia Newton John Physical
Olivia Newton-John nel video di Physical

Poche canzoni sapranno sintetizzare un certo immaginario pop degli anni Ottanta con la stessa efficacia di Physical, pubblicata nell'autunno 1981 come singolo di lancio dell'omonimo album. Composta in origine per Rod Stewart, Physical sancirà una netta svolta nella parabola di Olivia Newton-John: abbandonati il candore e i toni sognanti del decennio precedente, Olivia sfrutta questo pezzo ritmato e dal testo malizioso ("You gotta know that you're bringin' out/The animal in me") per disegnare un'immagine di sé più adulta e schiettamente sensuale. A stemperare il carattere 'esplicito' di Physical sarà il celebre e ironico video d'accompagnamento, con la Newton-John impegnata a fare da trainer in palestra a un gruppo di uomini che le riserveranno più di una sorpresa.

Physical
La copertina del singolo Physical di Olivia Newton-John

Physical si rivela l'ennesima hit mondiale della talentuosa Olivia, ma è in particolare negli Stati Uniti che il successo della canzone tocca vette inimmaginabili: per dieci settimane staziona al primo posto della classifica americana e la rivista Billboard la proclamerà il singolo di maggior successo degli anni Ottanta. A quasi tre decenni di distanza, nel 2010, la Newton-John tornerà a cimentarsi con Physical in una nuova versione in duetto con Jane Lynch, registrata durante la sua partecipazione a un episodio della serie Glee, riuscendo addirittura a rientrare in classifica negli USA: una discreta prova di longevità per un'antidiva a cui è stato impossibile non voler bene, ieri come oggi.