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Non Ho mai, la recensione: l'adolescenza di Mindy Kaling in una serie sul confronto tra tradizioni e modernità

La recensione di Non Ho mai... : la storia di una ragazza indiana che voleva solo essere una teenager normale.

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Non ho mai...: una foto di scena della serie Netflix

Prima di addentrarci nella recensione di Non Ho Mai..., teen drama ideato dall'attrice e autrice Mindy Kaling (The Mindy's project) e scritto insieme a Lang Fisher, va detto che ci sono registi e autori che hanno imparato la lezione di John Hughes: è possibile parlare di adolescenza in maniera seria ma leggera, toccare delle problematiche calde di questa età ma con i toni della commedia e un linguaggio ironico che sa prendersi in giro pur ricalcando la realtà. Tra quelli che hanno fatto bene i compiti c'è sicuramente la Kaling che aveva già dato prova di saperci fare con il suo The Mindy's project e che qui attinge dalla sua adolescenza per un risultato ancor più fresco e divertente. Una quindicenne, Devi Vishwakumar, figlia di indiani immigrati di prima generazione negli Stati Uniti, si barcamena nel mondo del liceo con la voglia disperata di essere una teenager normale e di lasciarsi alle spalle, non solo il trauma della morte prematura del suo amatissimo padre, ma anche tutte quelle tradizioni della cultura indiana imposte dalla madre che le stanno sempre più strette. Non ho mai..., che prende il suo titolo dal gioco che in inglese si chiama Never Have i Ever, è sulla carta una serie teen come tante altre, specialmente su Netflix ormai dedita al target. Nel corso, però, dei 10 episodi da 30' di cui si compone la prima stagione, si distingue, si riscatta e si prende il bel posto che si merita tra le migliori serie teen degli ultimi tempi, a braccetto, nel panorama della piattaforma, con successi come Sex Education.

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Non ho mai...: una scena tratta dalla serie Netflix

Gli ingredienti che la rendono unica sono quel contrasto continuo tra tradizioni e modernità, la lotta interna alla protagonista tra le sue origini, tanto importanti per la sua famiglia e che, sotto sotto, le appartengono più di quanto pensa, e l'ambiente che le sta intorno: la valley di Los Angeles tra ragazzi troppo ricchi e una multiculturalità medio borghese. Devi, interpretata dalla scoperta di questa serie , l'esordiente Maitreyi Ramakrishnan ricorda un po' una Pretty in Pink (da Bella in rosa) dei nostri giorni, nerd ma non troppo, con una buona dose di disagio in stile Il mio grosso grasso matrimonio greco, questa volta in salsa hindu-vegetariana.

Feste alcoliche, pochi peli e un ragazzo

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Non ho mai...: Maitreyi Ramakrishnan in una scena

Un anno fa, il debutto alla regia di Olivia Wilde, La rivincita delle sfigate, ci mostrava due nerd, alla fine del loro percorso scolastico, rendersi conto che si erano perse tutto il bello del liceo perché convinte che non ci fosse un modo per combinare l'eccellenza accademica con un sana esperienza adolescenziale spensierata tra feste, primi amori e una quantità eccessiva di sbagli formativi. Dal primo momento che facciamo la conoscenza di Devi, capiamo che la quindicenne invece sa di poter far convivere questi due aspetti e dopo un inizio liceo triste e traumatico, vuole ripartire dal secondo anno, facendo ogni avventura degna di questo nome. Prega tutti i suoi dei hindu e chiede di poter fare, in pratica, l'esperienza di una normale adolescente, indiana: "Vorrei l'invito ad una festa con alcol e droghe pesanti: non voglio consumarli", precisa, "vorrei solo poter dire: Niente cocaina grazie, sto bene così". Prende di mira anche i troppi peli sulle sue braccia che "sembrano il pavimento di un barbiere" e infine si dedica al desiderio tra i desideri, quello da perfetta teen rom-com, un ragazzo. Non un suo simile però, un nerd dei corsi avanzati: "tipo, uno che fa sport, non mi importa se è stupido" dichiara Devi "vorrei tanto un superfigo che può darci dentro tutta la notte". A questa normalità desiderata da Devi si contrappone una madre rimasta vedova troppo presto in un paese straniero, intenta a non lasciare che il lutto la travolga e decisa a preservare l'integrità di quel che resta della sua famiglia: sua figlia. Per riassumere il pensiero della dermatologa Nalini (Poorna Jagannathan), madre di Devi: "Gli adolescenti normali finiscono in prigione o peggio, a lavorare nei fast food". Esilarante e dissacrante, Non Ho Mai... inizia e suona ad un ritmo perfetto, cadenzato da continue gag alimentate dalla fantasia di Devi, dalla sua famiglia onnipresente e dalle sue imbranate e determinate migliori amiche, l'afro-latina genio della robotica Fabiola (Lee Rodriguez) e l'asiatica Eleanor (Ramona Young), attrice melodrammatica.

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Insolita voce narrante

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Non ho mai...: Maitreyi Ramakrishnan in una scena della serie Netflix

E se non ci fosse abbastanza ritmo e se l'incipit e il contesto di questa storia non ci avessero già convinto, a farlo allora è una scelta sui generis, spiegata in parte solo nell'ultimo episodio: a narrare le vicende di Devi è John McEnroe. Si, quel John McEnroe tennista, la cui rivalità con Björn Borg ha fatto la storia del tennis, lo stesso che condivide con Devi un temperamento ribelle e una scarsa capacità di moderare le proprie reazioni, da rabbia a risentimento. Basti dire che non solo McEnroe è una eccellente e abile voce narrante, ma la sua intrusione all'interno della storia, invece di aggiungere una stonatura, riesce a sottolineare ed anticipare a volte, sia i momenti ironici che quelli drammatici.

