Mirai

2018, Animazione

Mirai: la gelosia e l’affetto fraterno secondo Mamoru Hosoda

Il nuovo film del regista giapponese, in anteprima mondiale a Cannes 2018, è un'opera adorabile, poetica e delicata che com guizzi di fantasia racconta il complesso rapporto tra fratello e sorella.

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L'arrivo di un figlio cambia inevitabilmente le dinamiche familiari, la quotidianità casalinga, le abitudini e gli impegni. Cambia per i genitori, che devono adattare le proprie vite, lavorative e non solo, e cambia per gli eventuali altri figli, che si ritrovano a dover ridimensionare i propri spazi e le attenzioni che ricevono da parte del padre e la madre. Ci si ritrova a non essere più l'unico protagonista della storia della propria vita, ma parte di un mondo che diventa più ampio e complesso. Più ricco, ma di una ricchezza che va accettata e metabolizzata.

Un tema che affronta con poesia, delicatezza e fantasia il regista giapponese Mamoru Hosoda nel suo nuovo anime Mirai, primo lungometraggio nipponico ad essere presentato in anteprima mondiale alla Quinzaine des réalizateurs di Cannes in attesa dell'uscita nelle sale del Sol Levante prevista per luglio (in Italia arriverà in autunno grazie a Nexo Digital, come sempre attenta al mondo dell'animazione giapponese di qualità). Un film che conferma le qualità di Hosoda, già apprezzato per La ragazza che saltava nel tempo, Wolf Children - Ame e Yuki i bambini lupo e The Boy and the Beast.

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E alla fine arriva Mirai

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Quella di Mirai è la storia di una famiglia che cambia, come accade a tutte le famiglie. Una coppia di sposi, una casa costruita su misura e con passione, l'arrivo di un cane, un primo figlio. Una situazione che l'Hosoda autore tratteggia con precisa delicatezza e nella quale inserisce con puntuale e poetico tocco un'ulteriore variabile: l'arrivo della secondogenita, la Mirai del titolo, così intelligentemente chiamata con il vocabolo che in giapponese significa futuro. Lo status quo casalingo subisce un ulteriore colpo, sia sul versante genitoriale, con il padre architetto che cerca di barcamenarsi tra lavoro e gestione della casa mentre la madre è via per lavoro, sia per il piccolo Kun, di soli quattro anni.

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L'iniziale entusiasmo per l'arrivo della sorellina non dura molto: la bambina non è un gran divertimento per il bimbo che vorrebbe coinvolgerla nei suoi giochi e nella sua passione per i treni, e presto capisce che l'arrivo della piccola intrusa ha un unico gravissimo effetto: portar via l'attenzione dei genitori da lui, così come era stato al suo arrivo per il povero, rassegnato cane di famiglia, Yukko. E non sarà facile per il bambino fare i conti con la nuova situazione domestica, accettare la sorella e capire cosa voglia dire essere un fratello maggiore.

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Lo sguardo di Hosoda

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Quella che ci racconta Mamoru Hosoda è una piccola storia resa grande dal suo delicato occhio autoriale. Il regista di The Boy and the Beast ci prende per mano e ci immerge nel mondo di fantasia del piccolo Kun, una sua personale realtà in cui il bambino entra in contatto con figure di fantasia: un principe decaduto che capisce essere il loro cane usurpato dell'affetto familiare dal suo arrivo, la Mirai del futuro (Mirai no Mirai nell'intelligente gioco di parole giapponese), nonché altre figure provenienti da passato che lo guideranno in un percorso di crescita profondo e emozionante, nel corso del quale il pubblico più giovane potrà seguire e comprendere i problemi del piccolo protagonista, mentre gli adulti riusciranno ad immedesimarsi con i travagli dei suoi genitori.

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Presente e futuro degli anime

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Un percorso che Hosoda costruisce con stile visivo personale, che oscilla tra classico e moderno, fondendo tecniche diverse in modo fluido, coerente e delicato: la morbidezza del tratto, i movimenti di camera assicurati dall'uso della CGI, alcune sequenze più astratte, ogni dettaglio è usato nel modo giusto per accompagnarci nel viaggio del piccolo protagonista. Tutto contribuisce a rendere Mirai un piccolo gioiello dell'animazione giapponese, perfettamente inserito in un contesto del paese del Sol Levante ricco, complesso e articolato, nel quale nuovi autori si sono imposti negli ultimi anni e che nel prossimo futuro andranno a colmare il vuoto lasciato da grandi maestri come Satoshi Kon, Isao Takahata e Hayao Miyazaki, che da tempo minaccia il ritiro dall'attività. Un contesto in cui il nome di Mamoru Hosoda è sicuramente da tenere sotto controllo.

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Antonio Cuomo
Redattore
4.5 4.5
Cinecittà World
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