La mia banda suona il pop, la recensione: Non si esce vivi dagli anni '80

La recensione di La mia banda suona il pop, il nuovo film di Fausto Brizzi che omaggia le reunion dei gruppi anni '80: poche risate e una comicità grossolana, a cui neanche il talento degli interpreti riesce a sfuggire.

RECENSIONE di 20/02/2020
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La mia banda suona il pop: Paolo Rossi, Christian De Sica, Massimo Ghini e Angela Finocchiaro in una scena del film

Se nel recente e più o meno riuscito Se mi vuoi bene Fausto Brizzi tornava ai toni agrodolci e più struggenti degli esordi privilegiando i risvolti esistenziali della vicenda con protagonista Claudio Bisio, nel nuovo film in sala dal 20 febbraio il regista di Notte prima degli esami sembra guardare ad una comicità più pura e pecoreccia. Come vi spigheremo più avanti nella recensione de La mia banda suona il pop, la commedia che prende in prestito il titolo dalla nota canzone di Ivano Fossati modificandolo in chiave 'pop', perde le note più riflessive e autobiografiche degli ultimi lavori, per lanciarsi in un rocambolesco recupero degli anni '80 e in una reunion di personaggi che paiono usciti da un cinepanettone.

La trama: dal comico all'heist movie

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La mia banda suona il pop: Angela Finocchiaro e Paolo Rossi in una scena del film

Perché purtroppo La mia banda suona il pop si riduce ad una riesumazione di vecchie gag e battute goderecce, che nella maggior parte dei casi risultano banali oltre che grossolane. Lo spunto viene dall'onda lunga delle reunion dei gruppi anni '80: dalla ricostituzione dei Pooh fino a quella recente dei Ricchi e poveri, degna di una consacrazione in pompa magna sul palco dell'Ariston di Sanremo. Non è un caso allora che al centro della storia ci sia la rocambolesca reunion di una band, i Popcorn, che ricorda neanche troppo velatamente proprio i Ricchi e poveri. Diventati celebri con una hit, Semplicemente complicata, che nei primi anni '80 ha scalato le classifiche, oggi si arrabattano come meglio possono: il frontman Tony Brando (Christian De Sica) si è ridotto a suonare ai matrimoni, nel frattempo si prepara a partecipare a un reality per ex famosi; Micky (Angela Finocchiaro) si è lasciata sopraffare dalla vodka ed ora, nei rari momenti di lucidità, conduce un programma di cucina; Lucky (Massimo Ghini) lavora in una ferramenta, piegato dalla vecchiaia e dai malanni, mentre Jerry (Paolo Rossi) è finito a strimpellare per strada.

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La mia banda suona il pop: Natasha Stefanenko e Christian De Sica in una scena del film

L'occasione di rimettere in sesto la propria vita arriva dal magnate russo Ivanov, che sogna una loro reunion a San Pietroburgo per la festa del suo compleanno. Il vecchio manager della band, Franco (Diego Abatantuono), riceve la richiesta da Olga, il braccio destro di Ivanov. Inizialmente scettici i quattro membri del gruppo si convinceranno ad accettare la proposta, salvo scoprire nel corso della bizzarra avventura di essere nient'altro che l'esca per una rapina ai danni di Ivanov progettata da Olga. È a quel punto che, guidati da Franco, iniziano a pensare che potrebbero essere proprio loro a rubare quei soldi. Un piano criminale che introduce nel film un registro da heist movie, con tanto di inseguimenti al cardiopalma e acrobatiche fughe.

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La mia banda suona il pop: Massimo Ghini, Angela Finocchiaro, Christian De Sica e Paolo Rossi in una scena del film

La mia banda suona il pop combina i registri del comico e dell'action movie con colossale colpo grosso al centro della vicenda, trasformando gli scalmanati e pacchiani protagonisti da cantanti arrugginiti a membri di una banda di criminali improvvisati, ma rimane una sbiadita copia dei classici del genere. Si ride poco e male, mentre tra lustrini, paillettes, parrucche, una sequenza di battute sguaiate (C'ho na voja de cazzo che manco te lo immagini, C'ha un cefalo in mezzo alle gambe, sto frocio) e appellativi come "bagascia" o "mignottone", il film procede a fatica dimostrandosi nient'altro che un collage di siparietti presi in prestito dai peggiori cinepanettoni.

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L'immaginario anni '80 e i personaggi del film

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La mia banda suona il pop: Christian De Sica, Diego Abatantuono, Paolo Rossi in una foto promozionale

Cast all star per interpretare Micky, Tony, Lucky e Jerry da Christian De Sica a Massimo Ghini, Angela Finocchiaro e Paolo Rossi, che nonostante lo sforzo, non possono dare più di quello che la scrittura richiede: i personaggi non vanno oltre la macchietta caricaturale. Qua e là va nel frattempo va in scena l'omaggio agli anni '80 attraverso oggetti di culto: un walkman, una vera DeLorean e una serie di videoclip che evocano in chiave comica le atmosfere dell'epoca. L'immaginario dei Popcorn e le canzoni a metà tra Umberto Tozzi, i Ricchi e poveri e la tradizione sanremese, delle hit originali composti dal maestro Zambrini, risultano la parte più riuscita del film. Il ritornello di brani come Frantumami di baci o Semplicemente complicata è l'unica cosa che rimarrà piacevolmente nelle orecchie dello spettatore, nulla invece negli occhi e nella testa.

Conclusioni

Alla fine della recensione de La mia banda suona il pop non possiamo che ribadire la fragilità di un film, che umilia il concetto stesso di comicità. Gag banali, battute sguaiate, siparietti presi in prestito dai peggiori cinepanettoni rendono la nuova commedia di Fausto Brizzi un ensemble improvvisato di banalità comiche. Per fortuna che ci sono loro, i Popcorn: il loro 'Tu turuturù' vi salverà.

Movieplayer.it

2.0/5

Voto medio

1.5/5

Perché ci piace

  • Uscirete dalla sala canticchiando il ritornello dei brani cantati nel film.

Cosa non va

  • Una comicità grossolana e pecoreccia, che riduce i personaggi a delle semplici macchiette.
  • La sensazione di trovarsi davanti alla replica dei peggiori cinepanettoni.