Il ragazzo perfetto

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Non ho mai...: Darren Barnet in una scena della serie Netflix

Lo avevamo anticipato e lo ribadiamo: in ogni teen movie che si rispetti e perché no, nell'adolescenza di ognuno di noi, prima o poi ci sono stati il ragazzo o la ragazza irraggiungibili. Non fa eccezione Non Ho Mai... ed ecco che l'oggetto del desiderio di Devi è il bel Paxton Hall-Yoshida, un giovane abile nel nuoto che ha dalla sua anche un mix di etnie affascinanti. Il ragazzo infatti è di mamma americana e papà giapponese. È interessante come l'aspetto della multiculturalità e multietnicità sia molto curato in Non Ho Mai....
Se Devi deve fare i conti con le proprie origini indiane, attorno a lei c'è tutto un mondo di persone che rappresentano in abitudini e aspetto ben più di una tradizione, e questo dà non solo una ventata di aria fresca in quanto a rappresentazione ed esaltazione della diversità ma dona alla serie un aspetto molto più realistico e accessibile. Tornado a Paxton, interpretato da Darren Barnet, la sua curiosità per Devi, il suo essere silenzioso ma accogliente, ci fa tornare nuovamente con la mente cinefila a quel Bella in Rosa (scritto da John Hughes) citato poc'anzi ed a Blane, il personaggio di Andrew McCarthy, interesse amoroso della protagonista Molly Ringwald.

Non solo Devi Vishwakumar

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Non ho mai...: una scena della serie

A Devi ci si affeziona subito tanto che lo spettatore più empatico si ritroverà a volerle quasi parlare per dirle di pensarci due volte prima di fare quella, per dirla in filtro teen, stupidaggine. Ed ancora, chi ha vissuto storie simili alla sua, si identificherà con lei, con le litigate interminabili con una madre che la punzecchia costantemente. In questo senso, 30' ad episodio sembrano troppo pochi. Nonostante questo, Non Ho mai..., non è solo Devi, la serie riesce infatti a dedicare abbastanza tempo ai personaggi comprimari per permettere loro di mostrarsi quasi a 360° al pubblico. Vogliamo che Fabiola trovi il coraggio di confessare i suoi segreti ai genitori, che Eleanor superi il dolore per una madre assente, che la nemesi di Devi, Ben Gross (Jaren Lewison) sia meno solo. Arriviamo a sperare che Kamala (Richa Moorjani), la bellissima e intelligentissima cugina di Devi trovi la sua strada oltre le tradizioni ed infine capiamo anche Nalini, perché è difficile lasciarsi andare al dolore quando hai un intero mondo da trasportare sulle spalle.

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Non ho mai...: una scena della serie Netflix

Elaborare il lutto

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Non ho mai...: Niecy Nash in una scena della serie Netflix

Nell'episodio pilota di Non Ho Mai..., Devi ci rivela frettolosamente che il suo primo anno di liceo è stato letteralmente funestato dalla scomparsa del padre, morto per un infarto durante un concerto a scuola, mentre Devi suonava l'arpa. La protagonista aggiunge poi che, poco tempo dopo, le sue gambe si sono paralizzate (evidente reazione psicosomatica) ed è stata per tre mesi sulla sedia a rotelle. Queste informazioni aleggiano nel resto degli episodi un po' come l'elefante nella stanza, persino quando Devi va alle sue sedute di psicoterapia in cui contrasta la sua dottoressa con ogni mezzo possibile, non vengono processate a dovere.

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Non ho mai...: Poorna Jagannathan e Maitreyi Ramakrishnan in una scena della serie Netflix

Quando si è pronti a condannare un po' la serie per aver trattato questo aspetto superficialmente, ecco che però capiamo: abbiamo assistito al rifiuto di Devi ed anche di sua madre di ammettere veramente un lutto tanto grande e insormontabile. Suo padre era tutto per la ragazza e lei non può lasciarlo andare. Non Ho Mai... ci coinvolge nel cammino verso la presa di coscienza e l'elaborazione del lutto che esplode di lacrime e confessioni in un finale di stagione, potente ed emotivo, mix tra commedia romantica e racconto di formazione.

Conclusioni

A fine recensione di Non Ho Mai..., va nuovamente ribadito il carattere fresco e immediato con cui l’autrice Mindy Kaling ha confezionato questa serie che rinnova il genere teen drama, fa fare un ulteriore balzo in avanti a Netflix in quanto a trattare l’adolescenza, e scopre il valore di un esordiente promettente come Maitreyi Ramakrishnan e di altrettanto validi comprimari. Il format di 10 episodi di 30’ ciascuno favorisce la leggerezza, pur riuscendo a toccare temi caldi ad un'età della vita in cui si è alla spasmodica ricerca del proprio posto. Rimane la speranza in una seconda stagione e la voglia di sapere come andrà a finire, visto il finale tanto prevedibile quanto inaspettato.

Movieplayer.it
4.0/5
Voto medio
4.3/5

Perché ci piace

  • L’esordiente protagonista Maitreyi Ramakrishnan è una scoperta continua e travolgente.
  • Le storie dei comprimari sono trattate con la giusta attenzione e diversificano la serie.
  • Alterna il dramma ad esilaranti gag da commedia.

Cosa non va

  • Ogni tanto sfocia nel già visto
  • Affronta sbrigativamente il tema del lutto e la sua elaborazione.