Hugh Jackman, presentando il film alla stampa, ha definito Pecore sotto copertura come se fosse "Babe che incontra Knives Out". Assonanza precisa, perché il film diretto da Kyle Balda e scritto da una penna come quella di Craig Mazin - ispirandosi all'omonimo libro di Leonie Swann - miscela al meglio le emozioni, puntando dritto al cuore. La storia? Molto in breve, quella di un branco di pecore decise a far luce sulla morte del loro amato pastore.
Se Hugh Jackman è una sorta di MacGuffin (di prestigio) al centro del film ci sono due talenti come Molly Gordon e Nicholas Braun. Lei interpreta Rebecca, figlia di George e prima sospettata, lui invece è l'agente Derry, che indaga - si fa per dire - sul caso. "Adoro i gialli e ho pensato che questa storia fosse bellissima perché parla di imparare e di quanto la vita sia un dono", spiega l'attrice a Movieplayer, divenuta famosa per il ruolo di Claire in The Bear. "Pecore sotto copertura mi ricorda i film con cui sono cresciuta. Era tanto che ne vedevo un così", continua Gordon, che incontriamo via Zoom.
Pecore sotto copertura: Molly Gordon racconta il film
Il film è originale, è molto diverso dagli altri. Cosa l'ha colpita della scrittura di Craig Mazin?
"Beh, Craig è un genio. Mi sembra che questo film abbia davvero tanto da offrire: profondità, sentimento e persino oscurità. Credo che i film prodotti prima degli anni 2000 prendessero davvero sul serio il loro pubblico; pensavano: "Le persone sono abbastanza intelligenti per capire". In un certo senso il film ti mette alla prova. Mi ha fatto molto piacere scoprire che un film "per ragazzi" potesse avere una tale profondità".
Nel film si dice che "tutte le pecore dimenticano". Quanto è importante ricordare e conservare memoria sia delle cose belle che di quelle brutte?
"Penso sia fondamentale comprendere entrambi gli aspetti. Questa è, letteralmente, la sfida dell'essere vivi".
In un mondo dominato dai social media, quanto conta ancora l'immaginazione?
"È vitale. Ho l'impressione che avremmo tutti bisogno di staccarci dai telefoni, toccare l'erba con i piedi e stare all'aria aperta. E poi andare al cinema per nutrire l'immaginario collettivo. La gioia e le risate condivise in gruppo sono la medicina migliore; stare al telefono, invece, è un'attività che ti isola tantissimo. Spero che la gente vada in sala e si diverta insieme".
Come società, dovremmo avere più rispetto per gli animali?
"Assolutamente. Penso che gli animali dovrebbero diventare Presidenti. Onestamente, visto il governo che abbiamo adesso (negli Stati Uniti ndr.), mi piacerebbe vedere una pecora alla guida del Paese".
Il fascino del whodunit
Il tema centrale del film è il giudizio. Non dovremmo forse imparare ad andare oltre i pregiudizi affrettati?
"Senza dubbio. Penso che tutti noi abbiamo paura di ciò che non conosciamo. Ma se iniziassimo a parlarci di più, ci renderemmo conto di avere molto più in comune di quanto pensiamo".
Un'ultima curiosità: qual è il suo film giallo preferito?
"Non riesco a decidere! Ovviamente i romanzi di Agatha Christie sono stati la mia ispirazione e spero che questo genere continui a prosperare. È fantastico che registi come Rian Johnson (regista di Knives Out ndr.) stiano portando avanti questi progetti, perché sento che le persone hanno voglia di tornare alle origini del genere. Non riesco a sceglierne uno solo, sono semplicemente entusiasta di far parte di questo genere... anche se questa volta i protagonisti sono delle pecore!"