La fine di Oak Street, recensione: Dinosauri e periferia anni '80 per un film divertente e spaventoso

Prodotto da J.J. Abrams e diretto dal uno dei registi horror più interessanti degli ultimi anni, La fine di Oak Street, al cinema dal 12 agosto, è un monster movie estremamente divertente e ben realizzato.

Una scena di La fine di Oak Street

Quante volte, specialmente da bambini, dopo aver visto Jurassic Park abbiamo desiderato di poter osservare un dinosauro in carne e ossa? La fascinazione per questi spesso giganteschi animali estinti ci ha accompagnato per tutta la vita, anche se con il passare degli anni ci siamo resi conto di una triste e scomoda verità: se incontrassimo davvero un dinosauro, per un erbivoro saremmo irrilevanti come una formica, mentre per un carnivoro rappresenteremmo poco più di un appetizer da consumare prima del pasto principale.

Fine Oak Street Anne Hathaway
Anne Hathaway nei panni di Denise

La fine di Oak Street parte proprio da questo presupposto, sviluppando una premessa tanto folle quanto geniale: cosa succederebbe se un intero quartiere venisse trasportato attraverso lo spazio e il tempo in un'epoca preistorica dominata da una fauna letale? Scritto, diretto e prodotto da David Robert Mitchell (già regista di It Follows e Under the Silver Lake), questo lungometraggio regala 99 minuti di puro e adrenalinico intrattenimento, senza tregua e senza pietà.

Anni '80 e dinosauri

Siamo negli anni Ottanta e la famiglia Platt vive in un quartiere residenziale nella classica e apparentemente tranquilla periferia americana. Tra feste di quartiere e rapporti di vicinato, la loro vita scorre senza scossoni, anche se le apparenze ingannano. Denise (Anne Hathaway) e Greg (Ewan McGregor) sono infatti una coppia in crisi: lui ha perso il lavoro e consegna pizze per tirare avanti, mentre lei cerca di affermarsi come scrittrice, consumata dall'insoddisfazione per un matrimonio logoro e una vita di facciata.

La Fine Di Oak Street Immagine
Una suggestiva scena del film

Quando un evento inconcepibile sconvolge la routine, ogni equilibrio crolla: l'intero quartiere cade vittima di un anomalo fenomeno cosmico che lo catapulta direttamente nel passato, in un'era dominata dai dinosauri. La sopravvivenza diventa l'unica priorità, mentre marito, moglie e figli cercano disperatamente una via di fuga dall'incubo.

Monster movie, horror e nostalgia: l'intrattenimento allo stato puro

Cosa dire de La fine di Oak Street se non che è uno dei film più divertenti degli ultimi anni? Le carte vanno scoperte subito: nonostante la storia tocchi temi importanti come l'unità familiare, il valore del dialogo e la necessità di fare fronte comune nelle difficoltà, il cuore della pellicola resta il puro intrattenimento.

La Fine Di Oak Street Protagonisti
Anne Hathaway e Ewan McGregor in La fine di Oak Street

Tra citazioni di genere (con un paio di omaggi diretti a Jurassic Park girati con grande maestria) e sequenze d'azione al cardiopalma, la scrittura mantiene la tensione costante. La gestione dei tempi drammatici e d'azione è millimetrica e i colpi di scena riescono a spiazzare lo spettatore, integrando meccanismi tipici dell'horror puro in modo del tutto organico nel flusso narrativo.

La Fine Di Oak Street Anne Hataway
Il personaggio di Denise

L'opera di David Robert Mitchell rientra a pieno titolo nel genere dei monster movie, ma con contaminazioni stilistiche che la rendono estremamente interessante. II design dei dinosauri è tanto spaventoso quanto il più possibile realistico: alcuni di loro hanno le piume (vedere i raptor piumati è la gioia di ogni appassionato di paleontologia), alcuni sono semplicemente feroci, altri incredibilmente mastodontici ma il comune denominatore è uno solo, ovvero la letalità. Perché la domanda che viene da porsi per tutto il film alla fine è una sola: come si sopravvive all'impensabile?

La regia e l'importanza dell'esperienza in sala

Dal punto di vista tecnico, La fine di Oak Street vanta trovate visive di altissimo livello. La scelta delle inquadrature, la composizione dell'immagine e la gestione dei punti di fuoco testimoniano una cura formale rara per produzioni di questo tipo. Per rendere evidente il contrasto tra l'era preistorica e la modernità, il regista e il direttore della fotografia Mike Gioulakis (già firma di alcuni dei migliori horror recenti) contrappongono gli sconfinati spazi aperti alle atmosfere claustrofobiche di case, garage e automobili, restituendo con efficacia il senso di trappola e costrizione che soffoca i protagonisti.

La Fine Di Oak Street Scena
Un momento di tensione de La fine di Oak Street

In quest'ottica, la modalità di visione fa la differenza: La fine di Oak Street è un film concepito per il grande schermo. Girato in parte in IMAX, rende al meglio nelle sale dedicate (che sappiamo essere poche in Italia) o comunque in cinema nei quali poter apprezzare al meglio immagini in buona qualità e un sonoro che è fondamentale per vivere pienamente quel senso di costante allerta e tensione necessario per godere del film. Ovviamente non è obbligatorio, ma è un aspetto che ci sentiamo di consigliare caldamente, in quanto togliere spettacolarità a questa pellicola significa privarla di una parte importante della sua anima. Per il resto non vi resta che prendervi degli snack, una bibita e iniziare a rimpiangere tutte le volte che, da adulti o da bambini, avete desiderato vedere un dinosauro vivo.

Conclusioni

La fine di Oak Street di David Robert Mitchell si presenta come un adrenalinico monster movie che fa del puro intrattenimento e della tensione costante i suoi più grandi punti di forza. Capace di fondere sapientemente il genere fantastico con venature horror ed efficaci omaggi ai classici del settore, la pellicola brilla per un'eccellente cura tecnica: dalla regia ispirata di Mitchell alla fotografia di Mike Gioulakis, fino a un design dei dinosauri spaventoso, accurato e letale. Grazie al suggestivo contrasto visivo tra sconfinati spazi aperti e contesti claustrofobici, unitamente a un lavoro sul sonoro di primaria importanza, l'opera si impone come uno spettacolo travolgente, concepito per dare il meglio di sé e valorizzare appieno la sua carica scenografica sul grande schermo.

Movieplayer.it
3.5/5
Voto medio
4.0/5

Perché ci piace

  • Il Ritmo e l’intrattenimento: 99 minuti di pura adrenalina.
  • La Regia e il comparto visivo.
  • La contaminazione di generi: Un monster movie capace di integrare in modo fluido elementi dell'horror e sentiti omaggi ai classici della cinematografia.

Cosa non va

  • La dipendenza dal grande schermo: Il film è sfacciatamente concepito per la sala (anche se potrebbe non essere necessariamente un male).
  • Le tematiche lasciate in secondo piano.
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