Il sesto capitolo della saga horror di Evil Dead punta alla tensione. In particolare, una scena de La Casa: Il Rogo del Male (al cinema dall'8 luglio) riesce a trasmettere l'ansia cercata dal regista, il francese Sébastien Vaniček. La protagonista, Alice, interpretata da Souheila Yacoub, dopo aver perso il violento marito, si ritrova a tavola con i suoceri e il cognato. La tensione cresce alle stelle, prima di deflagrare irrimediabilmente.
"Quella scena è stata una delle cose più impegnative per me, persino più di qualsiasi sequenza di combattimento", spiega il regista, durante la nostra intervista. "Una sequenza così ha richiesto molto tempo, molta preparazione e uno storyboard accurato. Tendo a fare il montaggio nella mia testa già mentre scrivo, così so esattamente cosa avrò a disposizione: ad esempio, sapevo dove volevo il primo piano o dove mi serviva la ripresa di Alice che ascoltava".
E prosegue, parlando della sequenza cardine de La Casa: Il Rogo del Male, dicendo che "ha richiesto molta pazienza anche da parte degli attori, che hanno dovuto ripetere la scena più e più volte. Volevo catturare i momenti in cui si ascoltavano a vicenda, quindi tenevo la telecamera puntata su qualcuno anche quando non aveva battute. Hanno dovuto ricostruire la scena pezzo per pezzo. È stata una vera combinazione di preparazione, tecnica e pazienza".
La Casa: Il Rogo del Male, dietro le quinte del film con Sébastien Vaniček e Souheila Yacoub
Per uno strano caso Souheila Yacoub, sempre al centro della scena, dopo Le donne al balcone di Noémie Merlant si ritrova a combattere la mascolinità tossica e violenta. L'attrice, che incontriamo via Zoom spiega a che è "fantastico realizzare questo genere di pellicole. Il motivo per cui le amo è che affrontano un argomento così importante in modo splendido, creativo e persino divertente. Che si tratti di Le donne al balcone o di Evil Dead, entrambi mostrano una grande creatività nel trattare questo enorme problema che ci affligge, ma usando i toni del genere e del burlesco".
Spostando l'attenzione sui Deadites, Sébastien Vaniček spiega che "rappresentano i nostri cari. Nel momento in cui dai il tuo amore a qualcuno, quando crei un legame o una relazione, è proprio lì che le persone possono trasformarsi in Deadites. La cosa interessante di questi mostri è che sono estremamente intelligenti: conoscono i tuoi segreti e le tue debolezze. Quando ami qualcuno - che sia tua madre, tuo padre, tuo figlio o tuo marito - quella persona conosce i tuoi fallimenti e potrebbe sfruttarli a proprio vantaggio. In La Casa: Il Rogo del Male succede proprio questo: le persone che ami iniziano a giocare con i tuoi punti deboli e a torturarti. Non sto dicendo che i nostri cari siano dei mostri, ma che hanno il potenziale per diventarlo. È il grande dilemma dell'umanità: cosa fai con le fragilità che gli altri ti consegnano?".
Il senso della paura, oggi
Ovviamente terrificanti, i Deadites che hanno accompagnato la saga fin dal primo capitolo targato Sam Raimi non possono nulla contro la vera paura che attanaglia il regista. "Cosa mi fa paura? Il tempo. È un concetto così soggettivo che non riusciamo nemmeno a comprenderlo o a descriverlo", confida. "La gente spesso dice di aver paura della morte, ma la vita è molto più complessa e strana della morte, perché è piena di incognite, mentre la morte in fondo è solo tempo che si ferma. Per me, Interstellar è un film horror colossale, perché quello che accade lì dentro mi terrorizza profondamente".
Dall'altra parte, la più grande paura di Souheila Yacoub sono invece "le ossa rotte! Se guardo un film horror in cui ci sono scene di fratture, non ce la faccio. Solo sentir pronunciare la parola "osso rotto" mi fa star male. Ho una fobia tremenda per le fratture..."