Jill lavora a San Francisco dove sogna di diventare una grande pasticciera, studiando sotto un capo-cuoco tirannico che ricorda una sorta di Gordon Ramsey. Non è facile andare avanti per lei lontano da casa, ma la sua stabilità è tale anche grazie alle telefonate quotidiane con la sorella Isabelle, malata di fibrosi cistica, che vive nella natia Austin coi genitori e si sottopone a cure quotidiane.
In Messaggi per Isabelle la tragedia è in agguato: la consanguinea infatti muore inaspettatamente e Jill non riesce a smettere di comporre il suo numero e lasciarle messaggi vocali, ignara che il telefono abbia ormai un nuovo intestatario, Wes. Questi è un agente immobiliare che comincia ad ascoltare quasi per caso gli audio e sente una particolare affinità con Jill, convincendosi che è la sua anima gemella e facendo di tutto per poterla conoscere dal vivo. Ma quanto la casualità del loro incontro rappresenterà un ostacolo?
Messaggi per Isabelle: amore e dolore al centro della serie
C'è una differenza sottile ma decisiva tra una premessa potenzialmente originale e un film che poi la rispetti. Messaggi per Isabelle, secondo lavoro dietro la macchina da presa dell'attrice Leah McKendrick - comparente anche in un ruolo secondario - è una storia originale, per quanto la narrazione non nasconda di citare grandi classici a tema come C'è posta per te (1998) e di rimando il suo antesignano Scrivimi fermo posta (1940).
Il tutto flirtato attraverso gli occhi dei film romantici che sfruttano il tema della malattia per arrivare con (pre)potenza al cuore del pubblico, pronto a farsi trascinare in una storia strappalacrime che sfrutta proprio il dolore dell'assunto come catarsi romantica a venire, in un racconto che non può altro che destinarsi all'inevitabile lieto fine.
Spunti e ambiguità per una dinamica sfocata
Ci troviamo davanti ad un dispositivo che tocca ovviamente qualcosa di autentico, ma che forza la mano in più occasioni per portare all'effettivo incontro tra i due protagonisti, ovviamente coetanei, belli e pronti a innamorarsi pur a dispetto dalla casualità di quel fato che li ha uniti. Si evitano inoltre le potenziali ambiguità relative al fatto che Wes ascolti per diverso tempo i messaggi di Jill senza avvertirla, violando di fatto un'intimità del lutto e lasciando dubbi morali sul personaggio e su quanto meriti o meno quell'amore improvviso.
È soprattutto nello spazio che indaga il rapporto tra le due sorelle, nel modo in cui Jill si confessa e si sfoga con una casella vocale come l'amata compianta potesse ancora risponderle, che Messaggi per Isabelle trova la propria voce più onesta. Peccato che tale dinamica venga progressivamente soffocata man mano che la rom-com si stabilizza nella propria struttura di genere, smettendo di correre rischi per instradarsi su binari più prevedibili poi traghettanti al succitato, scontato, epilogo.
Non tutto funziona
Se le quasi due, eccessive, ore di visione riescono a mantenersi relativamente accattivanti sul principale target di riferimento il merito è quasi esclusivamente di Zoey Deutch, che porta a Jill una qualità espressiva ricca di sfumature: la rapidità con cui il suo personaggio processa le proprie emozioni e le traduce apertamente, tra errori e piccole cadute, riesce a dare quel pizzico di credibilità a una vicenda che pur nasce da una situazione a dir poco paradossale.
Nick Robinson risulta invece più anonimo anche perché confinato nei panni di un protagonista maschile che a conti fatti è semplicemente accessorio al percorso di purificazione di Jill, che per poter guardare avanti deve prima chiudere i conti con quella tragedia recente e quel senso di colpa che la attanaglia fin dall'infanzia.
Nel ruolo dell'integerrimo Chef Bastien vi è invece Nick Offerman: l'attore ha un istinto comico innato, ma è qui alle prese con una figura troppo caricaturale rispetto al registro di quanto gli ruota intorno, presenza più gratuita che effettivamente necessaria per provare ad alleggerire una trama che avrebbe invece avuto bisogno di maggior equilibrio e di qualche taglio in fase di montaggio per risultare concretamente incisiva.
Conclusioni
Un romanticismo di routine che funge quale elaborazione del lutto, partendo da una premessa paradossale e potenzialmente ambigua per far incontrare i due protagonisti, uniti dalla tragica e prematura scomparsa della sorella di lei. L'amore che sconfigge la morte, la necessità di andare avanti per non restare intrappolati nel passato: Messaggi per Isabelle sfrutta con furbizia l'efficacia emotiva alla base della vicenda e l'energica interpretazione di Zoey Deutch vale da sola la visione. Una performance che compensa la durata eccessiva, qualche forzatura narrativa e il mancato coraggio nell'indagare i punti più scomodi del racconto.
Perché ci piace
- Zoey Deutch è magnetica.
- Emozioni che a tratti arrivano con efficacia...
Cosa non va
- ...e altrove in maniera più gratuita e telefonata.
- Il cast maschile, co-protagonista incluso, è relativamente anonimo.