La La Land, il piano sequenza iniziale: quando il cinema si fa meraviglia

Damien Chazelle infonde nuova vita alla gloriosa tradizione hollywoodiana del musical con un film romantico e struggente ma soprattutto diretto in maniera straordinaria: ecco tutti i segreti della magnifica sequenza di apertura, un tracking shot gioioso e funambolico che ci dà il benvenuto nella L.A. dei sognatori.

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Qual è il modo migliore per cominciare un film musical? Secondo il punto di vista del regista Damien Chazelle è trasportare fin da subito lo spettatore in un numero musicale così da eludere ogni dubbio: niente overture, niente dialoghi e nemmeno titoli di testa, ma semplicemente una canzone che parte, la macchina da presa che comincia la sua strabiliante coreografia ed il miracolo ha subito inizio. Anche andando molto indietro nella memoria, difficilmente ci viene in mente un incipit cinematografico così stupefacente e soddisfacente che però al tempo stesso sia altrettanto rappresentativo di tutto quello che andremo a vedere: il lungo e complesso piano sequenza di sei minuti (sebbene sia composto da tre riprese abilmente montate) riesce sì fin da subito a scaldare il cuore dello spettatore e a trasmettere lo stesso entusiasmo che si vede sullo schermo, ma di fatto sintetizza stile e temi dell'intero film come meglio non potrebbe.

Colori, acrobazie e movimenti di macchina funambolici per trasmettere quella joie de vivre tipica di coloro che hanno un sogno in cui continuare a credere; quelli che, prima ancora dell'arrivo di Ryan Gosling ed Emma Stone, sono i protagonisti non di questo La La Land, ma di una tipica e soleggiata giornata losangelina in cui tutti coloro che ambiscono a lavorare nel mondo dello spettacolo e vivere sotto la luce dei riflettori devono prima affrontare rifiuti, difficoltà e mille ostacoli e dubbi. Ma quando hai entusiasmo e fiducia in te stesso, quando hai davanti a te un orizzonte fatto di infinite possibilità, anche una strada bloccata dal traffico non è altro che un'occasione per realizzare quei sogni e ballare e cantare insieme ad altri "folli e sognatori".

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L'impresa folle di un regista sognatore

Prima ancora di addentrarci nel dettaglio della scena in questione, cominciamo con lo svelare uno dei segreti di La La Land: com'è possibile per esempio che possa piacere anche a chi ha sempre odiato il musical hollywoodiano classico? Uno dei motivi risiede probabilmente nella volontà del regista di voler usare una sola macchina da presa e cercare di girare i numeri musicali quasi mai in studio e senza stacchi di montaggio.

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Ovviamente una scelta del genere - che, senza esagerare, si potrebbe definire una vera e propria follia - ha complicato moltissimo non solo il lavoro della coreografa Mandy Moore (non l'attrice di This Is Us, ma un'omonima) e di tutti gli attori e ballerini in scena che hanno studiato con lei giorno e notte, ma anche quello del direttore della fotografia Linus Sandgren e degli operatori che di fatto sono stati costretti, sia con la steadycam che con le gru, ad imparare dei veri e propri passi di danza per riuscire ad eseguire alla perfezione le richieste del regista senza staccare e sbagliare mai. Gli sforzi sono stati senz'altro notevoli ma proprio questi, meglio di qualsiasi altra cosa, rendono davvero giustizia al messaggio del film e di questo Another Day of Sun: l'arte si fonda tanto sul talento quanto su sacrificio e follia, ma quando tutto va per il verso giusto sembra davvero di trovarsi davanti a qualcosa di magico.

