Nulla da perdere, recensione: una madre pronta a tutto (in un film discontinuo)

Al centro di Nulla da perdere una donna che teme per le sorti del figlio gravemente malato e farà di tutto per salvarlo prima che sia troppo tardi. Su Netflix.

Un'immagine promozionale di Nulla da perdere

Jada, istruttrice di boxe per bambini, ha lottato a lungo prima di diventare madre, arrivando all'effettiva genitorialità attraverso una donazione di embrioni, seguita ad anni di tentativi falliti col compagno. Compagno col quale si è poi separata e all'inizio di Nulla da perdere la troviamo infatti da sola a crescere il piccolo Noa, che ha da poco raggiunto l'età di dieci anni.

La Protagonista Di Nulla Da Perdere
La protagonista di Nulla da perdere

Un bambino felice, nonostante la separazione dei genitori, ma che vede il mondo crollargli addosso quando gli viene diagnosticata una rara forma di tumore del sangue che gli lascia poche speranze e lo costringe a un lungo ricovero ospedaliero. La sola possibilità di salvezza è quella di trovare in tempo un donatore di midollo compatibile e Jada si dimostrerà pronta a tutto, pur di salvare la vita del figlioletto prima che sia troppo tardi.

Nulla da perdere: questo l'ho già visto

Se la trama ha ricordato a molti di voi un film di inizio millennio con protagonista Denzel Washington è più che comprensibile, giacché Nulla da perdere ha molto in comune con John Q (2002), al punto da apparirne come una sorta di remake non ufficiale. Là era un problema cardiologico, qua la leucemia la causa scatenante, ma le dinamiche che prenderà ben presto la sceneggiatura ricordano non poco suddetto prototipo.

Una Scena Toccante Di Nulla Da Perdere
Nulla da perdere, un'immagine del film Netflix

Jada infatti, memore della sua esperienza agonistica, si improvviserà (anti)eroina d'azione, decidendo di forzare la mano alle istituzioni e a chi potrebbe aiutarla, stanca di quella burocrazia che mette a rischio la salute sempre più claudicante del bambino. Proprio di fronte all'impossibilità di aspettare quei tempi lunghissimi e potenzialmente fatali, la protagonista di Nulla da perdere fa scelte sbagliate per fare la cosa giusta, rischiando di dividersi le simpatie del pubblico nella sua disperata missione materna.

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Cambi di registro e un film discontinuo

Protagonista su cui va fatta una premessa importante: esistono infatti interpreti comici che, arrivati a un certo punto della carriera, sentono il bisogno di cimentarsi nel dramma, di affrontare qualcosa di più serio. Nawell Madani, one-woman-show belga diventata una celebrità in Francia grazie al Jamel Comedy Club, ha deciso di fare tutto da sola con questo suo secondo film da regista, per il quale si è anche scritta personalmente il ruolo di questa donna senza mezze misure.

Un Immagine Di Nulla Da Perdere
L'amore di una madre pronta a tutto

Il risultato va detto è discontinuo, con un'eccessiva carica melodrammatica nella prima parte, che espone direttamente la tragedia e le difficoltà alle quali sono sottoposto i piccoli pazienti, alcuni terminali, senza preparare a dovere il terreno per quella seconda metà dove il pathos emotivo lascia spazio, in maniera poco coesa, alla tensione di genere. Una serie di risvolti improbabili, tra chi la aiuta e chi intende ostacolarla - con i ruoli che a volte si ribaltano fin troppo frettolosamente - penalizzano inoltre la verosimiglianza di un'operazione che punta più alla pancia che all'intelletto del pubblico.

Pro e contro del film

Se da un lato il rifiuto di trasformare Jada in un'eroina moralmente immacolata e perfetta poteva apparire un'idea interessante, il modo in cui la sceneggiatura arriva a giustificare pesantemente le sue scelte rischia di essere fin troppo "furbo", lasciando in secondo piano i pericoli che la decisione presa significano anche per le altre persone. Un difetto certamente condivisibile con molte produzioni a tema, hollywoodiane e non, ma che qua appare più ricattatorio che esplicitamente necessario alla trama.

Una Scena Di Nulla Da Perdere
Nulla da perdere, un'immagine del film Netflix

Si lascia così lo spettatore sospeso tra la comprensione per un amore materno, con gli eventi che spingono a immedesimarsi in Jada, e la critica per via di quei metodi che gioco-forza non fanno altro che scadere nell'illegalità. E soprattutto lo slittamento drastico di umori e atmosfere, dalle atmosfere da "cancer-movie" al thriller da rapimento in corsia, poteva sfruttare meglio le proprie idiosincrasie, che così appaiono evidenti, pur facendo intravedere qua e là sprazzi di un film più riuscito.

Conclusioni

Se è pur vero che il film pone l'attenzione su un problema sanitario reale come quello della mancanza di donatori di midollo, al contempo l'impressione è che Nulla da perdere sfrutti la drammatica premessa come ricatto emotivo per provare a giustificare la svolta tensiva della seconda parte. Una madre disperata per la salute del figlio malato si scoprirà pronta a tutto pur di salvarlo, andando contro la lentezza della burocrazia e attirandosi le simpatie dell'opinione pubblica, pronta a cavalcare più o meno acriticamente la causa di una protagonista più incosciente che effettivamente lucida. Ne esce così un film a metà, sospeso tra la sua anima più strappalacrime e la componente thriller che finisce poi per prendere il sopravvento.

Movieplayer.it
2.5/5
Voto medio
N/D

Perché ci piace

  • Il tema di fondo che pone l'accento su una tematica sanitaria importante.
  • Nel triplice ruolo di regista, attrice e sceneggiatrice, Nawell Madami se la cava in un ruolo drammatico.

Cosa non va

  • Sceneggiatura frettolosa nella seconda metà, con alcune forzature inverosimili.
  • Equilibrio narrativo non sempre gestito al meglio.
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