Mortal Kombat: la folle storia del cult del 1995, fra costole rotte e reni sanguinanti

È stato il primo film di successo tratto da un videogame. Parliamo di Mortal Kombat, il film di Paul W.S. Anderson che ha una storia produttiva folle alle sue spalle.

Una scena da Mortal Kombat (1995)

È arrivato Mortal Kombat II, la pellicola diretta da Simon McQuoid seguito del film uscito nel 2021. Eravamo ancora nel pieno della pandemia, con le sale cinematografiche in ginocchio e aperte a mezzo servizio nella migliore delle ipotesi, e, commercialmente, non brillò in maniera particolare. In tutto il mondo ha incassato poco meno di 85 milioni di dollari a fronte di un budget di 55, numeri non particolarmente incoraggianti per questa operazione di rilancio cinematografico della celeberrima IP videoludica ideata da Ed Boon e John Tobias.

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Una scena da Mortal Kombat

Forse ricorderete però che, in quello sciagurato 2021, la Warner aveva deciso, limitatamente al mercato nordamericano, di distribuire contemporaneamente in sala e in streaming su HBO Max le proprie pellicole ed è stato proprio sulla piattaforma citata che Mortal Kombat ha registrato numeri da capogiro. Tanto da rendere sensata la prosecuzione della saga.

Il primo film di successo tratto da un videogame

E quindi, ora che Mortal Kombat II è nei cinema, ci sembrava opportuno restare su questo argomento con un video, che trovate più in basso, che è un piccolo viaggio nel tempo. Un viaggio che comincia il 18 agosto del 1995 quando, nelle sale statunitensi, usciva un film basato su un videogioco. Una premessa, quella dell'adattamento videoludico, che all'epoca equivaleva quasi a una dichiarazione di bancarotta artistica e commerciale su base volontaria visto che Hollywood si stava ancora leccando via il sangue da poco rappreso di lacerazioni molto dolorose.

Due anni prima Super Mario Bros.. era stato un disastro su scala globale. Double Dragon aveva fatto ancora peggio. Street Fighter - Sfida Finale era andato appena un pelo meglio grazie alla presenza di Jean-Claude Van Damme, ma sarebbe diventato un cult - o meglio uno scult - solo successivamente grazie all'home video. L'idea che un lungometraggio basato su un videogame potesse funzionare al cinema era considerata, negli uffici delle major hollywoodiane, una follia.

Tornando al film approdato nei cinema nordamericani nell'agosto del 1995 si trattava, chiaramente, di Mortal Kombat. Era diretto da un giovane regista britannico praticamente sconosciuto di nome Paul W.S. Anderson, e, contro ogni previsione rimase al primo posto del box office americano per tre settimane consecutive, incassando 122 milioni di dollari in tutto il mondo su un budget di appena 20 milioni. Trentuno anni dopo, WarnerBros sta contando i dollari incassati dal secondo episodio del reboot, vale la pena tornare a raccontare come nacque quell'originale. Anche perché è una storia che vale la pena conoscere. È la storia di una produzione caotica, fisicamente brutale, tecnicamente improvvisata e artisticamente ambiziosa, che si è comunque guadagnata un primato: essere diventato il primo film di successo tratto da un videogame.

Una pellicola invecchiata in modo indubbiamente peculiare. Alcuni effetti digitali mostrano tutti gli anni che hanno sul groppone. Eppure i combattimenti reggono ancora. Perché un duello tra due persone che sanno davvero picchiarsi, anche con l'aiuto delle spettacolari evoluzioni permesse dall'impiego del wire work di matrice hongkoghese, è qualcosa di bello da vedere indipendentemente dall'anno in cui i suddetti combattimenti sono stati filmati. E poi ce lei, quella colonna sonora impossibile da dimenticare.