Material Love, recensione: il film di Celine Song è come un iPhone nuovo. Elegante, ma vuoto

Chris Evans, Dakota Johnson e Pedro Pascal, un tris d'assi a portata di copertina per una rom-com che si incastra tra l'apparenza e la sostanza. In sala dal 4 settembre.

Chris Evans, Dakota Johnson e Pedro Pascal

Il giudizio, o se volete l'opinione, è direttamente proporzionale all'aspettativa. Più è alta, più c'è il rischio di restare perplessi. In questo caso, l'aspettativa era alquanto elevata: una regista rivelazione (vedi alla voce Past Lives), un cast da copertina (ma questo potrebbe essere un problema), la voglia di rileggere Nora Ephron e Jim Brooks, secondo uno schema che colga l'amore al tempo del matching, delle app, dello status quo. Eppure, per azzardare un paragone, Material Love di Celine Song (titolo originale, Materialists), sembra un iPhone appena tolto dalla scatola: lucente, affascinante, sexy. Tuttavia, ancora impersonale, distaccato, freddo, quasi algido.

Material Love Dakota Johnson
Dakota Johnson è Lucy

Un paragone che arriva vedendo il film, e notando un dettaglio forse indicativo: l'iPhone della protagonista, Lucy, ha il wallpaper base, quello preimpostato. Niente foto di gatti, niente foto al mare, niente che possa suggerire una qualsivoglia aderenza al mondo. Un tale distacco tra sostanza e apparenza racchiuso in un dettaglio minuscolo eppure significativo di un cinema generico che non credevamo di trovare, soprattutto dopo la precisione sentimentale di Past Lives.

Material Love: il triangolo Chris Evans, Dakota Johnson e Pedro Pascal

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Celine Song sul set con Chris Evans e Dakota Johnson

Perché non basta citare Nora Ephron, mischiandola a Nick Hornby o riscrivendo Hitch in versione femminile (la regista ha dichiarato che lo spunto arriva dalla sua pregressa attività di matchmaker, ma l'evoluzione sembra davvero ricalcare quella già vista nella commedia con Will Smith). Non basta ammiccare alle migliori commedie newyorkesi, facendoci respirare Manhattan solo attraverso la splendida canzone di Cat Power che apre il film. Non basta scegliere tre volti da copertina, se poi l'alchimia tra loro fatica ad accendersi. La drammatica verità è che in Lucy, John e Harry (Dakota Johnson, Chris Evans e Pedro Pascal) non crediamo quasi mai.

Material Love Pedro Pascal Dakota Johnson
Material Love: Pedro Pascal e Dakota Johnson in una foto

La prima è una rampante matchamker che aiuta gli scapoli a trovare l'anima gemella; il secondo è il suo storico ex, arruffato e senza un soldo; il terzo invece è l'uomo fin troppo perfetto. Lucy è single, e dice a tutti che il prossimo fidanzato diventerà suo marito. Requisito fondamentale? Essere ricco. Uomo avvertito mezzo salvato, quindi. Ciononostante Harry pare fare sul serio (del resto, "il matrimonio è un accordo economico"), ma lo spiantato John, che ci prova come attore, sembra far vacillare Lucy.

Una rom-com con poca personalità

Material Love Dakota Johnson Chris Evans
Material Love: Chris Evans, Dakota Johnson in una foto

Dicevamo del cast, scelto secondo la logica della locandina e non secondo una propedeutica complicità, quasi assente nella relazione triangolare messa in moto da Lucy, e agganciata agli opposti di John e di Harry. Un triangolo che, nella narrazione targata Celine Song, sembra alternare una certa ripetitività, sia nelle situazioni che nei dialoghi (al limite dell'artificioso). Material Love sembra un film incapace di andare davvero avanti (considerando la durata di due ore, questo è un grosso problema). Un tris formato dalle classiche personalità archetipiche (fondamentali nelle rom-com, certo, ma da una regista come Celine Song è lecito aspettarsi di più) inserite in un contesto contemporaneo che ammicca continuamente al materialismo culturale, e alla desertificazione dei sentimenti in funzione di una società che ragiona sull'apparenza e sullo status symbol.

Material Love Dakota Johnson Taxi
I taxi gialli di New York

Tutto giusto, tutto adatto, peccato che non ci sia mai la sferzata che possa far esaltare la sceneggiatura rispetto al suo contesto sociale, preferendo un fascino costruito e mai approfondito, utilizzando svogliatamente la colonna sonora di Daniel Premberton e inflazionando la fotografia su pellicola 35mm, per suggerire la solita vibrazione cinematografica (più tecnica che narrativa) avvicinabile alla più classica delle New York Story. Insomma, Material Love nasconde un certo vuoto dietro una raffinata eleganza, magari suggestiva e ricercata, ma pure effimera e smaccatamente patinata. Proprio come un iPhone con lo sfondo di default.