Una fiducia reciproca che ha permesso di aprire certe porte, dietro una lunga lavorazione durata più di sette anni. Del resto, lo spiegano i registi Dario Zonta e Carlo Zoratti, "bisognava preservare la magia di un animale selvatico che non sa di non essere visto". Paragone zoologico per raccontare Lorenzo - L'incredibile avventura di Jovanotti docu-film che ripercorre, l'avrete capito, la storia di Lorenzo "Jova" Cherubini. "Mi sento figlio di questo film, non il papà", dice l'artista incontrando la stampa durante la conferenza alla Festa del Cinema di Roma.
Lorenzo Jovanotti: "vedere questo documentario è stata una botta emotiva"
Cappello rosso dei New York Yankees e camicia bianca a righe, Jovanotti confida, sorridendo, "mi sono sorpreso vedendo il progetto. Di solito aspetto il giudizio degli altri che ascoltano qualcosa di nuovo. In questo caso il pubblico ero io. Non sapevo nemmeno che fossero stati ritrovati i Super8 di mio padre. È stata una botta. In qualche modo mi ha conquistato e disturbato, come solo sanno fare le grandi opere", e spiega ancora, "quando ci siamo incontrati con Carlo Zonta e Dario Zoratti, che conoscevo bene, ho apprezzato subito l'idea di lavorare con Carlo, che aveva prodotto Martin Eden. Sentivo la qualità del progetto. Ho fatto il primo passo dando a loro le chiavi di casa. Per una volta ho mollato il controllo, perché altrimenti non sarebbe stata la stessa cosa. Mi sono fidato di persone che fanno cinema, che vanno oltre i format televisivi".
Poi, Jova, dichiara, in un lungo assolo che "al di là che tu possa essere un fan o meno, il film racconta di un bambino. Il Pinocchio di Comencini è stato un riferimento. Per me è un testo sacro visivo. È l'inizio della mia vita, quel bambino aveva la mia età. Il piccolo Andrea Balestri, che non ho mai incontrato, ero io e continuo a esserlo. Addirittura mi imbarazza questo pensiero, perché sto regredendo, credo. Ho iniziato una regressione totale. Un adulto infantile. Per questo ringrazio gli autori per aver sottolineato questo aspetto e questo sguardo. Lo sguardo è tutto per me".
Il passato secondo Jova
Senza fermarsi quasi mai, e rispondendo ai giornalisti, il cantante continua e dice "rimuovo il passato, non mi concentro sulle vecchie foto. Sta volta ho dovuto guardarlo, facendo i corti". Sui ricordi famigliari, invece "i miei genitori sono la chiave, più passa il tempo più sono ingombranti. Emergono dei pensieri verso la tua mamma che quando sei giovani non li fa. Non sono mai andato in analisi, ma questo film mi ha portato ad affrontare certi silenzi e certe situazioni".
Ancora, "erano molto distanti tra loro, come due pianeti, sebbene fossero stati insieme tutta la vita. Mio padre era un uomo di spettacolo non realizzato fondamentalmente, mentre la mia mamma era diversa, un buco nero che attraeva la gravità degli altri in modo silenzioso e tenero. Sono due mondi che mi hanno formato". A proposito, in chiusura di conferenza Jovanotti risponde così quando gli chiedono cosa ne pensa del mondo che ci circonda: "vedo un mondo che sorprende e cambia, che ci fa sgomentare. Cerco di partecipare attraverso i miei strumenti, senza debordare".