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La realizzazione di un (piano sequenza da) sogno

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Se dal punto di vista tematico questo primo numero vuole rappresentare la quotidianità per un intero e numeroso gruppo di persone, per noi spettatori è il primo segnale che quello a cui stiamo assistendo non è un film come tanti altri. E nemmeno un musical come tanti altri. Questa prima incredibile sequenza - che alla sua anteprima mondiale a Venezia suscitò un applauso spontaneo della stampa presente dopo appena 5 minuti di film - lascia intendere fin da subito le incredibili ambizioni del giovane regista e tutta la follia che c'è dietro ad un progetto del genere: mai nella storia del genere musical un numero così lungo, corale ed ambizioso (30 ballerini, oltre 100 extra e 60 automobili) era stato girato on location (una vera rampa autostradale losangelina, tra le Interstate 105 e 110) e con l'utilizzo di una sola gru per le riprese. Aggiungiamo a tutto questo movimenti di macchina da capogiro e l'ambizione di avere la parvenza di un'unica sequenza senza stacchi, ed è facile intuire perché questa apertura (la prima scena in assoluto girata per il film) fosse davvero il terrore della produzione.

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Per ottenere questo risultato più unico che raro la preparazione iniziò tre mesi prima, con lunghissime e meticolose di prove (con tanto di storyboard alla mano per l'operatore) in alcuni parcheggi cittadini dove, a detta dei presenti, la maggiore difficoltà fu innanzitutto trovare auto a sufficienza per provare. Nonostante gli incoraggianti risultati ottenuti nelle settimane precedenti, le cose si fecero molto più complicata una volta spostato il tutto per strada: il forte caldo agostano, la pendenza della rampa sopraelevata, il minore spazio a disposizione e la maggiore difficoltà nel muovere l'ingombrante macchina da presa rispetto alle videocamere e gli smartphone usati per i test misero davvero alla prova Chazelle e i suoi collaboratori. Eppure con piccole ma sostanziali modifiche alle coreografie e "soli" due giorni di riprese - per la felicità degli automobilisti locali che si videro bloccate le loro uscite abituali e soprattutto per la curiosità di tutti coloro che guidavano nelle corsie sottostanti - il risultato fu esattamente quello desiderato.

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Una meraviglia che avremmo potuto non vedere mai

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Quello che colpisce però, ancor più della realizzazione della scena stessa, è l'idea che per molto tempo durante la post produzione del film questa potesse essere tagliata dal montaggio finale: in una prima versione della pellicola era infatti presente un'overture con titoli di testa e poi la scena si spostava sulle due star del film bloccate nel traffico. A quel punto la macchina da presa si muoveva tra le varie auto ferme e cominciava Another Day of Sun. La compresenza dell'overture e di questo primo musical però sembrava appesantire troppo l'incipit del film e rendeva meno forte l'impatto con il numero stesso, e quindi - possiamo solo immaginare il dolore di Chazelle e dei suoi collaboratori - a malincuore in un primo momento fu questa incredibile sequenza ad essere eliminata.

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Per fortuna a volte i sogni perdurano davanti ad ogni tipo di difficoltà e ad un certo punto la scelta più logica fu quella di tagliare direttamente la sequenza iniziale dei titoli di testa e cominciare da subito con un questo spettacolare numero che, sebbene privo dei due protagonisti, potesse dare subito la misura del film e di quella che è l'idea del regista. Perché prima ancora dei due fantastici attori, prima ancora della storia d'amore, al centro di La La Land c'è l'amore per il cinema e quella testardaggine che tutti i sognatori sembrano avere in comune.

E non c'è niente di più bello, per i sognatori che si troveranno nelle sale di tutto il mondo, vedere che in questa strabiliante sequenza che ha già fatto la storia della settima arte non ci sono due divi, non ci sono nemmeno i nomi dei due divi, ma una moltitudine colorata di persone che magari non diventeranno mai famose e di cui non conosceremo mai il nome, ma che ricorderemo per sempre per il loro talento ed il loro entusiasmo. Visione dopo visione. E vi assicuriamo che, così come già è stato per noi , saranno davvero tante, per tutto il resto della vostra vita. Ed è proprio questo il segno di ogni grande musical.

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