Se cercate una commedia grottesca e cattiva, La festa è finita è ciò che fa per voi. Il film di Antony Cordier offre una variazione sul tema della lotta di classe offrendo uno sguardo impietoso sul ceto benestante francese. Non che vada meglio alla working class. Nessuno esce indenne da questa satira ferocissima che mette in conflitto due nuclei familiari apparentemente antitetici: i ricchi Trousselard, lui avvocato, lei attrice con figlia aspirante attrice al seguito, e gli Azizi, proletari che lavorano come guardiani tuttofare della lussuosa proprietà del Sud della Francia dove i Trousselard sono soliti trascorrere l'estate.
La faida esplosa per futili motivi (per lo più per via dell'insoddisfazione degli Azizi per la mancanza di rispetto dei loro datori di lavoro) si consuma sotto lo sguardo esterrefatto di Mehdi (Sami Outalbali), nuovo fidanzato di Garance Trosselard (Noée Abita) nonché avvocato in erba, anche lui di origine proletaria. Quel che ne segue è un'escalation di dispetti, ricatti e violenza che inchioda lo spettatore alla poltrona. Si ride amaro e si toccano parecchi nervi scoperti in questo film per niente consolatorio.
Due famiglie "mostruose"
La festa è finita poggia su due ingredienti fondamentali: una sceneggiatura ben oliata, che non concede un attimo di respiro allo spettatore, e un cast eccellente. Laurent Lafitte interpreta Philippe Trousselard, avvocato scaltro e opportunista con l'attitudine al comando e il vizio di infiorettare tutti i suoi discorsi di locuzioni latine. Una perfetta Élodie Bouchez interpreta sua moglie Laurence, ex attrice svampita dalle buone intenzioni, ma dallo scarso intelletto.
Sull'altro versante altro troviamo Laure Calamy e Ramzy Bedia, più energici che mai nei panni Nadine e Tony Azizi, sfrontati, rancorosi e non meno opportunisti dei loro datori di lavoro. A fungere da ago della bilancia del conflitto interviene Medhi, che si offre incautamente come mediatore per aiutare le coppie a trovare un accordo vantaggioso per entrambi.
Una satira amorale e politicamente scorretta
Pur non possedendo la genialità né l'inventiva di Parasite, La festa è finita ha molte frecce al suo arco: performance efficaci, un'ambientazione suggestiva, un copione ricco di humor e trovate divertenti. Il soggiorno di Mehdi alla villa dei Trousselard è il MacGuffin necessario per far emergere la pochezza dei ricchi padroni di casa, che si circondano di bellezza per colmare il vuoto pneumatico delle loro anime. A spaventare i Trousselard non è la violenza, ma la minaccia da una causa legale da parte degli Azizi, pagati in nero per sette anni, che rovinerebbe la reputazione di principe del foro di Philippe.
Per giustificare il motivo per cui il marito è restio a offrire uno stage a Mehdi, Laurence, che tra tutti i personaggi è l'unica a conservare un certo candore, spiega al giovane che il suo essere troppo gentile ed educato è considerato un debolezza agli occhi degli squali che popolano il settore. Forti del proprio conto in banca, Philippe e Laurence possono chiedere ai sottoposti di non lavorare a torso nudo anche se si muore di caldo e di non lasciare aloni quando puliscono le finestre. La loro cortesia di facciata nasconde un castello di ipocrisie, pregiudizi e paternalismo che viene smascherato dall'irruenza sfrontata degli Azizi.
Il rifiuto di un finale consolatorio
La festa è finita è un esercizio di crudeltà nei confronti del personaggi, ridicolizzati e sbeffeggiati nella loro piccolezza, ma anche nei confronti dello spettatore, a cui viene negato un finale anche solo vagamente consolatorio. Il film si diverte a destabilizzarci con frasi, ritratti e trovate sottilmente sadiche. Ed è questa la forza della pellicola: lanciare stilettate nei confronti della classe dirigente e della sua ipocrisia senza mai cessare di risultare godibile e divertente.
Impossibile provare empatia nei confronti di personaggi così mostruosi. Lo spettatore non può che assistere passivamente al loro rendersi ridicoli e alle loro scaramucce senza mai provare pena per loro. Questo è il motivo per cui i loro sciagurati comportamenti ci risultano godibili, di fatto stiamo assistendo a un teatrino degli orrori nichilista che si fa beffe della società mettendo il dito nella piaga e denunciando l'insensibilità nei confronti del prossimo oggi imperante. Perché nessuno si salva da solo, ma a giudicare dall'amara conclusione del regista, anche insieme non è che vada molto meglio.
Conclusioni
Come rivela la nostra recensione de La festa è finita, la satira sociale di Antony Cordier riunisce un grande cast per una commedia al veleno ricca di colpi di scena e trovare politicamente scorrette per puntare il dito contro l'ipocrisia del ceto borghese francese. Nessuno si salva in questo film scorretto, ma divertentissimo, dal finale per niente consolatorio.
Perché ci piace
- La cattiveria contenuta nello script.
- Le performance del cast, tutte superlative.
- Il ritmo narrativo elevato e i numerosi colpi di scena.
- La riflessione sulla deriva della società.
Cosa non va
- Gli ingredienti sono tutti giusti e tutto funziona, anche se la storia non è particolarmente originale.
- Manca quel pizzico di verve che avrebbe reso il tutto indimenticabile.